Si infittisce il giallo urbanistico legato all’area dell’ex ospedale di via Fratelli Arpe a Santa Margherita ligure. Mentre si attende la sentenza del TAR, i cittadini ricorrenti hanno portato alla luce “nuove carte” che potrebbero rimettere in discussione l’intero progetto di riconversione.
Il nodo geologico: «Impossibile scavare sotto la quota zero»
Secondo quanto emerso dall’analisi dei documenti originali degli anni Sessanta, firmati dall’architetto Cesare Bottaro e dall’ingegner Adriano Bagnasco, l’area presenterebbe criticità strutturali insuperabili. L’Osservatorio sottolinea come il progetto dell’epoca prevedesse inizialmente solo 4 piani, compensati poi da un quinto in deroga proprio perché era impossibile realizzare volumi interrati:
«Il motivo è da attribuirsi alla natura del sedime in larga misura roccioso e percorso da numerosi corsi d’acqua sotterranei».
L’allarme dei residenti è chiaro: deviare o bloccare questi flussi per costruire decine di metri di parcheggi interrati, come previsto oggi, potrebbe «causare danni inimmaginabili alle abitazioni della zona». Non a caso, nel vecchio nosocomio, tutti i servizi tecnici erano stati collocati al piano terra invece che nei fondi.
Tensioni sulle imprese e appello al Comune
Oltre al rischio idrogeologico, l’Osservatorio manifesta “inquietudine” per i continui cambi societari nell’area. Viene segnalata una «preoccupante catena di imprese» che si sarebbero avvicendate senza esibire i necessari documenti di regolarità agli uffici comunali.
I cittadini pongono ora una serie di quesiti diretti all’amministrazione comunale:
«Cosa sta facendo l’Amministrazione per vigilare su questi inquietanti ed ansiogeni segnali? Come intende dar seguito alla propria posizione ostativa a tale scempio?»
Il riferimento è all’estate 2020 quando, allora all’opposizione, gli attuali amministratori chiesero l’annullamento in autotutela della delibera che diede il via libera a quello che oggi viene definito uno «sciagurato progetto».
Verso il dialogo
Nonostante i toni duri, i ricorrenti riconoscono alla giunta una «apprezzata via di disponibilità al dialogo con i cittadini», invitando le autorità a fornire risposte pubbliche, magari anche attraverso la pagina Facebook creata appositamente dal gruppo di residenti (“Osservatorio per la tutela dell’equilibrio della città”) per monitorare quello che definiscono un potenziale disastro idrogeologico e paesaggistico.