Il progetto di trasformazione urbanistica dell’area “ex ospedale” in via Fratelli Arpe a Santa Margherita Ligure continua a far discutere. A sollevare nuovi, pesanti dubbi è l’Osservatorio per la tutela dell’equilibrio della città, il comitato spontaneo che sta seguendo da vicino i ricorsi al TAR e che ora punta il dito su due criticità giudicate insostenibili per il territorio.
Il nodo viabilità: due anni di caos
Secondo l’analisi dell’Osservatorio, il primo impatto critico riguarderebbe la sosta: l’apertura del cantiere porterebbe all’immediata cancellazione di 120 posti auto e 20 posti moto. Una perdita secca che andrebbe a colpire una zona già satura.
Ma la preoccupazione maggiore riguarda i tempi lunghi dei lavori. Il comitato evidenzia come lo smaltimento dei detriti e il successivo arrivo dei materiali edili rischi di paralizzare per almeno due anni la viabilità cittadina e il collegamento verso Rapallo e il casello autostradale. Un tema, questo, che ha già innescato un acceso dibattito online, coinvolgendo non solo i residenti di Santa Margherita ma anche quelli della città limitrofa.
Le “spade di Damocle” legali e le richieste di risarcimento
L’aspetto più spinoso sollevato dall’Osservatorio riguarda però i contenziosi storici che gravano sull’area, passata di mano a fine 2024 dalla società “Il Mondo Srl” alla “Cobalto 3 Spv Srl”. Secondo i documenti recuperati dal comitato, il nuovo acquirente potrebbe trovarsi di fronte a richieste di indennizzo milionarie.
L’area fu infatti donata all’ASL 4 dai Pii Istituti Riuniti con il vincolo preciso della destinazione socio-sanitaria. L’Osservatorio cita una nota del 6 giugno 2011, firmata dall’allora presidente Emanuele Cozzio, in cui si specifica che, in caso di cambio di destinazione d’uso (residenziale o commerciale), cadrebbero i presupposti per la cessione gratuita: in tal caso, la proprietà dovrebbe essere pagata ai Pii Istituti ai valori di mercato attuali.
A ciò si aggiunge la questione della “donazione modale” del 1997: il Comune di Santa Margherita erogò all’epoca un miliardo di vecchie lire all’ASL, sempre con il patto che l’edificio rimanesse una struttura sanitaria.
Il rischio per l’acquirente
La tesi dell’Osservatorio è chiara: oltre alle numerose pendenze legali già in corso, il nuovo proprietario rischia di dover affrontare pesanti risarcimenti e la restituzione dei vecchi finanziamenti pubblici.
Per chi volesse approfondire, l’Osservatorio ha reso disponibili i documenti e ulteriori dettagli sulla propria pagina Facebook ufficiale, invitando la cittadinanza a prendere coscienza dei rischi legati a quello che viene definito un “progetto disastroso” per l’equilibrio della città.