Maxi operazione antimafia su scala nazionale, con un significativo sviluppo anche in Liguria. All’alba di ieri, martedì 10 febbraio, oltre 250 militari dell’Arma dei carabinieri sono stati impegnati nell’operazione ”Last Delivery”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica dell’Aquila.
I Carabinieri della locale compagnia, con il supporto degli artificieri antisabotaggio, hanno arrestato un 51enne sequestrando oltre 5 kg di materiale esplosivo, un taser da 80mila volt, una bomboletta contenente gas Cs e un pugnale bifilare
L’indagine, condotta dalla compagnia carabinieri di Penne con il supporto del comando provinciale di Pescara e la collaborazione di numerosi comandi territoriali, tra cui Genova, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari personali nei confronti di 7 soggetti, ritenuti gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
Cinque sono stati condotti in carcere, due posti agli arresti domiciliari. Contestualmente sono state eseguite 24 perquisizioni domiciliari in diverse regioni italiane. A Chiavari i carabinieri della locale compagnia, con il supporto degli artificieri antisabotaggio, hanno arrestato un 51enne, sequestrando oltre 5 kg di materiale esplosivo, un taser da 80mila volt, una bomboletta contenente gas Cs e un pugnale bifilare. L’uomo è risultato essere incensurato, il pm di turno lo ha rimesso in libertà ma è indagato nell’abito della maxi inchiesta: deve rispondere delle accuse legate allo smercio dell’esplosivo, non della droga
L’attività investigativa, avviata nel maggio 2024 ma ricostruita fino al 2021, ha consentito di delineare l’esistenza di un sodalizio stabile e strutturato, attivo principalmente tra Montesilvano e Penne e dedito al traffico e allo spaccio di cocaina e hashish. Al vertice vi sarebbe stato un soggetto residente a Montesilvano, affiancato da un referente per la zona di Penne che, pur sottoposto agli arresti domiciliari, avrebbe continuato a coordinare le attività di spaccio attraverso una rete ristretta e fidata, occupandosi anche dell’occultamento della droga per sottrarla ai controlli. Le indagini hanno inoltre accertato l’estensione dell’attività illecita all’interno della Casa circondariale di Pescara, dove lo spaccio sarebbe stato gestito grazie all’introduzione clandestina di telefoni cellulari utilizzati per mantenere contatti costanti tra detenuti e sodali in libertà, anche tramite videochiamate intercettate dagli investigatori. Le dosi, denominate in gergo ”magliette”, sarebbero state introdotte durante i colloqui con l’ausilio di complici.