cronaca

Ritrovato il relitto del peschereccio Acquario

Individuato a tre miglia nautiche dal punto del naufragio, avvenuto il 2 febbraio

Ritrovato il relitto del peschereccio Acquario

È stato individuato a tre miglia nautiche dal punto del naufragio il relitto dell’Acquario, il peschereccio che lo scorso 2 febbraio si è inabissato portando con sé il suo comandante, Dhib Zouahier ben Alì per tutti semplicemente “Michele”. A compiere la scoperta, a ben 385 metri di profondità, è stata la nave spagnola Artabro, un gigante di 90 metri arrivato per la prima volta in Italia per conto dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima, con il coordinamento della Capitaneria di Porto di Santa.

Il ritrovamento questa mattina

 

Le operazioni di ricerca, scattate nel pomeriggio di ieri, lunedì 23 febbraio, si sono concluse alle prime luci dell’alba, verso le ore 6, grazie all’impiego di tecnologie sofisticate come sonar, droni subacquei e un potente ecoscandaglio tridimensionale.

Il sonar inizialmente ha individuato inizilamente la posizione del relitto: le operazioni di ricerca sul fondale sono state poi eseguite con uno speciale drone subacqueo e coordinate dalla Guardia Costiera di Santa Margherita Ligure guidata dal comandante Donato Florio, non hanno tuttavia consentito di trovare il corpo del pescatore.

Il relitto per via del groviglio di legname, motore e reti non potrà essere recuperato e rimarrà sul fondale a 385 metri di profondità, segnalato all’Istituto Idrografico della Marina.

La tragedia il 2 febbraio

La tragedia di Santa si è consumata lo scorso 2 febbraio. Secondo le  ricostruzioni, l’imbarcazione avrebbe iniziato a imbarcare acqua rapidamente, forse a causa di una falla o di un’improvvisa avaria strutturale ancora in fase di accertamento. In quegli istanti concitati, il comandante “Michele” è rimasto al suo posto fino alla fine, ignorando i disperati appelli dei soccorritori. È scomparso tra i flutti nel tentativo estremo di salvare quel peschereccio che non era solo un lavoro, ma il simbolo di una vita di sacrifici e l’unico sostentamento per la sua famiglia.

Mentre il capitano restava a bordo, il giovane marinaio di equipaggio è riuscito a salvarsi seguendo l’istinto di sopravvivenza: dopo essersi gettato in mare, è stato tratto in salvo da un rimorchiatore in transito. Quest’ultimo ha ora deciso di intentare una causa per il risarcimento dei danni derivanti dal naufragio.

Il corpo di Dhib Zouahier ben Alì, invece, non è mai stato restituito dal mare.