Lo spettacolo

Per “Obiettivo Creatività” a Chiavari arriva “Il fu Mattia Pascal”

Venerdì 20 marzo, alle 21, all’auditorium San Francesco

Per “Obiettivo Creatività” a Chiavari arriva “Il fu Mattia Pascal”

Prosegue, a Chiavari, la rassegna Obiettivo Creatività promossa da Lunaria Teatro, con il sostegno del Comune, per la valorizzazione del complesso di Capoborgo: venerdì 20 marzo alle 21, all’auditorium San Francesco, la compagnia diretta da Daniela Ardini, che di questo spettacolo firma anche la regia, mette in scena l’opera forse più nota di Luigi Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”, proponendo al pubblico uno studio in anteprima dello spettacolo che verrà presentato prossimamente nell’ambito della 29ª edizione del “Festival in una notte d’estate” a Genova, in piazza San Matteo.

Il fu Mattia Pascal a Chiavari

Protagonista assoluto e interprete di tutti i personaggi, attraverso un sapiente uso delle maschere, è Pietro Montandon (nella foto). La scelta di realizzare un adattamento del romanzo pirandelliano per un attore solo approfondisce il tema dell’identità grazie ad una scrittura scenica che segue il percorso di autoanalisi fatto dal protagonista, andando a ritroso per ri-raccontare la sua vicenda. L’uso di maschere renderà visivo il contenuto filosofico dell’opera: l’assunto pirandelliano «imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti» verrà in essere.

Pietro Montandon – per lunghi anni interprete nella compagnia Mummenshanz e sempre con Lunaria Teatro già straordinario interprete di Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri – usa le maschere per evidenziare la forte componente ironica della situazione inventata da Pirandello. Le scenografie, realizzate dal compianto Giorgio Panni e da Giacomo Rigalza, insieme ai costumi di Maria Angela Cerruti, aiutano a calibrare l’umorismo tragico della interpretazione di Montandon e della regia.

“Il fu Mattia Pascal” sarà replicato anche sabato 21 e domenica 22 marzo a Genova, al Teatro Instabile di via Cecchi, nell’ambito della parallela rassegna “Lunaria a Levante”.

I prossimi appuntamenti della rassegna

A concludere questa edizione di “Obiettivo Creatività” sarà invece, sabato 28 marzo, “Il circo capovolto”, che Andrea Lupo dirige ed interpreta ispirandosi all’omonimo romanzo di Milena Magnani. Anche in questo caso si tratta di uno spettacolo applaudito dalla critica, alla luce dei riconoscimenti ottenuti ai Fringe Festival di Roma e Catania, al Palio Ermo Colle e al Premio Mauro Rostagno. Ad essere raccontate sono due storie parallele ma strettamente intrecciate, quella di Branko e quella del nonno Nap’apò, due generazioni di rom un’Europa in cui le etnie nomadi hanno vissuto e ancora conducono vite separate, a parte.

Prezzi

Biglietto unico 5 euro e l’incasso verrà devoluto al Comune di Chiavari per azioni di pubblica utilità.

 

Lo spettacolo

 

Il Fu Mattia Pascal apparve dapprima a puntate sulla rivista “Nuova Antologia” nel 1904 e fu pubblicato in volume nello stesso anno. Fu il primo grande successo di Pirandello, scritto in un momento difficile della sua vita. Nel 1903 incontrò grossi problemi economici e la salute mentale di sua moglie donna, già fragile, collassò. La convivenza con Maria Antonietta, sprofondata nella follia e patologicamente gelosa, divenne per lo scrittore un tormento. In questo è possibile vedere il germe della concezione pirandelliana dell’istituto familiare, considerato come una “trappola” soffocante.

Il romanzo funge da modello, sia da un punto di vista narrativo che tematico, per la letteratura italiana del nuovo secolo. Nuova, nel panorama italiano, è la figura dell’antieroe, trattandosi del primo prototipo di personaggio inetto. L’originalità strutturale e stilistica consiste nel racconto retrospettivo (quando la storia viene raccontata, i fatti sono già accaduti), condotto in prima persona in una sorta di lungo monologo: Mattia Pascal è sia il narratore che rievoca i fatti con lo sguardo distaccato di chi ha ormai assistito alla conclusione della storia, sia il protagonista, travolto dalla storia stessa.

 

La regia di Daniela Ardini

La scelta di realizzare un adattamento del romanzo pirandelliano per un attore solo approfondisce il tema dell’identità grazie ad una scrittura scenica che segue il percorso di “autoanalisi” fatto dal protagonista, andando a ritroso per ri-raccontare la sua vicenda. L’uso di maschere renderà visivo il contenuto filosofico dell’opera: l’assunto pirandelliano imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti verrà in essere.

L’attore Pietro Montandon (per lunghi anni interprete nella compagnia Mummenshanz, con Lunaria Teatro straordinario interprete di Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri) usa le maschere per evidenziare la forte componente ironica della situazione inventata da Pirandello. Le scenografie (di Giorgio Panni e Giacomo Rigalza) e i costumi (di Maria Angela Cerruti) aiutano a calibrare l’umorismo tragico della interpretazione di Montandon e della regia.

 

La critica

Interpretando sia il personaggio di Mattia Pascal/Adriano Meis, che Montandon porta in scena offrendo la sua stessa fisionomia e postura, sia gli altri personaggi, l’attore catanese offre una prova nel complesso maiuscola. Grazie alla modulazione del timbro vocale, alla studiata composizione dei gesti e del movimento corporeo, prima ancora che alla maschera calata sul viso, l’attore catalizza l’attenzione e le emozioni del pubblico.

In questo modo la recitazione ha come tratto caratteristico la trasmissione delle forti emozioni e l’umorismo che danno vita a Il fu Mattia Pascal, mantenendo la vitalità del testo pirandelliano e districandone quelli che sono gli aspetti psicologici meno immediati.