La Liguria piange il suo ultimo grande poeta del mare, ma il cordoglio corre rapido lungo tutta la costa del Levante e risale le valli dell’entroterra. Gino Paoli, mancato oggi a 91 anni, non era solo la “scuola genovese”, è stato l’interprete di una Liguria vera, capace di trasformare il silenzio dei suoi paesaggi in successi senza tempo. Con lui scompare l’ultimo legame vivente con la grande stagione dei cantautori liguri.
Il forte legame con la nostra terra
Un legame, quello con il nostro comprensorio, testimoniato da episodi che raccontano la stima del territorio per l’artista.
Dalle partecipazioni al Premio Andersen di Sestri Levante, dove amava contemplare la Baia del Silenzio, fino alle storiche serate al Covo di Nord-Est di Santa Margherita, Paoli ha vissuto il Tigullio non da turista, ma da figlio di questa terra.
Resta scolpita nella memoria la premiazione avvenuta a Nervi, quando i sindaci del Levante e i rappresentanti della Val Fontanabuona consegnarono a Paoli il Premio Tigullio Expo Fontabuona 2013 per il film “Una canzone per il paradiso”, realizzato con l’amico di sempre, don Andrea Gallo. Quell’evento divenne un piccolo “caso” locale: alla vigilia della cerimonia, ignoti si introdussero negli uffici del Parco Esposizioni di San Colombano Certenoli, rubando l’opera d’arte originale dello scultore ungherese Berszenyi Balasz destinata al cantautore. Ma la reazione del territorio fu immediata e autentica, proprio come lo spirito di Paoli: all’artista venne consegnata una creazione sostitutiva in ardesia della Fontanabuona, insieme a un omaggio delle storiche Tessiture Demartini di Lorsica.
In quell’occasione, Paoli promise di tornare presto in Valle per ricevere la nuova opera dello scultore, suggellando un rapporto di rispetto reciproco con la gente dell’entroterra.
“Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, ha dichiarato la famiglia Paoli in una nota in cui chiede la massima riservatezza.
Con la sua scomparsa cala il sipario sulla Scuola Genovese, quel movimento d’avanguardia che, insieme a nomi come Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi e Umberto Bindi, ha riscritto le regole della canzone d’autore italiana tra gli anni ’50 e ’60.
Paoli non è stato solo un interprete, ma l’innovatore che ha portato il linguaggio del quotidiano nella musica leggera. Brani come “Il cielo in una stanza” e “La gatta” hanno segnato una rottura netta con il passato, introducendo un realismo e una profondità psicologica fino ad allora sconosciuti. La sua produzione ha attraversato i decenni con successi monumentali come “Sapore di sale”, “Senza fine” e “Che cosa c’è”, pezzi che hanno trasformato la cultura ligure in un patrimonio condiviso da intere generazioni.
Il cordoglio della Regione Liguria
“La scomparsa di un artista del calibro Gino Paoli non può che lasciare un vuoto indelebile nel panorama musicale. Se ne va uno dei più grandi cantautori italiani, un pilastro che con le sue note ha portato l’immagine di Genova e della Liguria in Italia e nel mondo. Paoli lascia dietro di sé un’eredità immensa di arte, musica, poesia e cultura che sarà per sempre capace di parlare ai cuori di tutti noi. In questo giorno triste ci stringiamo ai suoi cari, alla sua famiglia e ai suoi amici”.
Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, commentando la notizia della scomparsa del cantautore Gino Paoli. Nel 2022 l’artista era stato insignito con la “Croce di San Giorgio”, onorificenza istituita da Regione Liguria.
“Ci lascia un pezzo di storia della musica italiana, capace di regalarci emozioni ‘senza fine’ – aggiunge la vicepresidente e assessore alla Cultura Simona Ferro-. Con la sua musica originale e autentica, Gino Paoli ha incarnato l’anima più profonda del cantautorato italiano, tanto apprezzato in patria come nel mondo. La sua voce e la sua poesia rimarranno per sempre nei nostri cuori, insieme all’amore sincero che nutriva per Genova e la Liguria, la terra che accolse la sua famiglia e a cui rimase legato per tutta la vita”.