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Carannante: «Sulla vendita dei gioielli del lascito Gaffoglio l’amministrazione di Rapallo smentisce sé stessa»

L'affondo del consigliere comunale di opposizione

Carannante: «Sulla vendita dei gioielli del lascito Gaffoglio l’amministrazione di Rapallo smentisce sé stessa»

Vendita dei gioielli del lascito Gaffoglio, a Rapallo arriva l’affondo del consigliere comunale di opposizione Andrea Carannante.

Il punto del consigliere Carannante

«C’è un fatto che non si può aggirare: sulla vendita dei gioielli del lascito Gaffoglio, è la stessa amministrazione a smentire sé stessa.

Con la Delibera di Giunta n. 409 del 14 novembre 2025 si era scelta una strada precisa: alienare beni vincolati, donati al Comune con l’obbligo di restare patrimonio della città e destinati alla fruizione pubblica.

Una scelta grave, che ho contestato con una diffida formale, richiamando il vincolo testamentario e il rischio concreto di violare il Codice dei beni culturali.

La risposta? La solita.

L’assessore Mustorgi, nominato e non eletto, che sale in cattedra e spiega che “non conosciamo le norme”.

Poi però arrivano i fatti, quelli veri.

Con la Determina n. 353 del 09/04/2026, il Comune è costretto a fermarsi. Dopo il confronto con la Soprintendenza, dispone un supplemento di indagine e la datazione dei preziosi per verificare l’applicazione dell’art. 12 del D.Lgs. 42/2004.

Tradotto in modo semplice: quei beni non erano affatto liberamente vendibili. E prima di metterli sul mercato bisognava fare esattamente le verifiche che erano state ignorate.

Altro che “non conoscete le norme”.

Qui il problema è opposto: si è deciso prima, senza fare i passaggi obbligatori, e solo dopo si è stati costretti a tornare indietro.

E questo non è un dettaglio tecnico. È un modo di amministrare.

Prima si prova a vendere un patrimonio della città. Poi, quando qualcuno solleva il problema, si minimizza. Infine, arrivano gli atti che obbligano a correggere la rotta.

Non è la prima volta che succede. Ed è sempre lo stesso schema: lezioni prima, smentite dopo.

La realtà è semplice: senza quella diffida, oggi si starebbe andando avanti su una strada sbagliata, con il rischio concreto di perdere beni vincolati per poche decine di migliaia di euro.

Questa non è valorizzazione. È improvvisazione amministrativa.

E quando è la stessa amministrazione a dover tornare sui propri passi, forse il problema non è chi solleva i dubbi.

Il problema è chi parla con sicurezza… senza aver fatto prima le verifiche obbligatorie».