Si è chiusa con la breve replica di un difensore l’ultima udienza del processo sul tragico crollo del Ponte Morandi del 14 agosto 2018, costato la vita a 43 persone. Con i giudici ritirati in camera di consiglio, cresce l’attesa per la lettura del dispositivo fissata oggi, giovedì 16 luglio, alle ore 14:00, che stabilirà le responsabilità dei 57 imputati per i quali la Procura ha chiesto complessivamente quasi 400 anni di reclusione. La richiesta di condanna più severa, pari a 18 anni e sei mesi, è stata formulata nei confronti dell’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci, oggi non presente in un’aula gremita dai difensori, dal procuratore capo Nicola Piacente e da moltissimi familiari delle vittime.
43 vittime
Sono passati quasi 8 anni da quella tragedia. Otto, interminabili anni per tutte le famiglie delle vittime che ancora oggi chiedono verità e giustizia. Tra i destini spezzati quel giorno c’è anche quello di un trentenne del Levante ligure, originario della Colombia e residente a Uscio, in provincia di Genova; Henry Diaz, 30 anni, stava rientrando a casa in auto in direzione del capoluogo dopo aver accompagnato un’amica a Corsico, quando è rimasto tragicamente coinvolto nel crollo della struttura.
Ma riecco l’elenco delle 43 vittime del crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018:
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Luigi Matti Altadonna, 35 anni
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Melissa Artus, 22 anni
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Giovanni Battiloro, 29 anni
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Camilla Bellasio, 12 anni
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Manuele Bellasio, 16 anni
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Francesco Bello, 41 anni
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Matteo Bertonati, 26 anni
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Stella Boccia, 24 anni
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Admir Bokrina, 32 anni
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Giovanna Bottaro, 43 anni
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Elisa Bozzo, 34 anni
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Alessandro Campora, 55 anni
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Juan Ruben Figueroa Carrasco, 68 anni
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Bruno Casagrande, 35 anni
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Cristian Cecala, 43 anni
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Dawna Munroe, 43 anni
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Kristal Cecala, 9 anni
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Andrea Cerulli, 48 anni
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Henry Diaz, 30 anni
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Marjus Djerri, 28 anni
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Giorgio Donaggio, 57 anni
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Gerardo Esposito, 26 anni
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Nathan Gusman, 20 anni
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Nemati Alizè Plaze, 20 anni
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Ersilia Piccinino, 41 anni
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Claudia Possetti, 48 anni
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William Pouzadoux, 22 anni
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Alessandro Robotti, 50 anni
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Roberto Robbiano, 44 anni
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Samuele Robbiano, 9 anni
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Gennaro Sarnataro, 43 anni
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Antonio Stanzione, 29 anni
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Mirko Vicini, 31 anni
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Andrea Vittone, 49 anni
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Angela Zerilli, 58 anni
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Marta Danisi, 29 anni
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Alberto Fanfani, 32 anni
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Carlos Jesus Eraso Trujillo, 27 anni
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Juan Carlos Pastenes, 64 anni
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Leyla Nora Rivera Castillo, 47 anni
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Adeline Mouilleseaux, 22 anni
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Axel Place, 19 anni
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Marian Rosca, 36 anni
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La lettera di scuse di Autostrade
Intanto, Autostrade dopo anni ha rotto il silenzio alla vigilia del processo chiedendo scusa. Una lettera che non è stata gradita dai parenti delle 43 persone morte otto anni fa.
“Credo che neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno”, la risposta di Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime. “In queste ore – le parole di Giana – siamo in attesa della sentenza di primo grado con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari, i cittadini genovesi e tutti gli italiani. Dopo il crollo continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo”.
Quella diffusa è anche una lettera per prendere le distanze dalla vecchia dirigenza:
“Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale”.
Le parole dell’ad di Autostrade:
“In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani.Tutti noi ricordiamo, come fosse oggi, quella mattina del 14 agosto 2018.Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova.In quegli istanti il pensiero di tutti correva alle vittime innocenti, alle loro famiglie irreparabilmente distrutte, ai feriti assistiti da eroici soccorritori.Nel tempo che seguì il crollo del Ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità.Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità.Autostrade per l’Italia preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori.Rompiamo il silenzio dunque.Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”.