Lavagna

Porto turistico di Lavagna, Roberto Formigoni fa ricorso in Cassazione

Dopo la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha respinto l'appello contro la procedura di affidamento della concessione

Porto turistico di Lavagna, Roberto Formigoni fa ricorso in Cassazione

Dopo la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha respinto l’appello contro la procedura di affidamento della concessione, il presidente dell’associazione Marina d’Europa Roberto Formigoni e l’imprenditore Roberto D’Alesio hanno deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione.

Dopo la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha respinto l’appello contro la procedura di affidamento della concessione

Lo ha annunciato la stessa associazione:

“La nuova iniziativa giudiziaria punta a spostare il confronto davanti alla Suprema Corte nella convinzione che il pronunciamento del Consiglio di Stato presenti errori di diritto in particolare il ricorso al projet Financing e il ruolo attribuito al promotore originario della operazione. Le questioni poste nel ricorso toccano temi di carattere  generale: il rapporto con il diritto Europeo, i limiti del diritto di prelazione del promotore, il rispetto  dei principi  di trasparenza, parità di trattamento e l’effettiva  apertura del mercato alla concorrenza”.

“L’Associazione Marina d’Europa e Roberto d’Alesio – spiega Formigoni – hanno fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto l’appello da noi presentato. Infatti il Consiglio di Stato ha erroneamente ritenuto di non prendere in esame le censure di merito da noi segnalate relative alla palese violazione del diritto euro comunitario. Così facendo il Consiglio di Stato ha ignorato l’incompatibilità della procedura in project financing con i principi eurocomunitari di trasparenza, concorrenza e parità di trattamento, e ha altresì ignorato la normativa comunitaria sul diritto di prelazione del promotore, normativa recentemente rafforzata dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea con pronuncia del 5 febbraio 2026. Il Consiglio di Stato avrebbe dovuto pronunciarsi sulla incompatibilità dell’articolo 29 del disciplinare di gara con la direttiva dell’Unione europea e con i principi di concorrenza, trasparenza e parità di trattamento.  Infatti la procedura di gara é stata interamente costruita sul progetto del promotore F2i, assunto come base vincolante di gara, con pregiudizio della possibilità di altri concorrenti di proporre soluzioni alternative o anche solo migliorative. Per questi motivi, e per altri presenti nel nostro ricorso, siamo ragionevolmente convinti che il nostro ricorso – conclude l’ex presidente di Regione Lombardia – sarà accolto dalla Cassazione”.