In occasione del 65° anniversario dalla fondazione del Panathlon Club Chiavari Tigullio, il presidente Fabrizio Pagliettini ha voluto rivolgere un’intensa lettera aperta a tutti gli sportivi, ai dirigenti, agli appassionati e all’intera comunità del Tigullio. Un messaggio accorato che non celebra soltanto un traguardo storico, ma rilancia con forza la missione educativa dello sport come strumento per trasmettere rispetto, lealtà e valori alle nuove generazioni.
“In un momento storico particolare, dove si parla di guerra con pericolosa leggerezza, dove la parola rispetto sembra sparita dal vocabolario – scrive Pagliettini -. dove sembra abbia ragione chi alza la voce più degli altri o chi è più aggressivo, sento forte il dovere di evidenziare l’importanza dello sport e dei suoi valori nella disperata difesa del buono che c’è nell’essere umano. La forza delle parole, se unita a fatti ed esempi silenziosi ma efficaci, penso possa aiutare a migliorare la crescita dei nostri giovani, bersagliati da messaggi a dir poco pericolosi. La scena di domenica sugli spalti di Torino nel momento del ricordo di Sandro Mazzola, è quanto di peggio si possa vedere ad uno spettacolo sportivo. A questo è proprio lo sport che si deve pacificamente ribellare e in particolare il Panathlon ha il dovere di fare sentire la sua voce”.
La lettera integrale
“Quest’anno il Panathlon Club Chiavari Tigullio compie 65 anni. È un traguardo importante, che ci riempie di orgoglio, ma che non vogliamo vivere come un punto di arrivo. Al contrario: vogliamo che rappresenti un nuovo punto di partenza.
Lo dico con grande sincerità e con il cuore in mano: il nostro Club è vivo, è motivato, ha entusiasmo e ha ancora tanti obiettivi da raggiungere. Ma per farlo ha bisogno di tutti coloro che credono nello sport come strumento di crescita e di educazione.
Il Panathlon non è soltanto un’associazione che celebra lo sport o che organizza incontri con grandi campioni. La nostra missione è molto più profonda.
Noi crediamo che la parola che riassume davvero i valori dello sport sia “rispetto”: rispetto di se stessi, dell’avversario, delle regole, dell’impegno e del percorso necessario per raggiungere un risultato.
E questo vale molto più di una medaglia.Perché lo sport insegna a perdere e a rialzarsi, a conquistare ciò che si desidera attraverso la fatica, a conoscere i propri limiti e a provare a superarli. Insegna che l’avversario non è un nemico, che una regola non è un ostacolo da aggirare e che il risultato non può essere l’unico parametro attraverso il quale misurare una persona.
Insegna a rispettare l’arbitro, ad avere rispetto del ruolo. Mi sembra che siano evidenti nel nostro quotidiano i tanti esempi di mancanza di rispetto verso le istituzioni, gli oltraggi a pubblico ufficiale; ecco penso che niente come lo sport possa aiutare la famiglia e la scuola a rendere migliori i ragazzi di oggi, a formarli e aiutarli a crescere con lo spirito giusto per vivere nella collettività.
Sono insegnamenti di vita, abbiamo il dovere di amplificarli. Troppo spesso si parla e si promuove l’indifferenza, la rabbia, la violenza. E’ il momento di rispondere con esempi positivi. Voltare le spalle al ricordo di un grande sportivo, di un Uomo è, per esempio, quanto di peggio si possa vedere in uno stadio. Lo sport nei suoi protagonisti deve stigmatizzare questi episodi e rispondere sul campo, con un comportamento esemplare.Mai come oggi credo che i nostri giovani abbiano bisogno di esempi, di guide, di adulti capaci di indicare loro una direzione. Prima ancora che sportivi, dobbiamo aiutarli a diventare Uomini e Donne di domani.
Viviamo un periodo storico nel quale troppo spesso sembrano prevalere la furbizia sulla correttezza, il desiderio di primeggiare a qualsiasi costo sul rispetto, l’aspettativa di ottenere tutto subito sulla cultura del sacrificio e della preparazione.
Non possiamo limitarci a lamentarci.
Stare fermi a guardare non serve a nulla.Personalmente, come tanti, sono profondamente amareggiato e spesso preoccupato da come viene vissuta la quotidianità sociale e politica nel nostro Paese. Ma proprio per questo penso che ciascuno di noi debba chiedersi cosa può fare concretamente, nel proprio piccolo, per cambiare le cose.
Lo sport, quello vero, quello che si distingue, può certamente risultare determinante.
Lo sport è un’arma pacifica straordinaria.
Chi ha avuto la fortuna di praticarlo, di viverlo, di ricevere da esso insegnamenti importanti, dovrebbe sentire dentro di sé il desiderio di restituire qualcosa. Mettersi a disposizione degli altri, raccontare la propria esperienza, testimoniare che esistono ancora valori per i quali vale la pena impegnarsi.
È questa la strada che vogliamo percorrere con il nostro Club.Sono molto soddisfatto dell’atmosfera che si respira nel Panathlon Chiavari Tigullio: l’amicizia che ci unisce, il piacere di stare insieme, il sorriso, la passione e la voglia di costruire iniziative che abbiano un significato.
Abbiamo avuto il privilegio di portare sul nostro territorio personalità straordinarie dello sport come Alessio Tacchinardi, Paolo De Chiesa, Vittorio Podestà, Marta Cantero, Francesco Moser e tanti altri. Sono incontri che ci arricchiscono e che ci piace condividere con il territorio.
Ma vorrei che, fra molti anni, il nostro Club non fosse ricordato soltanto per aver portato a Chiavari grandi nomi e grandi storie dello sport.
Vorrei che fosse ricordato soprattutto per aver lasciato qualcosa ai giovani del Tigullio.Per aver portato messaggi positivi nelle scuole, nei centri di aggregazione, nelle associazioni sportive. Per aver contribuito a far capire a qualche ragazzo o a qualche ragazza che il rispetto, la disciplina, la fatica, l’amicizia e la lealtà non sono parole del passato, ma strumenti straordinariamente moderni per costruire il proprio futuro.
Per questo sono convinto che dobbiamo fare di più.
E soprattutto dobbiamo allargare la nostra rete.Il Panathlon è un’associazione accessibile, aperta, senza barriere. La quota associativa è contenuta e, sostanzialmente, ci consente appena di sostenere le conviviali e le attività che organizziamo. In cambio, però, offre qualcosa che non è quantificabile economicamente: la possibilità di vivere esperienze umane autentiche, incontrare persone straordinarie, creare amicizie e sentirsi parte di un progetto, sentirsi di aiuto alla collettività.
Per questo rivolgo un appello molto semplice ai dirigenti sportivi, agli atleti, agli ex atleti, agli allenatori, agli appassionati e a tutti coloro che sentono propri questi valori:
venite a conoscerci. Partecipate a un nostro evento. Venite a respirare l’atmosfera del nostro Club. Conoscete le persone che ne fanno parte.
Troverete un ambiente amichevole, sportivo, sorridente e motivato. E, magari, scoprirete che anche voi avete qualcosa da dare.
Perché il Panathlon non ha bisogno soltanto di soci.
Ha bisogno di persone che abbiano voglia di mettersi in gioco.Abbiamo davanti una sfida importante: trasformare i 65 anni di storia in nuova energia. Portare sempre più persone del mondo dello sport a condividere un progetto che non vuole vivere di ricordi, ma costruire futuro.
E proprio mentre lanciamo questo appello, ci prepariamo a un mese particolarmente intenso che tra breve presenteremo nel dettaglio.
Avremo appuntamenti importanti che per noi però rappresentano soprattutto occasioni per continuare a fare ciò in cui crediamo: mettere lo sport al centro della comunità e utilizzare la sua forza positiva per trasmettere valori.
A 65 anni, dunque, non abbiamo intenzione di sederci a guardare.
Vogliamo scendere ancora in campo.
E chiediamo a chi crede nello sport, nei suoi valori e nella possibilità di lasciare alle nuove generazioni un mondo un po’ migliore di quello che abbiamo trovato, di scendere in campo insieme a noi”.
Fabrizio Pagliettini