Il caso

Trasporti sanitari ASL 4, Ghio: «Necessario rivedere i criteri per le richieste di trasporto»

La vicepresidente del Gruppo PD alla Camera: «Le analisi di budget non possono andare a scapito dei malati»

Trasporti sanitari ASL 4, Ghio: «Necessario rivedere i criteri per le richieste di trasporto»

Trasporti sanitari ASL4, Ghio (PD): «Necessario rivedere i criteri per le richieste di trasporto. Le analisi di budget non possono andare a scapito dei malati».

Il punto di Valentina Ghio

«In questi giorni ho registrato la preoccupazione dei medici di medicina generale e delle pubbliche assistenze per l’indicazione di limitare i trasporti sanitari esclusivamente ad alcune condizioni cliniche. Il rischio che paventano è quello di non poter dare seguito ai bisogni di diagnosi e cura delle persone che non hanno altra possibilità che ricorrere al trasporto sanitario. Così come penso sia irrealistico mettere sulle spalle dei comuni dei territori ulteriori aggravi senza le risorse dedicate. L’esclusione di qualunque altra circostanza, eccetto quelle contenute nel documento inviato dal servizio sanitario, rende di fatto impossibile ricorrere al trasporto sanitario per persone, ad esempio, in percorso post operatorio o post dimissione dal pronto soccorso, con previsione di visite successive entro i 10 giorni e in diverse altre casistiche. Questa impostazione rischia inoltre di non tenere in considerazione la particolarità del territorio, che comprende un distretto sociale fra i più anziani d’Europa, e la progressiva contrazione, nel corso degli anni, del servizio di trasporto pubblico, che rende, specie per i tanti anziani soli che vivono nelle aree interne, sempre più difficoltoso il raggiungimento dei plessi ospedalieri».

Così Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera intervenendo su trasporti sanitari nella Asl 4.

«Concordo sul fatto che, se c’è stato uno sforamento, occorra fare delle analisi per individuarne le cause, ma questo non deve essere a scapito dei cittadini – conclude Ghio -. Sull’incremento dei trasporti ha sicuramente avuto un impatto la chiusura negli anni di diversi ambulatori specialistici, a Sestri Levante ad esempio, e la situazione di alcune agende di prenotazione, con l’invio, anche dei pazienti fragili, in strutture ospedaliere molto lontane dalla loro residenza, oltre all’incremento delle solitudini abitative, di cui la collettività deve farsi carico. Sarebbe quindi ipotizzabile un ragionamento sui trasporti se, parallelamente, si impostassero progetti di incremento dell’assistenza domiciliare, di potenziamento dei servizi diagnostici e ambulatoriali o di follow up per i pazienti cronici. In definitiva credo che lo spettro delle condizioni cliniche e sociosanitarie di difficoltà sia molto più ampio dei criteri restrittivi di autorizzazione al trasporto indicate nella lettera della Asl4. Pertanto, ritengo sia importante rivedere quella casistica, in modo tale che nessuna persona fragile, senza possibilità di trasporto, vada ad incrementare quel dato nazionale allarmante dei 5 milioni di persone che nel nostro Paese rinunciano alle cure».