Scuola

Chiavari, al Liceo Luzzati l’occupazione diventa costruttiva: gli studenti sistemano e decorano la scuola

Dal 2 al 6 novembre una protesta pacifica tra dibattiti, attività formative e lavori di manutenzione. I ragazzi: «Abbiamo dimostrato la nostra maturità, vogliamo continuare a fare la differenza»

Chiavari, al Liceo Luzzati l’occupazione diventa costruttiva: gli studenti sistemano e decorano la scuola
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Nel clima di mobilitazione studentesca che in questi giorni sta interessando diversi istituti superiori di Chiavari, arriva dal Liceo Artistico Luzzati un esempio di protesta pacifica e costruttiva. Gli studenti hanno scelto di trasformare l’occupazione in un’occasione di partecipazione attiva e cura degli spazi scolastici, alternando dibattiti, cineforum e attività culturali a interventi di pulizia, manutenzione e decorazione delle aule. Un’iniziativa portata avanti nel rispetto di chi ha voluto continuare a seguire regolarmente le lezioni e che ha raccolto l’apprezzamento degli insegnanti. A raccontare l’esperienza sono le referenti di plesso Federica Ivaldi e Donatella Sartor, che hanno voluto dare voce ai ragazzi condividendo il comunicato preparato dagli studenti e trasmesso dalla rappresentante d’istituto Enya Moujabbar.

Il Liceo Artistico Statale Emanuele Luzzati, parte del più ampio IIS Luzzati-Deambrosis-Natta, dal 2 al 6 novembre ha vissuto l’esperienza di un’occupazione pacifica, con iniziative formative proposte da studenti e professori: cineforum con dibattito, discussioni su temi di attualità scelti dagli studenti, incontri con sindacalisti, ripristino di aule e servizi, con lavori di manutenzione, migliorie, decorazioni.

A questo si sono aggiunti momenti di svago che hanno unito e fortificato la comunità studentesca, aumentato la nostra coscienza civile e migliorato la nostra comunicazione.

Siamo grati agli studenti che hanno voluto aderire alle attività dell’occupazione e hanno aiutato nell’organizzazione e realizzazione di nuove iniziative senza prendere il tutto come un gioco e anche a quelli che, pur non volendo partecipare, hanno lasciato che ci esprimessimo.

La comunità studentesca ringrazia la Dirigente per la fiducia accordata e il dialogo; il personale ATA, i docenti e i genitori per tutto il supporto fornito; i più scettici per aver consentito questo esperimento.

Ciò che è stato fatto all’interno del Plesso Luzzati ci ha permesso di dar prova della nostra maturità e sta portando cambiamenti tangibili a una scuola che li aspettava da decenni.

Ci auguriamo che questa collaborazione studentesca non si fermi qui, alla fine dell’occupazione, perché possiamo fare di più, per gli studenti futuri e per il nostro stesso futuro: questa idea nasce dal bisogno di una comunità studentesca unita e forte, che riesca a contrastare il senso di impotenza di fronte al futuro che ci viene spesso trasmesso dal mondo degli adulti.

Noi studenti, ritratti come fannulloni dai media, sentiamo il clima teso degli ultimi anni, viviamo le difficoltà delle nostre famiglie, vediamo gli effetti dei tagli che vengono fatti all’istruzione, sappiamo di quelli alla sanità e non riteniamo giusto che questi vadano a favore di guerre che nessuno di noi vuole vivere.

La nostra non vuole essere una protesta fine a se stessa, abbiamo voluto sostenere gli studenti francesi, serbi e albanesi che protestano e manifestano da mesi ormai, abbiamo voluto protestare contro queste scelte del governo e contro chi criminalizza le manifestazioni, anche pacifiche, strumentalizzando le azioni violente di pochi.

Gli studenti che hanno occupato il Liceo Luzzati.

 

La mobilitazione al Luzzati si inserisce in una settimana di proteste che ha coinvolto anche l’Istituto Giannini, con l’occupazione della succursale di via Castagnola il 3 novembre, e il Delpino-Marconi, dove il 5 novembre gli studenti della sede di via Ghio hanno lasciato l’edificio dopo un confronto con il dirigente scolastico. Al Luzzati, invece, la protesta si è distinta per la volontà di coniugare il dissenso con un contributo concreto al miglioramento della scuola.