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Expo, la polemica: "Passerelle politiche mentre prosciugano il Lavagna"

"Occorre trovare una soluzione per garantire lo scorrimento anche in quei 7 km di Lavagna che ogni anno in estate si prosciuga"

Expo, la polemica: "Passerelle politiche mentre prosciugano il Lavagna"
Altro Valli ed entroterra, 24 Agosto 2022 ore 17:38

Intervento polemico della Fi.Ma sulla situazione del torrente Lavagna in secca, alla vigilia dell'inaugurazione di Expo Fontanabuona.

"Saranno giorni di “passerelle politiche” all’EXPO Fontanabuona, immancabile sarà la presenza dei politici di spicco - afferma Umberto Righi, presidente di Fi.Ma. - locali e regionali, destra, centro e sinistra, tutti faranno visita agli stand espositivi dei prodotti tipici locali, artigianali, commerciali e agricoltura floreale, convegni e quanto di interesse per la collettività. Siamo in clima elettorale, si deve votare il Governo italiano, tutti i partiti sono in fibrillazione e a caccia di voti. Per cui farsi vedere in pubblico è determinante, come ascoltare i problemi del territorio e immancabilmente pubblicizzare il programma elettorale. Ma il grave problema prosciugamento del torrente Lavagna che passa di fianco ai capannoni espositivi sarà al centro degli argomenti di Expo o sarà ignorato come accade da decenni. Eppure l’argomento prosciugamento per la valle è importante, e i “politici”, tutti, devono assumersi le responsabilità e risolvere questo problema, con azioni immediate, ascoltando il territorio e i rappresentanti portando a compimento progetti che assicurino lo scorrimento superficiale (DMV), canali by-pass per aggirare il punto di aspirazione, e creare bacini artificiali in valle per le scorte idriche ad uso agricolo e civile.

Oggi della siccità del Lavagna non si parla più, tv e giornali riempiono pagine sui danni causati a proprietà e colture dalla grandinate e vento di qualche giorno fa, ma il prosciugamento del torrente ogni estate mette in ginocchio le attività agricole locali, toglie acqua ai residenti, toglie vita dal fiume. Sono decine di quintali i cadaveri di pesce che restano a marcire nelle pozze, una morte atroce, una agonia lenta senza speranza, infetti e piagati nelle acque calde e putride sino a soffocare inesorabilmente. Anguille, barbi, cavedani, alborelle, cobiti, vaironi, pesci naturali ritenuti autoctoni e meritevoli di tutela e preservazione dalla Direttiva Habitat emessa dalla Comunità Europea nel 1997 e rimarcata dall’attuale Ministero della Transizione Ecologica (ex Ambiente) che impone in tutto il territorio nazionale opportune azioni di tutela gestionale dell’intero ecosistema fluviale, partendo dalle sorgenti sino al mare. Ogni estate del torrente Lavagna resta un serpentone totalmente secco lungo ben 7 km, dalle pompe di Coreglia Ligure sino a Carasco.
Quest’anno la siccità ha messo in crisi tutte le valli, ma per il Lavagna, non è tutta colpa del meteo, ma bensì vi è una precisa causa, il pompaggio dell'acquedotto di Coreglia Ligure che con ben 5 pompe aspira totalmente la falda sotterranea, e prosciuga anche lo scorrimento superficiale, facendolo sprofondare nelle viscere del terreno. Scorrimento superficiale che sino a pochi metri da dette pompe è ben visibile e costante anche in questo periodo di forte siccità. Peccato che i cittadini della riviera di levante, che ricevono tale acqua, non sanno che si bevono anche la "fogna di Gattorna, Cicagna e Monleone......
L’aspirazione in falda è ben superiore a quanto autorizzato (50 litri secondo) se si pensa che sono 5 le pompe in funzione è facile immaginare che in estate si superi almeno tre volte tale soglia. Per cui è logico che lo scorrimento superficiale scompaia risucchiato dalle pompe e intubato nell’acquedotto x Rapallo e Santa Margherita Ligure, quando da monte per la siccità l’afflusso è molto inferiore.
Di seguito il link del video da me realizzato alcune estati fa, dove si vede lo sprofondamento del flusso superficiale, risucchiato in falda dalla forza delle pompe:
https://www.facebook.com/100004479756305/videos/835300853295899/

"Di buon auspicio la corale partecipazione dei Sindaci dei territori confinanti, ma non S. Colombano Certenoli che pur avendo la cittadinanza direttamente danneggiata da tale criticità, la maggioranza di giunta comunale si è astenuta, o meglio ha respinto la proposta di portare il ricorso all’attenzione della Commissione Europea, mentre Carasco, Leivi, Coreglia, Mezzanego, le Associazioni dei Coltivatori Diretti la CIA, le Società pescasportive, Italia Nostra, Gruppo Territorio e Sviluppo, Comitato salviamo la Fontanabuona, tutti voglio la riduzione del pompaggio e adottare misure per prevenire la situazione prosciugamenti attuando progetti per garantire scorte idriche per i periodi siccitosi.
Oggi occorre trovare una soluzione per garantire lo scorrimento superficiale anche in quei 7 km di Lavagna che ogni anno in estate si prosciuga, per cui non si può chiamare evento eccezionale, “ma situazione voluta e del tutto ignorata” dove non muoiono solo tonnellate di pesce, ma l'intero ecosistema collassa. Pensate lo spettacolo osceno, deprimente, che appare agli occhi di chi percorre la ciclabile che da Carasco raggiunge Cicagna e costeggia il torrente compreso i 7 km di deserto maleodorante con alghe putrescenti e cadaveri di pesci morti, anche questo aspetto ha la sua importanza, un aspetto sanitario, ma pure turistico, bellissima e lunghissima la ciclabile nella frescura degli alberi, ma bruttissima l’immagine che territorialmente ogni comune è costretta a subire per gli abusi di pompaggio. Deprimendo ulteriormente una vallata già deficitaria di suo a favore di città ricche e più blasonate, a cui è sacrilegio imporre restrizioni proprio nei mesi di maggior afflusso, sprecando l’acqua per riempire piscine, lavare barche e annaffiare giardini o campi da golf. O agli stessi comuni rivieraschi ricchi e gremiti di turisti non si impone di realizzare progetti per rendersi “autonomi” senza prosciugare falde “altrui”.
Ed appunto il nostro ruolo di dialogo e collaborazione con chi ci governa, ci impone l’obbligo di suggerire dei progetti per salvare la nostra Val Fontanabuona, ed avere acqua non solo per i pesci ma per tutto il comparto civile, industriale ed agricolo del territorio. Suggerimenti che lanciamo ma che devono essere realizzati in tempi brevi per non essere nuovamente interessati la prossima estate dall’ormai inaccettabile prosciugamento del torrente Lavagna".

Non cito più le varie leggi di tutela ambientale, disattese, ignorate, aggirate, con cavilli burocratici che nessuno (Ente regione, uffici) vogliono scavalcare indagando seriamente, ma arriveremo anche a questo. Ora vogliamo suggerire dei progetti, perché le soluzioni ci sono e vanno realizzate.
Ultimamente si va riscoprendo l'utilità dei laghi artificiali, e se ne riparla a livello politico nazionale, proponendo di crearne dei nuovi, specie in zone ove si riscontrano carenze idriche estive, suggerendo lo stoccaggio idrico nelle stagioni piovose, per un rilascio in estate; tipo quanto avviene dal 1926 con il lago di Giacopiane (lo Sturla vive perché le centrali idroelettriche alimentano la falda, per qualche ora tutti i giorni, specie nel periodo estivo).
Senza sperare nell'opera ciclopica di una diga in Valfontanabuona, ma restando più sul concreto e spendendo pochi soldi, si potrebbero ricavare bacini di accumulo in valle, scavando i molti terreni incolti, che si estendono per ettari nelle piane create dal fiume, oggi usati per la raccolta del fieno o diventati macchie impenetrabili di rovi ed arbusti.
Tali bacini, opportunamente impermeabilizzati, potrebbero tramite canale (ricordiamo i nostri avi e i tanti canali irrigui creati per irrigare i campi) ricevere acqua dal fiume nelle stagioni piovose, e fare da importante "scolmatore" in occasione delle piene frequenti del fiume, rallentando e quindi smorzando la forza della corrente, per poi, successivamente tramite valvole di scarico, rilasciare acqua per garantire il DMV (deflusso minimo vitale), e comunque nel frattempo utilizzabili il resto dell’anno come bacini per sport acquatici, divenendo una opportunità di sfruttamento molto più utile di un campo in terreno alluvionale (quindi non edificabile), incolto e coperto di rovi. Invasi che potrebbero sorgere in luoghi diversi, strategicamente studiati appunto per garantire il necessario approvvigionamento idrico nei periodi di magra, e utili accumulatori nei periodi piovosi, e pure per ridurre l'ondata di piena ed utilizzabili in serie o in modo alternato sia per ricevere acqua e sia per rilasciarla, senza dimenticare la possibilità di sfruttamento idroelettrico con mini centraline.
Tali invasi di accumulo, potrebbero garantire scorte idriche anche per l’agricoltura, oggi praticamente scomparsa in valle perché subisce il problema dell’abbassarsi della falda sotterranea.
Si parla spesso di rilancio delle attività locali, di dare lavoro ai giovani, ma ci lasciamo portare via tutta l’acqua per riempire le piscine della riviera, lavare auto e barche dei porti e tanti altri sprechi. E’ brutto sentirlo dire, certo non piace agli abitanti di Rapallo e Santa, e tanto meno ai Sindaci di tali città, iper popolate nei mesi estivi, ma così stando le cose la Fontanabuona si vede depredata ogni anno di milioni di metri cubi di acqua dalla falda senza averne un ritorno neppure come scarico urbano.

CANALE BY-PASS DMV: Altra alternativa un canale by-pass che da monte delle pompe tramite tubazione o canale porti il flusso di DMV a valle di qualche centinaio di metri e così tentare di garantire un riempimento delle pozze per il restante tratto di torrente.

DEPURATORE COMPRENSORIALE: Altra soluzione, per Santa e Rapallo il riutilizzo dell’acqua depurata del rilascio fognario della città, utilizzandola x irrigare i giardini, campi da golfo e lavaggio barche nel porto.
L’idea del Depuratore comprensoriale posizionato a Pian dei Cunei o Cogozzale, con il rilascio delle acque depurate potrebbe abbondantemente alimentare lo scorrimento superficiale, altresì potrebbe alimentare un bacino di accumulo per sport acquatici e sfruttamento idroelettrico. Applicando tecnologia moderna dai fanghi di lavorazione si potrebbe ricavare bio-gas, ed energia elettrica per autonomia quasi totale, senza spargimento di odori ne materiali inquinanti.

DESALINIZZAZIONE: Sempre per Rapallo e Santa, perché non si parla di “desalinizzazione delle acque marine”?

Facciamo l’esempio di Israele: Solo 10 anni fa Israele basava l’approvvigionamento idrico esclusivamente sulle acque sotterranee e le precipitazioni. Oggi, invece, la tecnologia dell’impianto di Soreq, varato nel 2013, si basa sulla cosiddetta Osmosi Inversa , una tecnica che prevede che l’acqua venga pressata verso una membrana polimerica che trattiene l’apporto salino. L’osmosi che deriva dal greco “osmòs” e significa spinta: l’osmosi inversa è un procedimento scientifico che inverte il processo naturale dell’osmosi: basta infatti applicare alla soluzione concentrata una pressione superiore a quella osmotica per provocare un flusso inverso attraverso la membrana ottenendo la separazione dei sali disciolti dall’acqua. Con questo principio è possibile ottenere una “dissalazione” dell’acqua grezza sia per usi potabili che industriali. L’impianto di Soreq, inoltre, incorpora una serie di miglioramenti tecnici che lo rendono ancora più efficiente, come pompe ad alta efficienza, tubi più grossi ,( 16 pollici di diametro invece di 8 pollici) e dispositivi per il recupero energetico.

Ma invece ATO/IREN parla di progetti di messa in rete di tutte le stazioni di pompaggio (Chiavari, Gazzo di Leivi, S.Colombano, Coreglia), rifacimento tubature, approfondimento e creazione di nuovi pozzi per portare acqua a Rapallo e Santa in galleria, spendendo a preventivo oltre 70 milioni di euro, ma non costerebbe meno una stazione di pompaggio a Rapallo per de salinare il mare e creando una rete urbana x annaffiare giardini, campi da golf, lavare barche e riempire piscine e diventare autonoma come Israele?

Cari “politici” ragionate su tutto questo, sono convinto che potrete trarne spunto, ma ci aspettiamo dei risultati concreti, specie adesso, che l’argomento è molto “sentito” da tutti in valle.

Ancora una volta vogliamo essere costruttivi e collaborativi, ma chiudo una ultima frase: l'acqua è un bene e una risorsa pubblica, ma non per noi della valle!".

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