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Borzonasca

La lettera-appello del Centro Anidra finito sotto accusa per la morte di Roberta Repetto

La lettera a firma della portavoce del Centro Anidra

La lettera-appello del Centro Anidra finito sotto accusa per la morte di Roberta Repetto
Altro Chiavari - Lavagna, 27 Aprile 2021 ore 15:32

Dopo giorni di silenzi, finiti nel tritacarne mediatico-giudiziario per la morte della 40enne chiavarese Roberta Repetto, per la quale sono in carcere il “santone” e fondatore della comunità Paolo Bendinelli e un medico lombardo, Paolo Oneda, escono allo scoperto responsabili,  operatori e soci del Centro Anidra di Borzonasca. Una lettera-appello, che nella sostanza si può riassumere in un attacco ai giornali che da giorni raccontano quanto emerso dalle indagini partite dalla denuncia dei famigliari di Roberta, morta in seguito alle metastasi causate dall’asportazione di un neo avvenuto all’interno della struttura che la donna frequentava da una decina di anni.

La lettera a firma della portavoce del Centro Anidra

Gentile Redazione, questa lettera non vuole essere né un comunicato stampa né una nota ufficiale, ma solo un appello a voi operatori dell’informazione in riferimento ai fatti di cronaca che vedono indagati alcuni membri del Centro Anidra di Borzonasca (GE) e che attualmente sono oggetto di pruriginosa attenzione da parte dell’intera comunità locale e nazionale.

Siamo i primi a voler capire cosa sia realmente successo ma non dimentichiamo che le eventuali responsabilità penali sono personali e chi è sotto inchiesta è e deve rimanere innocente fino a prova contraria. Invece, contro di noi, soci, dipendenti, collaboratori, frequentatori del Centro Anidra, seppur né accusati né indagati di alcunché, si è scatenata una gogna mediatica senza precedenti.

Siamo sconvolti dalle continue minacce che ci piovono addosso, molte di morte, e abbiamo paura.

La narrazione del “Santone” che dirige una “setta” riducendo in “schiavitù” i suoi “adepti” potrà aiutare a fare qualche clic in più, vendere più copie o aumentare il numero dei telespettatori, ma non aiuta il pubblico a capire piuttosto lo induce a considerare una intera comunità, umana e professionale, nessuno escluso, colpevole ancora prima di una sentenza e tutto ciò è profondamente ingiusto.

Il Centro Anidra è un agriturismo, una scuola di formazione, una fattoria didattica e sociale, e negli anni abbiamo sempre lavorato con passione e sacrificio per poter realizzare qualcosa di bello e di utile per tutti i nostri ospiti. Durante la pandemia sono tantissime le persone che ci hanno chiesto di poter venire a vivere e lavorare qui. Abbiamo vinto premi, concorsi, bandi pubblici. È sufficiente cliccare sul nostro sito per vedere e capire, ma il pubblico si accontenta di un titolo, di una narrazione, non approfondisce. E oggi il Centro Anidra è percepito come un luogo infernale, orrendo e perverso, una narrazione che non ci appartiene per cultura, formazione e senso di civiltà.

La magistratura accerterà se qualcuno ha sbagliato ma gli altri fino a prova contraria sono innocenti, compresi tutti quelli che hanno trascorso qui le loro giornate di festa e di riposo, tutti quelli che seguono i nostri corsi, tutti quelli che sono passati qui e hanno lasciato un messaggio di affetto e di stima per il nostro lavoro, tutti quelli che qui ci lavorano investendo nella loro crescita umana e professionale. Siamo tutti innocenti e abbiamo paura perché molte persone hanno fatto di tutta l’erba un fascio considerandoci degli assassini che meritano di morire.

Chi è stato qui ha visto e capito con i suoi occhi la nostra realtà sociale. Ha potuto vedere che il Centro Anidra non è una “setta” che non esistono “santoni” e che nessuno viene ridotto in “schiavitù”. Le nostre porte sono sempre state aperte a chiunque e vogliamo aprirle anche voi operatori dell’informazione perché non abbiamo nulla da nascondere, venite qui a vedere, sarete nostri ospiti, capirete la realtà sociale ed economica che rappresenta il Centro Anidra.

Tutto questo a tutela di una buona informazione e della reputazione di tante persone che non sono né indagate né accusate di alcunché ma che nonostante questo ricevono minacce di morte.

Francesca Cambi

Portavoce “Soci e Collaboratori del Centro Anidra”