Cronaca

“Ucciso perché denunciò lo sfruttamento in barberia”. La Cassazione conferma l’ergastolo per i due killer

Un particolare che avrebbe contribuito a far emergere i contrasti già esistenti tra il 19enne e i suoi datori di lavoro

“Ucciso perché denunciò lo sfruttamento in barberia”. La Cassazione conferma l’ergastolo per i due killer

Gli attriti tra Mahmoud Abdalla e i suoi datori di lavoro sarebbero maturati anche sul posto di lavoro. A far emergere questa pista erano stati, tra gli altri elementi, alcuni video pubblicati dal giovane sui social: in uno di questi Mahmoud veniva mostrato mentre lavorava in una barberia diversa da quella nella quale prestava servizio abitualmente.

Un particolare che avrebbe contribuito a far emergere i contrasti già esistenti tra il 19enne e i suoi datori di lavoro, legati soprattutto ai pagamenti e alle condizioni di lavoro.

Nelle motivazioni della sentenza d’appello, poi confermata dalla Cassazione, viene ricostruita anche la situazione lavorativa del giovane. Mahmoud avrebbe dovuto affrontare turni particolarmente lunghi, arrivando anche a 12 ore, a fronte di una retribuzione giudicata molto bassa dai giudici. Secondo quanto ricostruito nelle sentenze, inoltre, non gli sarebbe stato corrisposto tutto quanto dovuto e gli sarebbe stato chiesto di contribuire alle spese per l’alloggio nell’appartamento di via Vado, dove vivevano i dipendenti del locale di via Merano.

Un quadro che, secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe alimentato il disagio del ragazzo e la sua volontà di cambiare situazione. Mahmoud aveva infatti già preso contatti con un’altra barberia, a Pegli, prospettiva che avrebbe potuto segnare l’interruzione del rapporto con l’attività nella quale lavorava.

A pesare sulla vicenda anche un altro episodio. Circa un mese prima del delitto, la Guardia di Finanza aveva effettuato un’ispezione nel locale di Sestri Ponente. In quella circostanza, secondo quanto riportato nelle motivazioni, Mahmoud avrebbe segnalato alcune anomalie.

Sono elementi che si inseriscono nella ricostruzione dei rapporti tra il giovane e l’ambiente di lavoro nei mesi precedenti alla sua morte. Un contesto fatto di difficoltà economiche, condizioni lavorative contestate e della volontà di Mahmoud di trovare un’altra occupazione. La ricostruzione del movente, tuttavia, si inserisce nel più ampio quadro probatorio esaminato nei diversi gradi di giudizio, fino alla conferma della condanna da parte della Cassazione.