Sono trascorsi 82 anni da quel 2 settembre 1944, quando, in uno dei momenti più drammatici della storia della Valle d’Aveto, il giovane carabiniere Albino Badinelli venne condotto davanti al plotone di esecuzione e scelse di donare la propria vita per salvare quella di altri. Nella mattina di ieri, mercoledì 2 settembre, proprio davanti alla lapide che ricorda il luogo della sua fucilazione, Santo Stefano d’Aveto si è fermata per ricordare il Servo di Dio Albino Badinelli, rinnovando una memoria che, a distanza di oltre ottant’anni, continua a parlare alla coscienza di una comunità e, attraverso di essa, anche alle nuove generazioni.
Il giovane carabiniere che donò la sua vita per gli altri
Albino Badinelli, nato ad Allegrezze il 6 marzo 1920, era un giovane carabiniere. Dopo l’8 settembre 1943 non aderì alla Repubblica Sociale Italiana e, nell’estate del 1944, si trovava nella sua terra d’origine. In quei giorni, a seguito dell’uccisione di alcuni militari tedeschi, le forze occupanti minacciarono una dura rappresaglia contro la popolazione, con la cattura di venti ostaggi e la prospettiva di ulteriori violenze contro il paese.
Di fronte a quella minaccia, Albino scelse di consegnarsi spontaneamente, offrendo se stesso in cambio della vita degli ostaggi. Sapeva che quella scelta poteva significare la morte. Eppure non si sottrasse.
Il 2 settembre 1944 venne fucilato. Prima dell’esecuzione ricevette la benedizione e un piccolo crocifisso. Nel momento estremo, la sua fede si tradusse in una parola e in una scelta che hanno attraversato gli anni: il perdono. Albino morì chiedendo a Dio di perdonare coloro che lo stavano uccidendo.
È proprio in questo gesto che la sua vicenda conserva ancora oggi una forza particolare: non soltanto il coraggio di affrontare la morte, ma la capacità di guardare in faccia chi gli stava togliendo la vita senza rinunciare al perdono.
Alcune foto della commemorazione di ieri:
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Il ricordo di Albino Badinelli
Il ricordo di Albino, però, non può essere separato dalla storia di tanti altri giovani che, negli stessi anni, furono chiamati a scegliere da che parte stare e pagarono spesso con la propria vita le loro scelte. Come sottolinea don Tommaso Mazza, presidente del Comitato Albino Badinelli:
«Albino non fu un caso isolato. In quegli anni drammatici furono tanti, soprattutto giovani, a scegliere di spendersi per la libertà e per la dignità dell’uomo, arrivando in molti casi a sacrificare la propria vita. Fu una generazione segnata dalle ferite della guerra, dalle divisioni e dagli errori del proprio tempo, ma capace anche di esprimere pagine luminose di coraggio, responsabilità e speranza. Ricordare Albino significa allora ricordare anche tutti quei giovani che, pur dentro un tempo segnato da profonde ombre, seppero essere luce attraverso le loro scelte. Sono valori e ideali che non appartengono soltanto alla storia: libertà, responsabilità, dignità della persona, solidarietà e capacità di sacrificarsi per il bene degli altri continuano a interpellarci ancora oggi. Per questo abbiamo il dovere di custodirne la memoria e di trasmetterla alle generazioni che vengono dopo di noi».
Per il valore del suo sacrificio, Albino Badinelli è stato insignito alla memoria della Medaglia d’Oro al Merito Civile dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con decreto del 3 agosto 2017. Il riconoscimento ha sancito anche sul piano civile il valore di quella scelta estrema compiuta per salvare la vita di altri.
La sua testimonianza ha inoltre oltrepassato i confini della memoria locale, raggiungendo anche la Chiesa universale. Nel 2015 la storia di Albino arrivò in Vaticano e, pochi anni dopo, nel 2018, la sua figura venne inserita tra le testimonianze proposte al Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani, convocato da Papa Francesco. Una scelta particolarmente significativa perché la vicenda di un giovane vissuto e morto in un piccolo paese dell’Appennino ligure veniva così proposta all’attenzione della Chiesa come testimonianza capace di parlare alle nuove generazioni.
Oggi Albino Badinelli è Servo di Dio, e il cammino della sua causa di beatificazione continua a custodire e approfondire una vicenda nella quale la fede non appare come qualcosa di astratto, ma come una scelta concreta davanti alle grandi domande della vita: la responsabilità verso gli altri, il coraggio, il sacrificio, il male, la libertà e il perdono.
Alla commemorazione di questa mattina hanno preso parte il comandante provinciale dei Carabinieri di Genova, generale di brigata Alessandro Magro; il cappellano militare don Simone Marani; il comandante interinale della Compagnia Carabinieri di Sestri Levante, capitano Vincenzo Tortorella; il sindaco di Santo Stefano d’Aveto, avv. Mattia Crucioli, insieme agli Alpini di Santo Stefano d’Aveto e di Rezzoaglio e ai rappresentanti delle Associazioni Nazionali Carabinieri di Lavagna, Borzonasca, Sestri Levante e della Provincia di Genova. Presenti anche i nipoti di Albino Badinelli.
A 82 anni di distanza, il luogo della fucilazione torna così a essere un luogo di memoria, ma anche di speranza. La storia di Albino Badinelli continua a ricordare che anche nei momenti più bui una persona può scegliere il bene, assumersi la responsabilità della vita degli altri e arrivare a trasformare il proprio sacrificio in un gesto di amore e di perdono.
È questa la memoria che oggi Santo Stefano d’Aveto ha voluto rinnovare: la memoria di un giovane che, davanti alla possibilità di salvarsi o di salvare gli altri, scelse gli altri; e che, davanti alla condanna, scelse il perdono.