Ex ospedale di via Fratelli Arpe, a Santa Margherita Ligure l’Osservatorio per la tutela dell’equilibrio della città si mobilita contro il progetto.
Il punto dell’Osservatorio
«La vicenda dell’area “Ex ospedale” di via Fratelli Arpe a S. Margherita – le parole dell’Osservatorio – si fa vieppiù ingarbugliata e fa emergere sempre più tensioni e risvolti preoccupanti. Oltre ai noti problemi di eliminazione parcheggi, insostenibile traffico, sovrappopolazione dell’area, mancanza di idonee infrastrutture, carenze giuridiche e documentali relative al progetto, sono emersi ulteriori motivi che porteranno il costituito “Osservatorio per la tutela dell’equilibrio della Città” ad arrivare ad una mobilitazione contro il “progetto” che potrebbe sfociare in una ulteriore raccolta popolare di firme.
Dal progetto dell’attuale manufatto, in passato adibito a pubblico nosocomio, redatto negli anni Sessanta dall’architetto Cesare Bottaro e dall’ingegnere Adriano Bagnasco, emerge infatti chiaramente l’impossibilità di effettuare scavi e sbancamenti nell’area sottostante il piano terra. Tant’è vero che il progetto originario prevedeva 4 piani, mentre il quinto venne costruito in deroga (e poi “condonato” nel 1981) proprio per “compensare” la mancanza di volumetria dovuta all’impossibilità di scavare sotto la quota zero del piano di entrata.
Il motivo è da attribuirsi alla natura del sedime in larga misura roccioso e percorso da numerosi corsi d’acqua sotterranei che, qualora deviati e/o bloccati, potrebbero causare danni inimmaginabili alle abitazioni della zona. Non a caso, nell’ex ospedale citato tutti i servizi, che solitamente si trovano sotto il livello del suolo, sono stati posti al piano terra. Di contro, l’assentito (per ora!) progetto prevederebbe un enorme scavo profondo decine e decine di metri, per costruire centinaia di parcheggi interrati!
A far salire la tensione ha inoltre provveduto anche la preoccupante catena di imprese che, per un motivo o un altro, si stanno avvicendando nell’area. Alcune di queste si sono improvvisamente presentate (e successivamente si sono dileguate) alcune senza esibire ai preposti uffici del Comune i prescritti documenti identificativi sul piano giuridico e fiscale.
Il Comitato dei ricorrenti al TAR si chiede:
Cosa sta facendo l’Amministrazione per vigilare su questi inquietanti segnali? Come intende concludere il procedimento di annullamento del “permesso di costruire” avviato dai responsabili dell’Ufficio Tecnico lo scorso maggio 2025? Come intende dar seguito alla propria posizione ostativa a tale scempio quando, nell’estate 2020 trovandosi all’opposizione, chiese l’annullamento in autotutela del provvedimento consiliare che, di fatto, diede via libera (appena pochi giorni prima del cambio della giunta!) all’approvazione di questo sciagurato progetto? Come intende replicare alle non veritiere dichiarazioni dell’Impresa UNICA (pubblicate sul sito dell’azienda stessa) circa l’avviata fase di “demolizione” per la “riqualificazione di un’area degradata” (sic!) nelle vicinanze di “un complesso ottocentesco” e di un “convento cinquecentesco” (sic!)?
A questi quesiti se, quando, come lo riterrà opportuno, l’Amministrazione stessa potrà dare risposte, proseguendo sull’apprezzata via di disponibilità al dialogo con i Cittadini, che ha già ampiamente dimostrato. Magari addirittura sulla pagina Facebook (Osservatorio per la tutela dell’equilibrio della città) all’uopo creata dal gruppo di Cittadini ricorrenti al TAR contro questo potenziale disastro idrogeologico, paesaggistico, di enormi disagi per la popolazione residente e ospite».