di Massimo Lagomarsino
Il ristorante Chiapparino cambia location e dall’omonima località, spartiacque tra il Golfo Paradiso e la Val Fontanabuona, si sposta nel centro di Uscio, nel quartiere dei Lucchi, quello che un tempo era il cuore pulsante del paese. Detta così sembrerebbe una operazione commerciale come tante altre, il semplice trasferimento di un’attività da un locale ad un altro. Ma il Chiapparino vanta una storia di circa settant’anni ed è stato protagonista delle vicende usciesi dalla seconda metà del secolo scorso sino ad oggi.
Era una delle tante “casette delle stelle”
Era una delle tante “casette delle stelle” di proprietà di Giuseppe Emanuele Garaventa “Nello” che aveva fatto fortuna in Argentina per poi fare ritorno a Uscio. Nel periodo bellico le “casette delle stelle” erano state persino rifugio per i partigiani, ma si trattava di stalle che contenevano poche mucche. Con l’inizio degli anni Cinquanta la “333” comincia ad essere trafficata, non c’è ancora il boom economico, ma comincia a sentirsene il profumo. Gianni Trebino capisce che si possono fare buoni affari, quindi al bordo della strada costruisce una baracca in legno e inizia a vendere panini con il salame e qualche bicchiere di vino. L’idea funziona, così i proprietari della “casetta” pensano di trasformarla in trattoria.
Alla morte di “Nello”, infatti, ad ereditare la stalla è il figlio Giuseppe “Bepitto” che insieme ad altri parenti Garaventa, con le rispettive famiglie, si mettono al lavoro. Impresa non facile in quanto bisognava trasformare una stalla in ristorante portando acqua, era presente solo un cisterna e corrente elettrica. Nel 1956/57 il bar ristorante funziona a pieno regime, soprattutto a mezzogiorno, i piatti sono quelli tipici del territorio: taglierini, ravioli, lasagne, pollo e coniglio. Ma non viene neppure trascurata la vendita dei panini:
«Ogni giorno dal fornaio – racconta Bruno Garaventa, uno dei gestori – acquistavamo 80 chili di pane che serviva soprattutto per fare panini».
Non solo ristorazione
Basta questo per comprendere quanto era frequentata. Ma la fortuna della trattoria non si ferma nella ristorazione, immersa in un bosco di castagni può contare su un ampio spazio all’aperto e giochi da bocce. L’area ben presto diventa una balera. Prende il via l’indimenticabile stagione dei juke box ed il primo, manco a dirlo, a Uscio arriva al Chiapparino. Basta qualche monetina e la voglia di ballare, partono le danze a qualsiasi ora del giorno e della notte. Intanto non ci sono problemi, il Chiapparino è lontano dalle case e nessuno sente il rumore. Nel fine settimana l’apoteosi, chi mangia, chi gioca a bocce, chi balla, i bambini che scorrazzano nel bosco, c’è persino la riffa per vincere le “reste” di noccioline, da 1 a 45 si perde, da 45 a 90 si vince e se dentro la sacchetta i numero da 45 a 90 sono meno poco importa, tutti sono accomunati dalla voglia di divertirsi.
I tempi cambiano, passata la voglia di ballare e giocare a bocce, sempre grazie a validi gestori il “Chiapparino” diventa soltanto ristorante, sinonimo di buona cucina.
Ora il trasferimento, per chi passa lungo la “333” vedere i locali vuoti sottostrada rievocherà antichi ricordi e le persone più anziane non potranno fare a meno di ricordare il suono del juke box o delle orchestrine locali.