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La "Croce della Misericordia" accolta a Chiavari

Questa mattina un momento di preghiera alla presenza del Vescovo Devasini con i detenuti della casa circondariale

La "Croce della Misericordia" accolta a Chiavari
Attualità Chiavari - Lavagna, 05 Dicembre 2022 ore 14:30

La “Croce della Misericordia” accolta questa mattina, lunedì 5 dicembre, al carcere di Chiavari: per l’occasione si è svolto un momento di preghiera alla presenza di monsignore Giampio Devasini. Ecco di seguito il testo della riflessione proposta dal vescovo della diocesi di Chiavari ai detenuti della succitata casa circondariale.

Le parole del Vescovo Devasini

«Cari fratelli e sorelle, oggi accogliamo Gesù crocifisso, tra non molti giorni faremo memoria del suo Natale: due eventi – la nascita e la morte di Gesù – tenuti insieme da un filo rosso: l’amore. Proprio così, il Figlio si fa uomo e muore, innocente, sulla croce – dalla quale sceglie di non scendere – per narrare in modo inequivoco l’amore del Padre: amore che mi precede, amore smisurato, amore gratuito, amore incondizionato, amore immeritato, amore dal quale nessuno – ripeto: nessuno – è escluso. Ho detto ‘amore immeritato’: che merito ha l’altro malfattore (il cd ‘buon ladrone’) per entrare in paradiso? Non ha nessun merito, ma ha bisogno e Dio non guarda i meriti ma i bisogni proprio come fa una mamma, un papà che circonda di maggiori cure il figlio/la figlia più fragile. Cari fratelli e sorelle, lo sguardo di Dio non si ferma sul male che mi abita e mi rende infelice se non per aiutarmi a liberarmene, se lo voglio e se mi impegno; lo sguardo di Dio si ferma invece sulle tante potenzialità di bene che sono presenti in me e che, se voglio, col suo aiuto e col mio impegno diventeranno realtà e anche per me sarà risurrezione. Caro fratello qui detenuto: Dio, oggi, attraverso questa croce, ti mostra ancora una volta il suo amore e ti dice: “So che hai avuto una vita difficile, segnata da molte ferite; ho ben presente il male che hai fatto e però oggi ti chiedo, anzi ti supplico: non restare prigioniero del tuo passato di peccato, smettila di farti ancora del male e già qui, in questo carcere del corpo ma non dell’anima, apriti al futuro di bene che ti sta dinnanzi: non è e non sarà facile, lo so, ma con l’aiuto mio e delle persone buone che pongo e porrò sul tuo cammino ce la farai: parola di Dio”. Fidati di Dio, fratello qui detenuto, di Dio che ti ha tanto amato da morire in croce per te e sperimenterai che quando Dio promette, Dio mantiene».

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