l'intervista

La rinascita di Valentina Sommaruga, da vittima del web a icona della body positivity

"Ho trasformato il dolore in forza". La storia di una rivincita contro il cyberbullismo

La rinascita di Valentina Sommaruga, da vittima del web a icona della body positivity

Valentina Sommaruga, 29 anni, ha trasformato un trauma adolescenziale in un messaggio di orgoglio. Dopo anni di bullismo per un video finito sul web a sua insaputa, ha lasciato la Lombardia per ricominciare nella nostra Liguria. Oggi è una modella curvy premiata e un volto della body positivity che non ha più paura di mostrare il suo sorriso. (foto Antonino Dominici)

L’intervista

Valentina, iniziamo dal presente: chi sei oggi e cosa fai nella vita di tutti i giorni?

«Oggi sono una donna che ha imparato, passo dopo passo, ad accettarsi. Nella vita lavoro come impiegata nel settore dell’acciaio. Parallelamente porto avanti il mio percorso come modella curvy e condivido sui social il mio messaggio di body positivity».

Quando eri giovanissima un tuo video è diventato virale senza il tuo consenso: cosa è successo in quegli anni?

«Sono stati anni molto difficili. Quel video è stato diffuso senza che io lo sapessi e, in poco tempo, si è diffuso ovunque. Nel video ero ancora una ragazzina e canticchiavo una canzone stupida e senza senso, fatta per gioco, senza immaginare che qualcuno potesse renderla pubblica. È stato il mio ex migliore amico a caricarlo prima su YouTube e poi a condividerlo su Facebook. Da lì è iniziato tutto: commenti cattivi, prese in giro e giudizi pesanti. Mi prendevano in giro per il mio aspetto fisico, perché ero in carne e non avevo una dentatura perfetta. Mi sentivo derisa e vulnerabile, come se tutti avessero qualcosa da dire su di me senza conoscermi davvero. È stato un periodo in cui mi sono sentita molto esposta e fragile, e ho fatto fatica a gestire tutta quell’attenzione negativa».

Gli insulti che ricevevi erano pesanti. Come sei riuscita a sopportare quel peso per così tanto tempo?

«Non è stato semplice. Per molto tempo ho cercato di ignorare tutto, chiudendomi in me stessa. Mi ha aiutata molto il sostegno della mia famiglia e di poche persone fidate. Col tempo ho iniziato a lavorare su di me e ho capito che quelle parole non definivano il mio valore».

A un certo punto hai deciso di denunciare e trasferirti a Genova: perché hai scelto proprio la Liguria per rinascere?

«Avevo bisogno di cambiare ambiente e respirare qualcosa di diverso. Il mare mi ha sempre dato un senso di calma e la Liguria mi è sembrata il posto giusto per ripartire senza portarmi dietro il passato. In particolare ho sentito subito un legame con il Levante, con il Tigullio e con località come Lavagna e Chiavari, dove ho iniziato a costruire nuove esperienze e collaborazioni. Cercavo un luogo dove potermi sentire libera, lontana dai ricordi più pesanti, e questi posti mi hanno trasmesso una sensazione di accoglienza e serenità. Qui ho trovato il ritmo giusto per ricominciare, con più consapevolezza e tranquillità».

Com’è stato l’impatto con la realtà ligure? Ti sei sentita subito accolta o hai trovato altre barriere?

«Mi sono sentita subito accolta e rispettata. Fin dai primi momenti ho percepito un clima più tranquillo, senza giudizi. Questo mi ha aiutata tantissimo a ritrovare fiducia negli altri e a costruire nuove relazioni».

Spostandoci verso il Levante, tra borghi come Portofino o Sestri, che rapporto hai con quell’idea di bellezza così “perfetta” e patinata?

«Oggi la vivo in modo diverso. Prima mi confrontavo continuamente con modelli di perfezione irraggiungibili, mentre ora credo che la bellezza vera sia l’autenticità. Anche in contesti molto “perfetti”, come quelli del Levante – penso a Portofino o a Sestri Levante- cerco di portare la mia normalità e la mia storia. La scorsa estate, ad esempio, ho partecipato a una sfilata a Lavagna per il negozio Daisy Deri, un’occasione che mi ha permesso di raccontarmi in modo semplice e diretto, senza costruire un’immagine troppo patinata. Inoltre, a Chiavari ho realizzato alcuni scatti per sponsorizzare un negozio di Sestri Ponente, mostrando anche lì una bellezza più spontanea e quotidiana. In questi posti così curati e scenografici, mi piace raccontare una realtà autentica, senza filtri».

Sei passata da vittima del web a “Miss Regina del Web”: come hai ribaltato il potere dei social a tuo favore?

«Ho deciso di usarli per raccontarmi senza filtri. Ho iniziato a condividere le mie insicurezze, i miei progressi, la mia vita reale. Le persone hanno iniziato a riconoscersi in me e i social sono diventati uno spazio positivo, dove sentirmi finalmente libera».

Hai perdonato i tuoi bulli. Come si arriva a un passo così grande senza portare rancore?

«Il perdono è stato un percorso. Ho capito che continuare a portarmi dietro la rabbia faceva male solo a me. Perdonare non significa dimenticare, ma scegliere di andare avanti e non lasciare che il passato continui a pesare sul presente».

Oggi sogni di parlare nelle scuole: qual è il primo consiglio che daresti a un ragazzo che si sente “sbagliato”?

«Gli direi che non è sbagliato. Che le differenze sono una forza e non una debolezza. E soprattutto gli direi di parlarne, di non restare solo, perché condividere quello che si prova può fare davvero la differenza».

Qual è il prossimo traguardo che vuoi raggiungere, qui in Liguria o sulle passerelle?

«Vorrei portare il mio messaggio in più contesti possibili, dalle scuole agli eventi. Sulle passerelle sogno di lavorare sempre di più con brand inclusivi, ma soprattutto voglio continuare a essere un esempio positivo. Il mio vero traguardo? Aiutare anche solo una persona a sentirsi meglio con sé stessa».

(foto Antonio Dominici)