Attualità
IL CASO

"No alle carrozze per sole donne"

Sulla delicata questione scende in campo anche il Dipartimento delle Pari Opportunità di Regione Liguria

"No alle carrozze per sole donne"
Attualità Chiavari - Lavagna, 14 Dicembre 2021 ore 08:37

Una carrozza, quella di testa, riservata solo alle donne sui treni di Trenord, la società che gestisce i trasporti su rotaia in Lombardia. È quanto propone la petizione lanciata sul portale Change.org da una donna lombarda dopo la duplice aggressione sessuale subita il 3 dicembre da due ragazze, una a bordo di un treno della linea Milano-Varese e una seconda, poco dopo, all’interno della stazione ferroviaria di Vedano Olona, in provincia di Varese. Un provvedimento che se adottato potrebbe essere esteso anche a corse di altre regioni per frenare l’ondata di violenze subite da passeggere negli ultimi mesi. Anche la Liguria, purtroppo, non è da meno: l’ultimo caso, in ordine tempo, è stato registrato nella stazione di Albenga: vittima un’addetta del servizio pubblico di Trenitalia aggredita da un passeggero sprovvisto di biglietto.

«Abbiamo il diritto di usare i mezzi pubblici a qualsiasi ora del giorno senza paura», si legge nella petizione. La richiesta a Trenord è dunque quella di «dedicare, su tutte le sue linee, la carrozza di testa alle donne. In questo modo, a qualsiasi ora, si potrà viaggiare sicure».  Analoghe soluzioni sono già state adottate in «altri Paesi» tra cui Brasile, Egitto, India, Malesia e Giappone.

Sulla delicata questione scende in campo anche il Dipartimento delle Pari Opportunità di Regione Liguria che di fronte alla petizione, intitolata «Vogliamo viaggiare sicure», già arrivata a sfiorare le 700 adesioni su un obiettivo iniziale di 1.000, prende le distanze definendo l’azione discriminatoria per le donne e non risolutiva. «Riservare un vagone alle sole donne non è la soluzione al problema della violenza sulle donne – spiega Elisabetta Franzoia, responsabile del Dipartimento delle Pari Opportunità della Liguria per la Lega -. Non è la donna a dover essere nascosta o isolata in un posto. Al contrario, è l’uomo violento che dovrebbe essere accerchiato e rinchiuso in un posto. La riteniamo un’azione discriminatoria nei confronti della donna e pertanto ne prediamo le distanze. La discriminazione è anche sul fatto di creare “donne sicure”. La domanda è: chi riuscirà a sedersi in quel vagone dalle donne che non vi troveranno posto?».

La soluzione per frenare la lunga scia di violenze subite da donne indifese durante le corse sui treni secondo il Dipartimento passa attraverso l’aumento del numero dei controlli sui vagoni. «Ci vorrebbe maggior monitoraggio sui treni e magari l’installazione di più dispositivi di sicurezza – prosegue Franzoia -. L’adozione di un circuito di telecamere su ogni singolo vagone potrebbe essere non solo un deterrente per i malintenzionati ma una garanzia di sicurezza e controllo per tutte le donne che viaggiano ogni giorno sui treni. Garantire più controlli ma soprattutto più “telecamere” posizionate in diversi posti può garantire maggior sicurezza e monitorare eventuali personaggi che hanno agito con violenza, come per esempio rubare bagagli o altro, tenendo almeno per 24/48 ore le immagini registrate in modo da poterli anche rintracciare con l’identikit fornito dalle vittime e vedere se ci fossero complici».