Lavorare in una delle mete turistiche più prestigiose e ricche del mondo, ma dover pagare una “tassa” quotidiana insostenibile solo per poter timbrare il cartellino o accogliere i turisti. È il paradosso che sta vivendo Chiara Parodi, Accompagnatrice Turistica che lavora con i flussi di crocieristi nel Tigullio, e che ha deciso di rompere il silenzio con una lettera aperta indirizzata ai Sindaci di Portofino e Santa Margherita Ligure, ad AMT e agli organi di stampa.
«Ho aspettato prima di scrivere perché non volevo che questa denuncia fosse dettata dalla rabbia del momento. Ho preferito osservare e raccogliere i fatti. Oggi, però, il silenzio non è più possibile: la situazione è diventata insostenibile», spiega la professionista, dando voce a centinaia di lavoratori stagionali, dipendenti alberghieri, guide e commercianti del comprensorio.
Il nodo parcheggi: «50 euro in un giorno per andare a lavorare»
Di seguito, la testimonianza e i dati della situazione dettagliata nella sua lettera.
“Gentili Sindaci del Comune di Portofino e del Comune di Santa Margherita Ligure,
La presente viene inviata per conoscenza a tutti i soggetti istituzionali e agli organi di informazione indicati in copia, affinché ciascuno, per quanto di propria competenza, possa prendere atto della situazione descritta e valutare eventuali iniziative.
Mi chiamo Chiara Parodi, sono un’Accompagnatrice Turistica e lavoro con gruppi internazionali provenienti dalle navi da crociera che fanno scalo a Portofino e, in alcuni casi, a Santa Margherita Ligure.
Vi scrivo dopo oltre un anno di disagi, iniziati nel 2025 con la trasformazione dei parcheggi di Santa Margherita Ligure da “residenti 20.00-8.00” a “residenti 24 ore”.
Ho aspettato prima di scrivere questa mail perché non volevo che fosse dettata dalla rabbia del momento. Ho preferito aspettare, osservare e raccogliere fatti. Oggi, però, ritengo che il silenzio non sia più una scelta possibile.
La situazione è diventata insostenibile.
Oggi raggiungere il posto di lavoro è un vero e proprio percorso a ostacoli.
I parcheggi bianchi a Santa Margherita Ligure sono ormai pochissimi e praticamente sempre occupati. Trovare un posto gratuito è diventata una questione di fortuna, non di organizzazione.
Quando il parcheggio non si trova, l’unica alternativa è pagare.
È quello che mi è successo il 3 luglio, ma non è certo stata la prima volta.
Quel giorno ho sostenuto queste spese, alcune documentate dalle ricevute che allego:
€24,46 di parcheggio (commissione EasyPark inclusa);
€10 per il bus Santa Margherita–Portofino, andata e ritorno;
circa €20 tra benzina e autostrada partendo da Sestri Ponente.
Totale: €50,46 semplicemente per poter andare a lavorare.Ritengo sinceramente inaccettabile che, nel 2026, raggiungere il luogo di lavoro possa comportare costi e difficoltà di questo livello.
Il collegamento con Portofino presenta infatti criticità che chi lo utilizza per lavoro conosce bene.
Nelle prime ore della mattina, proprio quando molti lavoratori devono raggiungere il posto di lavoro, le corse del bus sono previste alle 6:30, alle 7:17 e alle 8:07.
Una frequenza che appare difficilmente compatibile con le esigenze di una località che vive di turismo, nonostante il costo del biglietto di 5€ a tratta.
Ma il problema non è soltanto questo.
Mi è capitato molte volte di rimanere alla fermata perché il bus era già completamente pieno alla partenza dalla stazione e non effettuava più le fermate successive.
In quelle occasioni l’unica alternativa per arrivare in orario sarebbe stata prendere un taxi, ma mi sono trovata davanti a una richiesta di 50 euro.
Una cifra semplicemente improponibile per chi lavora e difficile da giustificare anche per un turista, visto che parliamo di appena cinque chilometri di distanza.
Nemmeno raggiungere Portofino direttamente in auto rappresenta una soluzione. I parcheggi hanno tariffe che partono da circa 5 euro l’ora. Per una normale giornata di lavoro significherebbe sostenere una spesa del tutto sproporzionata, semplicemente per poter raggiungere il proprio posto di lavoro.
In altre occasioni sono stata costretta a raggiungere Portofino a piedi pur di non rischiare di arrivare in ritardo.
Per evitare tutto questo sono ormai costretta a partire da casa almeno 45 minuti prima del necessario.
Questo significa uscire di casa intorno alle cinque del mattino per poter essere a Portofino tra le 6:45 e le 7:30, orario in cui iniziano i servizi con le navi da crociera.
E non ho volutamente affrontato il tema Trenitalia.
Ritardi, cancellazioni e lavori continui rendono estremamente difficile raggiungere Portofino in orario utilizzando il treno da Sestri Ponente. Altrettanto vale per il ritorno.
La domanda che pongo è molto semplice.
È normale che chi lavora in uno dei luoghi simbolo del turismo italiano debba affrontare tutto questo?
Quali misure sono state previste, negli ultimi dodici mesi, per agevolare chi contribuisce concretamente all’accoglienza dei visitatori?
Il Comune di Portofino incassa 7 euro per ogni passeggero che sbarca dalle navi da crociera.
Solo i gruppi che accompagno io sono raramente inferiori a venti persone e spesso superano le quaranta.
E io sono soltanto una delle tante professioniste e dei tanti professionisti che lavorano con il turismo crocieristico.
È quindi evidente che il turismo crocieristico generi entrate significative per il territorio.
Proprio per questo è difficile comprendere come, a fronte di tali introiti, non sia stata prevista alcuna misura concreta per agevolare chi quei turisti li accoglie, li accompagna e contribuisce concretamente al funzionamento dell’intero sistema turistico.
Mi domando quanti lavoratori abbiano sostenuto gli stessi costi, abbiano rischiato di arrivare in ritardo o abbiano addirittura rinunciato a un incarico a causa di questa situazione.
Perché io, purtroppo, non sono un caso isolato.
Questa non è una lamentela personale.
È la descrizione di una situazione che coinvolge Accompagnatori Turistici, Guide, personale alberghiero, dipendenti della ristorazione, commercianti, lavoratori stagionali e tanti altri professionisti che, ogni volta che vengono chiamati a lavorare, contribuiscono concretamente all’accoglienza di migliaia di visitatori.
Per questo chiedo pubblicamente ai Comuni interessati, ad AMT e agli enti competenti di spiegare quali interventi concreti intendano adottare per garantire condizioni di accesso dignitose a chi lavora.
Perché un territorio che fonda gran parte della propria economia sul turismo dovrebbe avere come priorità anche le persone che quel turismo lo rendono possibile.
Mi auguro che questa segnalazione riceva un riscontro concreto e, soprattutto, che rappresenti l’inizio di interventi finalmente all’altezza del problema.
Dopo oltre un anno di disagi, credo che i lavoratori meritino soluzioni, non promesse.
È paradossale che una delle destinazioni turistiche più prestigiose d’Italia sia uno dei luoghi più difficili da raggiungere… proprio per chi ci lavora.
Cordiali saluti”,
Chiara Parodi