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Stop ai licenziamenti, il 30 c'è lo sblocco: una bomba

«Se da una parte c’è il mercato metalmeccanico in controtendenza dove si lavora sui sei giorni e si richiedono ai dipendenti gli straordinari, dall’altra ci sono settori in cui la crisi è ancora profonda».

Stop ai licenziamenti, il 30 c'è lo sblocco: una bomba
Attualità Chiavari - Lavagna, 27 Giugno 2021 ore 16:09

Stop ai licenziamenti, il 30 giugno scade il provvedimento che non permetteva agli imprenditori, causa Covid-19, di non lasciare a casa i dipendenti. Ieri sciopero in tre piazze italiane.

Stop ai licenziamenti

«Se da una parte c’è il mercato metalmeccanico in controtendenza dove si lavora sui sei giorni e si richiedono ai dipendenti gli straordinari, dall’altra ci sono settori in cui la crisi è ancora profonda: per questo è importante che il blocco del licenziamento venga prorogato». A parlare è Vito Bianchino rappresentante canavesano della Fim-Cisl Torino.
«L’anno scorso è stata un’iniziativa congiunta di Cigl - Cisl - Uil quella di chiedere di fermare i licenziamenti e il nostro è stato un intervento determinante. Pensiamo solo alla cassa integrazione Covid: ci sono aziende che avevano evitato di anticiparla perché lo Stato aveva promesso che avrebbe pagato subito e cosa è successo? Quello che accade purtroppo, ce lo abbiamo tutt’ora ancora davanti agli occhi, con lavoratori in attesa dell’assegno da parte dell’Inps. Chissà cosa sarebbe successo se non ci fosse stato il blocco delle assunzioni; nel pieno dell’emergenza avevano promesso il pagamento degli ammortizzatori in 15 giorni ma ancora adesso ci sono lavoratori che aspettano!»

La piazza

Bianchino, anche per questo ieri 26 giugno 2021 siete scesi in piazza?
«Il 30 giugno, appunto, scade il blocco dei licenziamenti e abbiamo ribadito la nostra ferma richiesta: serve una proroga». E ieri, sabato 26 giugno, Cgil, Cisl e Uil erano a Torino, Firenze e Bari; l’ultima volta è stata il 18 settembre dell’anno scorso.  La prima manifestazione post pandemia, articolata in tre momenti: Torino con Maurizio Landini, a Firenze con Luigi Sbarra e a Bari con Pierpaolo Bombardieri. Incentrata sulla richiesta di prolungare il blocco dei licenziamenti «almeno fino a ottobre per evitare un dramma sociale e nel frattempo preparare una riforma universalistica degli ammortizzatori sociali».

L'intervista

Bianchino, anche perché non esiste solo la metalmeccanica…
«Esatto. Esistono anche altri settori dove il problema è tutt’ora vivo: non tutte le attività sono pronte a ripartire come, invece, fu dopo il primo lockdown. Perché ci sono ambiti che sono ancora indietro e penso al commercio, al turismo, al manifatturiero e per questo in sofferenza; non sono collegati direttamente all’industria, che invece dà segni di ripresa. Per questo chiediamo che il blocco dei licenziamenti deve essere prorogato affinché i processi economici arrivino all’assestamento ed è per questo motivo che andremo in piazza. Per poi ripartire».
Anche perché i dati della pandemia in Italia sono (oggi) rassicuranti, ma dall’estero arrivano segnali in controtendenza.
«Se guardiamo all’Europa, in particolare all’Inghilterra, viene da chiedersi se la pandemia è davvero finita. Non è il colore che diamo oggi alle nostre regioni che determina il futuro: cosa succederà in autunno? Qualcuno sa dirlo? E se dovessimo ritornare al punto dell’anno scorso ma con i licenziamenti sbloccati cosa succederebbe?»

Stop ai licenziamenti - Le previsioni

A proposito: come sono gli indicatori? In caso di «sblocco» qual è la vostra previsione sul nostro territorio?
«Partiamo da un dato positivo: in Canavese il settore della metalmeccanica è trainante. Allo stesso tempo però lo scorso anno il Pil era crollato dell’8% il che, non ci rendeva ottimisti e la preoccupazione e la tensione erano palpabili. Oggi, invece, come dicevo siamo in ampia contro tendenza. La pandemia ha bloccato diversi settori, ma non tutti».
Nel senso?
«Penso al mondo dell’agricoltura ai grandi produttori internazionali russi o americani che stanno facendo da traino e quindi ai mezzi agricoli che usano nelle coltivazioni, attenzione non parlo di automotive, ma di veicoli industriali che fa sì che nella nostra area si stia lavorando anche il sabato con la richiesta di straordinari, per far fronte alla domanda. Ma questo non deve distogliere l’attenzione dal fatto che anche qui in Canavese, in altri settori produttivi, ci sono stati già licenziamenti, nel campo dei lavoratori somministrati (Legge Biagi, ndr) che troppo spesso vengono dimenticati. Come dicevo la metalmeccanica è in ampia contro tendenza, siamo agli anni positivi in cui si lavorava anche il sabato; parlo di aziende medie. Risultato che poi ricade nelle piccole realtà a cascata con una sorte di effetto domino».

Scenari drammatici

Dunque, se lo sblocco non venisse prorogato cosa dovremo aspettarci?
«Credo che lo sblocco non avrebbe un impatto di natura rivelante per l’industria metalmeccanica perché le previsioni positive vanno oltre il periodo di ferie. Per il resto, invece, il problema sociale a cui andremmo incontro è veramente serio, soprattutto per commercio e turismo. Quindi, ben venga il blocco e lo promuoveremo gran voce».
Maurizio Vermiglio