Rapallo

«Tunnel Val Fontanabuona, la mia casa sta per essere cancellata»

La lettera di una cittadina inviata al consigliere comunale di opposizione Andrea Carannante

«Tunnel Val Fontanabuona, la mia casa sta per essere cancellata»
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Tunnel Val Fontanabuona, a Rapallo il consigliere comunale di opposizione Andrea Carannante, capogruppo di Libera Rapallo - Unione Popolare, punta i riflettori su una lettera pervenutagli da una cittadina la cui casa è una delle strutture protagoniste degli espropri legati al progetto in questione.

Il commento di Carannante

«Ho ricevuto questa lettera da Eleonora, e leggerla è stato un pugno nello stomaco - dichiara Carannante -. Perché al di là delle carte, dei progetti, delle relazioni tecniche, qui parliamo di persone, di famiglie, di vite che rischiano di essere cancellate con un tratto di penna. Se c’è una cosa che un’amministrazione non può permettersi, è lasciare soli i propri cittadini. E allora mi chiedo: con quale cuore si può portare avanti un progetto che spazza via case, storie, sacrifici senza nemmeno ascoltare chi ne subirà le conseguenze? Non basta una visione amministrativa lungimirante, serve umanità. Serve almeno un cuore per governare una città senza dimenticare chi la abita. In questi anni, seguendo le vicende del tunnel, ho conosciuto persone che prima non conoscevo. Persone con una dignità da vendere, che non si piegano davanti all’ingiustizia, che lottano con forza e determinazione per difendere ciò che è loro. E per questo, nonostante il progetto del tunnel sia ormai in uno stato avanzato, io continuerò a stare dalla loro parte. In ogni caso. Continuerò a usare ogni mezzo che ho a disposizione affinché quest’opera distruttiva non si compia. Perché qui non si tratta solo di infrastrutture, ma di rispetto, di giustizia, di diritti».

La lettera: «La mia casa sta per essere cancellata»

«Nel progetto del Tunnel, la mia abitazione - dove vivo con la mia bambina - e quella dei miei genitori non esistono più. Il giardino dove i nostri animali sono cresciuti liberi, il nostro orto, l’agrumeto che la mia famiglia cura da generazioni… tutto destinato a esproprio e demolizione».

«Questa non è solo una casa. È il frutto di sacrifici, di lavoro, di amore. Costruita con fatica dai miei nonni, da mio zio, dai miei genitori, e vissuta per quasi 40 anni. Mio padre, già provato dalla malattia, ha passato i suoi ultimi anni con il peso di questa minaccia. A settembre 2024 se n’è andato, pochi mesi dopo aver visto il nostro nome sulla lista degli espropri pubblicata sui giornali. Oggi, dopo aver perso lui, ci chiedono di perdere anche tutto ciò che ha costruito per noi».

«Cinque generazioni hanno vissuto qui. Io sono cresciuta in questa casa, mia figlia sogna di viverci per sempre, di lasciarla un giorno ai suoi figli. Ma nel progetto del Tunnel, la nostra casa è stata cancellata come se non fosse mai esistita. Quando si parla di demolizioni, si dice che verranno abbattuti solo ruderi. Ma il nostro non è un rudere. È una casa viva, piena di storia e di ricordi, e nessuno ha ancora avuto il coraggio di dirci cosa ne sarà di noi».

«Abbiamo provato a chiedere risposte, ma la risposta è sempre la stessa: “Mi spiace, non lo sapevo”. E ora? Ci dicono che ci sarà un indennizzo. Ma come si può ridurre la vita e la storia di cinque generazioni a una cifra su un assegno? Come si può liquidare con un semplice risarcimento il dolore di chi viene strappato dalle proprie radici senza nemmeno una spiegazione?»

«Non siamo solo numeri su un progetto. Siamo persone, con una storia, con un diritto sacrosanto alla dignità. E non possiamo permettere che tutto questo venga spazzato via con un tratto di penna».

Eleonora

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