Diocesi di Chiavari

Veglia di Pentecoste: l’omelia tenuta dal Vescovo Giampio Devasini

"Cari fratelli e sorelle, domandiamoci: quando un insieme di persone diventa una comunità cristiana?"

Veglia di Pentecoste: l’omelia tenuta dal Vescovo Giampio Devasini

Ieri sera, sabato 23 maggio, in Cattedrale è stata tenuta dal Vescovo diocesano, Giampio Devasini, l’omelia in occasione della Veglia di Pentecoste.

L’omelia

 

“Cari fratelli e sorelle,
domandiamoci: quando un insieme di persone diventa una comunità cristiana? A questa domanda è Gesù stesso a rispondere: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20). E “riunirsi nel nome di Gesù” concretamente cosa significa? Ce lo dice l’esperienza dei due discepoli di Emmaus (cfr Lc 24, 13-53): “riunirsi nel nome di Gesù” concretamente significa alimentarsi della Parola di Dio, ossia della
Scrittura compresa e vissuta nella Tradizione; significa nutrirsi dei Sacramenti, celebrati e vissuti, e soprattutto dell’Eucaristia; significa incarnare la Carità, vivendo i doni dello Spirito nella fraternità (comunione) e nella testimonianza (missione).
Attorno a questi elementi “oggettivi” della presenza di Cristo risorto – Parola di Dio, Sacramenti e Carità – si sviluppano alcuni elementi “soggettivi” che caratterizzano una comunità cristiana: sono quelle “reti di relazioni” che si formano attorno alla Parola di Dio, ai Sacramenti e alla Carità e senza le quali i doni “oggettivi” non sarebbero fruiti, resterebbero impacchettati. Attorno alla Parola di Dio si crea una rete di annuncio e recezione, si forma una comunità che ascolta, medita, approfondisce, trasmette e predica. Attorno ai Sacramenti e specialmente all’Eucaristia si forma una comunità che celebra, sperimenta la forza della grazia, diventa un corpo solo. I carismi mettono in moto reti di relazione improntate alla Carità verso i fratelli di fede, nella logica della comunione delle diversità, e verso gli altri – specialmente i bisognosi e i dubbiosi – nella logica della testimonianza e della missione.

Cari fratelli e sorelle, in questo tempo che vede la fede cristiana sempre più esculturata e cioè sempre più estranea alla vita delle persone, torniamo all’essenziale e cioè a quello che vi ho sinteticamente narrato e non perdiamoci in quelle tragicomiche zuffe che a volte, tra di noi, risucchiano energie e passioni degne di miglior causa: discussioni per la gestione di spazi e strutture e la divisione di competenze, lamentele per lo spostamento degli orari delle Messe o la riduzione del loro numero, risse per l’organizzazione di iniziative parrocchiali, tensioni generate dal parlar male gli uni degli altri e così via.

• Sono tragicomiche zuffe che dicono di servizi ecclesiali vissuti come spazi di potere. • Sono tragicomiche zuffe che esprimono irrisolti disagi esistenziali.  Sono tragicomiche zuffe che comprensibilmente tengono alla larga i soggetti sani. • Sono tragicomiche zuffe che rendono una comunità cristiana non casa accogliente ma recinto respingente. • Sono tragicomiche zuffe che emanano la puzza asfissiante del Divisore e non il buon profumo del Vangelo.

Consiglio a tutti di leggere il romanzo di Jean Mercier intitolato Il signor parroco ha dato di matto, (Ed. San Paolo 2017). La storia assume dei tratti ad un certo punto fantasiosi e grotteschi, ma l’inizio è molto realistico: un parroco ancora giovane, biblista e appassionato alla predicazione e alla liturgia, disponibile per le confessioni e attento alle opere di carità e ai malati, è sommerso quotidianamente da questioni che gli fanno perdere l’equilibrio psicologico: collaboratori che si scontrano fra di loro per questioni ridicole e chiedono l’arbitraggio del parroco, parrocchiani tenacemente fissati su particolari che a loro sembrano importantissimi – come l’impossibile recupero di un vecchio rudere per farne una (inutile) cappellina – e che a lui appaiono irrilevanti… finché il parroco non ne può più e fugge. I tratti del romanzo sono appositamente gonfiati, ma non irrealistici. E il fatto che a volte siano invece i parrocchiani a lamentare con ragione eccessi, mancanze e stranezze del parroco, non toglie mordente a questi quadretti purtroppo presenti nelle comunità cristiane. Ripeto: occorre che tutti torniamo all’essenziale.

Cari fratelli e sorelle, docili al soffio dello Spirito, torniamo all’essenziale e prendiamo rapido commiato dalle tragicomiche zuffe così che ogni comunità cristiana sia sempre più «santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare» (Papa Francesco, EG 28).

Amen.”