LA CERIMONIA

A Santo Stefano d’Aveto l’Arma fa memoria di Badinelli

Nella mattinata di oggi mercoledì 2 settembre, ricorrendo il 76mo anniversario della fucilazione e il centenario dalla sua nascita

A Santo Stefano d’Aveto l’Arma fa memoria di Badinelli
Valli ed entroterra, 02 Settembre 2020 ore 18:01

Nella mattinata di oggi mercoledì 2 settembre, ricorrendo il 76mo anniversario della fucilazione e il centenario dalla sua nascita, l’Arma dei Carabinieri ha fatto memoria di Albino Badinelli, M.O.M.C.

La cerimonia

Alla cerimonia, celebrata quest’anno in forma più semplice per rimanere in sintonia con le norme sanitarie di prevenzione, ha partecipato il Col. Gianluca Feroce, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Genova, il Sindaco di Santo Stefano d’Aveto Giuseppe Tassi e il nipote dell’eroe Vittorio Mazza. Erano rappresentate anche la Compagnia Carabinieri di Sestri Levante, l’Associazione Nazionale Carabinieri e l’Associazione Nazionale Alpini.

Dopo la deposizione delle corone davanti alla lapide che ricorda la fucilazione e la lettura della motivazione della Medaglia d’oro, don Emilio Nicolini, Parroco di Santo Stefano d’Aveto, ha impartito la Benedizione.

Quel 2 settembre del 1944…

Il 2 settembre del 1944, rispondendo ad un ordine perentorio del Maggiore Cadelo, in cui si diceva che se tutti gli sbandati e i renitenti alle armi non si fossero presentati presso la Casa del Fascio di Santo Stefano d’Aveto, avrebbe fatto fucilare 20 ostaggi e incendiato il paese, Albino Badinelli raggiunse spontaneamente il comando, presentandosi a Cadelo. Quest’ultimo appena seppe che era un carabiniere lo considerò un disertore e lo condannò immediatamente a morte tramite plotone di esecuzione. Chiesto di potersi confessare – cosa che gli fu negata – , ebbe tuttavia la possibilità di confidarsi con monsignor Giuseppe Monteverde che, avvertito da un ragazzo, lo aveva raggiunto presso la Casa del Fascio. Il sacerdote ascoltò le sue ultime volontà, lo benedisse raccomandandolo alla Vergine di Guadalupe e gli consegnò un crocefisso. Accompagnato dal monsignore fu portato nei pressi del cimitero e posto di spalle contro il muro fu immediatamente fucilato.

Poco prima di ricevere la scarica mortale esclamò baciando il crocifisso: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno!” Il corpo fu lasciato esposto per ordine di Cadelo, a monito per la popolazione, ma venne trafugato da alcuni paesani guidati da monsignor Casimiro Todeschini, e posto su una scala di legno fu trasportato a spalla fino ad Allegrezze dove venne sepolto dal locale parroco monsignor Primo Moglia nel cimitero, dopo un breve rito funebre. Lasciava la sua famiglia e la fidanzata Albina.

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