Aiuole di plastica: la sciagura continua

Dopo i parchi Canessa e De Martino, l’erba sintetica si insinua anche ai piedi del chiosco della musica

Aiuole di plastica: la sciagura continua
Cronaca Rapallo - Santa Margherita, 30 Luglio 2019 ore 07:15

Una città più verde? O una città più finta? Non sembrano esserci dubbi di fronte all’ennesima riconversione delle aiuole registrata ai piedi del chiosco della musica, dove il praticello circolare ha subito l’ennesima violenza: il manto d’erba naturale – pur ingiallito dall’arsura – si è tramutato in un verdissimo, omogeneo e lucente prato… sintetico. Una filosofia che stride con le promesse di maggiore attenzione ambientale e tutela del verde pubblico propagandate dall’amministrazione; una scelta che, nonostante il gradevole colpo d’occhio (almeno da lontano) e gli indubbi vantaggi in termini di costi e tempi di manutenzione, vogliamo ancora una volta stigmatizzare. A febbraio 2019, quando in una breve fotonotizia puntammo il dito contro un episodio analogo a parco De Martino, suscitammo il biasimo del sindaco Carlo Bagnasco, stupito e incredulo dalle critiche a un intervento pubblico di così straordinaria bellezza (a suo parere – ndr). I lettori più attenti ricorderanno tuttavia che la prima battaglia sul tema risale al febbraio 2017, quando a farne le spese fu il parco Canessa. «Le aiuole in erba sintetica, oltre a durare fino a 15 anni, sono totalmente riciclabili – commentò allora il primo cittadino – Prodotte con plastica riciclata e lattice naturale, fanno risparmiare CO2 e monossido di carbonio prodotti nel costante processo di mantenimento del prato naturale e sono propedeutiche a una migliore conservazione delle piante che traggono beneficio da questo rivestimento del terreno riducendo lo spreco di acqua». Eppure quell’installazione non solo destò la netta contrarietà dei cittadini, ma fu persino oggetto di discussione in Consiglio, grazie a un’interrogazione di Elisabetta Ricci (allora in minoranza). Osservazioni cadute evidentemente nel dimenticatoio, ma la domanda resta sempre la stessa: che tipo di ambiente vogliamo lasciare alle prossime generazioni? Perché se anche i piccoli superstiti spazi verdi urbani diventano improvvisamente finti, non passerà molto tempo prima che i bambini siano costretti a visitare parchi ed orti botanici per potersi stupire del profumo di un fiore o provare la gioia di una semplice, naturale, camminata sui prati.

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