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Rapallo

Balneari: "Investimenti e lavoro a rischio"

Marcia indietro rispetto alla scadenza del 2033. Il Comune proroga le concessioni demaniali fino al settembre 2022

Balneari: "Investimenti e lavoro a rischio"
Cronaca Rapallo - Santa Margherita, 31 Gennaio 2021 ore 10:47

Drastica sforbiciata ai rinnovi delle concessioni balneari: dalla precedente scadenza al 2033 si passa ora a soli due anni di certezza per gli operatori del settore, più precisamente fino al 30 settembre 2022. Il provvedimento è stato emanato ieri dalla giunta comunale in linea con la strada già intrapresa da altri Comuni del Tigullio.

"La decisione è stata presa tenendo conto della normativa vigente e delle indicazioni date dalla Procura di Genova in materia di concessioni - si legge nella nota diramata da piazza delle Nazioni - L’amministrazione, previo approfondimento della situazione a livello legale e giudiziario, ha dunque ritenuto necessario adottare una delibera che, nelle more dell’attuale legislazione in materia di demanio marittimo, dispensi il Comune dall’esposizione a possibili contenziosi da parte dei concessionari demaniali e da eventuali provvedimenti giurisdizionali pregiudizievoli".

Una doccia fredda, specialmente per chi come Mauro Tubino, titolare dei Bagni Lido & Flora, sta portando avanti in questo periodo investimenti importanti. Un caso più unico che raro nel panorama di incertezza in cui vive la categoria. Si stimano tra i 600 e i 700.000 euro i costi dell’intervento di riqualificazione dell’area ai piedi della statua di Colombo, con la realizzazione di un nuovo pontile belvedere di forma rotonda (ispirato alla rotonda sul mare della Rapallo della Bella Epoque) e di una piscina in muratura fruibile come anfiteatro pubblico durante l’inverno.

"Eravamo convinti di andare al 2033. Di avere quindi ancora 15 anni a disposizione che sarebbero stati sufficienti a rientrare dell’investimento in corso - commenta Tubino - Che dire, ormai siamo in ballo e balliamo, non possiamo certamente fare marcia indietro». Investimenti concepiti all’indomani del prolungamento al 2033 che era già stato avallato dal Comune, «con tanto di timbro, versamento delle imposte e relativa registrazione. Pensavamo di avere in mano un atto ufficiale che ci desse qualche certezza, ma evidentemente così non è".

Tra la pressione esercitata dalla Procura di Genova nei confronti dei Comuni costieri liguri e sentenze dei Tar diametralmente opposte tra loro "è una giostra in cui stiamo in mezzo - commenta Tubino - Un provvedimento che lascia l’amaro in bocca, ed anche l’entusiasmo di portare a termine un buon progetto come quello che abbiamo messo in campo viene inevitabilmente sciupato. Il covid ha già prodotto innumerevoli incertezze, a maggior ragione penso che sarebbe stato importante salvaguardare le migliaia di posti di lavoro garantiti da imprese come le nostre".

L’auspicio della categoria è quello di un tempestivo chiarimento a livello nazionale della normativa. Già nei giorni scorsi Fiba Confesercenti si era schierata contro la mancata proroga delle concessioni demaniali marittime, scadute il 31 dicembre scorso, da parte di alcuni comuni del Tigullio.

"La proroga al 2033 era prevista dalla legge 145 del 2018 che dispone, appunto, l'estensione di dodici anni delle attuali concessioni - sottolinea Elvo Alpigiani, referente Fiba per la provincia di Genova - La mancata applicazione di una legge nazionale da parte di un ente locale non è solo illegittima ma crea una situazione di disparità rispetto ai tanti altri comuni liguri e di tutta Italia nei quali, invece, la proroga delle concessioni è stata regolarmente concessa dalle rispettive amministrazioni".

A supporto della tesi dei balneari ci sono i pronunciamenti del Tar della Puglia, che con la sentenza n. 72/2021 ha appunto definito illegittima la mancata proroga delle concessioni, e della stessa Corte di giustizia europea che, nella sentenza del 14/7/2016, aveva rimesso alla competenza dei singoli paesi membri stabilire se il numero delle autorizzazioni per l'esercizio dell'attività fosse o meno da limitare in ragione della scarsità delle risorse naturali su cui insistono le concessioni demaniali.