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“Carisma, tenacia, qualità: il Lavagna del 1990-1991 era davvero uno squadrone”

Il ricordo di una grande impresa

“Carisma, tenacia, qualità: il Lavagna del 1990-1991 era davvero uno squadrone”
Cronaca Chiavari - Lavagna, 06 Maggio 2020 ore 13:16

Paolo Stocchi, Fabrizio Calani, Marco Corradino, Davide Ghione, Pino Brustia, Marco Argenziano, Paolo Garbarino, Andrea Daghino, Piero Cereghino, Valerio Vaira, Ugo Vassallo, Mauro Levaggi, Gianfranco Frugone, Riccardo Dondero, Romeo Verbini, Paolo Ninivaggi, Marco Grosso, mister Roberto Baretto, Paolo Rossi, Riccardo Rota. E’ il Lavagna che, nella stagione 1990/1991, vinse il campionato di Promozione.

“E in quella foto manca un giocatore fortissimo – ricorda Mauro Levaggi, numero 1 di quella squadra fortissima -. Mazzei, in quel periodo faceva il militare, aveva quindi giocato poco ma era davvero forte”.

Una rosa di alto livello, dove oltre a Levaggi, c’era anche il “Principe” Dagnino, che sarebbe poi diventato uno degli allenatori più importanti della nostra zona, per oltre 7 anni in serie D alla Lavagnese.

“Squadra costruita per vincere il campionato, spogliatoio composto da persone carismatiche e toste, con personalità forti – dice Levaggi – amalgama di giovani promettenti ed esperti con fame di vittorie. Abbiamo lottato tutta la stagione col Pontedecimo che è sempre stato davanti in classifica, ma a poche giornate dal termine lo abbiamo raggiunto e superato, andando a vincere il campionato”.

In quella stagione, 1990/1991, fu stata inserita la riforma dei campionati e quindi in serie D non saliva più, come gli anni passati, la vincente di ogni girone, ma solo la prima.

“Per cui spareggio con la Cairese di mister Vella al Mugnaini di Bogliasco. Perdemmo 3-1 e noi salimmo “solo” nell’ attuale Eccellenza – chiosa l’ex portiere – in quella rosa vi erano veramente molti giocatori bravi, credo che ogni domenica il mister avesse difficoltà nella scelta di chi lasciar fuori. L’eleganza di Argenziano, la capacità realizzativa di Brustia, le geometrie di Grosso, il fiato di Ninivaggi, la qualità di Mazzei e Dagnino, il sinistro fatato di Frugone, l’abilità di Rossi e Cereghino, la capacità di concentrazione di Vassallo, e la cattiveria agonistina mischiata ad una capacità di tenere il campo di Vaira, la corsa di Stocchi, Ghione, Calani, Garbarino, Corradino, la prestanza fisica di Dondero, la rapidità di Verbini e Rota”.

Insomma, uno “squadrone” per quell’epoca…

“Credo proprio che ognuno di noi abbia dato, nelle sue capacità, qualcosa a quel gruppo, tutti uniti dall’inizio alla fine per raggiungere lo scopo prefissato. Una unità di intenti che ci ha portato a non mollare quando eravamo distanziati in classifica e alla fine a vincere il campionato” afferma Levaggi.

Levaggi, classe 1968, abita a Chiavari, lavora a Santa Margherita Ligure. Ha iniziato nei Pulcini della Caperanese con mister Giorgio Piazza, poi Entella dove ho giocato fino alla Berretti, poi Cavese, Cavese-Fossese, Fossese, Lavagna, Lavagnese, qualche anno di pausa dal calcio, quindi ha ripreso nella Vecchia Chiavari e per ultimo Sestieri Lavagna dove ha terminato di giocare ed è passato subito ad allenare.

“Sicuramente gli anni trascorsi sui campi mi hanno dato molto sia come gioie sportive, nel mio piccolo – prosegue Levaggi – sia soprattutto per i rapporti con i miei compagni prima e miei giocatori dopo. Delusioni? Sicuramente alcuni comportamenti di dirigenti, e la mia unica retrocessione subita, da calciatore, con i Sestieri”.

Ma non basta questo ad offuscare tutti i momenti positivi che Levaggi ha vissuto nell’ambito calcistico:

“Il passaggio da giocatore ad allenatore è stato molto naturale, già da diversi anni avevo conseguito il patentino, e il mio presidente Lambruschini, appena avuto sentore che avrei smesso di giocare, mi ha chiesto se volevo allenare. Così ho continuato la mia lunghissima permanenza nei Sestieri. Devo ringraziare anche il presidente della Lavagnese Stefano Compagnoni, che in tutti quegli anni ci è sempre stato molto vicino. Io sono entrato nei Sestieri, sotto la sua presidenza, e anche quando è andato a fare il presidente nella Lavagnese, non ci ha mai fatto mancare il suo appoggio. Sicuramente nel passaggio da giocatore ad allenatore devo ringraziare Stefano Bacigalupo e Vitale Amaturo, che mi hanno aiutato moltissimo sia sul campo, sia nella gestione dello spogliatoio”.

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