Il giorno della verità è arrivato. A trent’anni dal 6 maggio 1996, quando la segretaria Nada Cella fu barbaramente uccisa nello studio di via Marsala a Chiavari, la Corte d’Assise di Genova si riunisce oggi per pronunciare la sentenza di primo grado.
Il verdetto è atteso per il primo pomeriggio di oggi, giovedì 15 gennaio 2026. La Procura ha chiesto l’ergastolo per Anna Lucia Cecere, accusata dell’omicidio, e 4 anni per il commercialista Marco Soracco, imputato per favoreggiamento insieme alla madre. Secondo l’accusa, il delitto maturò per gelosia, in un contesto di tensioni personali mai del tutto chiarite.
La difesa punta invece sull’assenza di prove scientifiche certe, definendo l’impianto accusatorio un “mosaico di sospetti” costruito troppo tardi. Mentre l’imputata attenderà l’esito nella sua casa in Piemonte, a Chiavari e Genova l’attesa è febbrile. La madre di Nada, Silvana Smaniotto, dopo decenni di battaglie e archiviazioni, ha scelto di non essere in aula: troppo forte il peso di un’attesa durata una generazione.
Comunque vada, la sentenza odierna segna un punto di non ritorno per la giustizia ligure e per una famiglia che da trent’anni chiede solo di sapere chi ha spezzato la vita di Nada.