Oggi, martedì 20 gennaio, i giudici della Corte di Cassazione si riuniscono per esaminare il ricorso depositato da Rita Repetto, assistita dall’avvocato Paolo Florio, contro il proscioglimento del dottor Paolo Oneda. Mentre la Procura ha scelto di non impugnare il verdetto, la famiglia della vittima prosegue la battaglia legale dopo che, nell’aprile 2025, la Corte d’Assise d’Appello di Milano aveva assolto il medico bresciano con la formula “perché il fatto non sussiste”. La vicenda riguarda la tragica fine di Roberta Repetto (nella foto in alto), la 40enne di Chiavari scomparsa nel 2020 per un melanoma degenerato in seguito all’asportazione di un neo effettuata su un tavolo da cucina all’interno del centro olistico Anidra di Borzonasca. La sentenza arriverà probabilmente in tarda serata.
Le assoluzioni
Nonostante le condanne iniziali in primo grado, l’iter giudiziario ha subito una radicale inversione nei gradi successivi: il fondatore della struttura in Valle Sturla, Paolo Bendinelli, è già uscito definitivamente dal processo con un’assoluzione piena, motivata dai giudici con la scelta consapevole della donna di seguire uno stile di vita naturista e la sua diffidenza verso i protocolli medici convenzionali.
Anche l’ex rappresentante legale del centro Maria Teresa Cuzzolin è stata scagionata da ogni accusa, così come la psicologa Paola Dora.
Il pronunciamento odierno della Suprema Corte mette un punto definitivo su una delle pagine di cronaca più dolorose del Tigullio, stabilendo se vi siano i margini per riconsiderare la responsabilità del medico in quei mesi di agonia senza controlli medici specialistici.