il caso

Comitato pendolari in protesta: «Ora basta, Trenitalia ci ignora. I nuovi orari sono un insulto»

Entreranno in vigore dal 1° marzo e mettono in difficoltà molti lavoratori

Comitato pendolari in protesta: «Ora basta, Trenitalia ci ignora. I nuovi orari sono un insulto»

Il Comitato Pendolari alza le barricate contro i nuovi orari ferroviari che entreranno in vigore dal 1° marzo. La denuncia è netta: «È l’ennesimo atto di prepotenza. La nostra vita quotidiana viene calpestata senza alcun preavviso».

Due mesi di inferno per lavoratori e studenti

Il cuore del problema sono i lavori sulla linea che dureranno ben due mesi. Le modifiche ai treni del mattino, quelli utilizzati da chi deve raggiungere l’ufficio o l’università, rischiano di paralizzare il territorio.

«Non permetteranno a nessuno di arrivare puntuali — spiegano dal Comitato — obbligando le persone a chiedere permessi lavorativi o a fare alzatacce improponibili».

«Regione e Trenitalia ci chiamano solo per le sfilate»

Il Vice Presidente del Comitato, Cristiano Magri, usa parole durissime anche contro la gestione politica della vicenda. L’accusa è quella di essere sistematicamente ignorati dagli uffici regionali e dai vertici di Trenitalia.

«Non vogliamo essere chiamati solo per le presentazioni in pompa magna delle loro attività. Chiediamo tavoli tecnici veri: vogliamo essere coinvolti nelle decisioni che cambiano la vita dei pendolari prima che queste vengano prese».

Le richieste: ripristino immediato e treni veloci

La piattaforma di protesta è chiara. Il Comitato non chiede solo di tornare indietro sugli orari, ma avanza proposte concrete:

  • Ripristino immediato degli orari esistenti per i treni dei pendolari.

  • Spostamento dei lavori in fasce orarie meno critiche.

  • Garanzie sui nuovi treni: il Comitato attende risposte sulla sostituzione dei materiali Frecciabianca (FB) e Frecciargento (FA) chiesta già lo scorso 27 gennaio, con l’inserimento di materiale veloce a lunga percorrenza negli orari di punta.

«Rimaniamo in attesa di una convocazione, fiduciosi in un confronto costruttivo — conclude Magri — ma la pazienza è finita. Pretendiamo rispetto e ascolto». La palla passa ora a Regione e Trenitalia, ma il clima nelle stazioni del Levante è più teso che mai.