Emergenza sanitaria

Coronavirus, ecco perché la Liguria diventa zona arancione

Sono due le criticità principali, l'occupazione dei posti letto in ospedale, fra le più alte, e il cedimento del sistema di tracciamento: in più di un caso su due, non si rintracciano più i contatti a rischio

Coronavirus, ecco perché la Liguria diventa zona arancione
Chiavari - Lavagna, 10 Novembre 2020 ore 19:06

Il passaggio da zona gialla a zona arancione di allarme Coronavirus per la Liguria è stato un tema molto discusso in questi giorni, con messaggi anche molto contradditori fra loro all’interno delle dichiarazioni della politica. Ma, nella sintesi dell’ultimo report di monitoraggio Covid-19 del Ministero della Salute, si possono notare quali siano gli elementi più critici sul nostro territorio.

Coronavirus, ecco perché la Liguria diventa zona arancione

Se è vero che l’Rt – il tasso di trasmissione – del contagio in Liguria è piuttosto basso rispetto a molte altre regioni (1,37, comunque nella fascia del cosiddetto 3° scenario di gravità su quattro), questo va però correlato all’incidenza: su una media nazionale di circa 500 casi per 100mila abitanti, infatti, la Liguria ha ben 776 casi, ossia è la regione dove, in proporzione alla popolazione residente, vi è il maggior numero di positivi dietro solo a Lombardia (878), Val D’Aosta (1207) e la provincia autonoma di Bolzano (829). Cioè, da noi il contagio cresce più lentamente che altrove, ma lo fa partendo da numeri più alti, il che compensa – in male – la situazione.

In generale, comunque, la criticità ligure è l’alta probabilità di diffusione dovuta non solo agli alti numeri, ma alla sofferenza del sistema sanitario e di tracciamento. Quest’ultimo ha palesemente ceduto: la Liguria è infatti penultima, davanti solo alla toscana, per numero di positivi per i quali sono stati tracciati i contatti stretti a rischio: operazione riuscita solo nel 44,5% dei casi. In più di metà dei casi, dunque, le catene di contagio restano del tutto ignorate. Molte altre regioni d’Italia sono ancora al 100% o nella sua prossimità. Questo contribuisce ad alzare progressivamente anche la proporzione fra positivi e tamponi effettuati, salita in soglia di allarme al 18% rispetto al 16,6% dello scorso monitoraggio. In sostanza, per semplificare: non riusciamo a fare abbastanza test e tamponi.

Molto allarmante, infine, anche l’occupazione dei posti letto nei nosocomi, al 49%, con – per tutte le ragioni suddette – un’altissima probabilità di escalation nelle prossime settimane a quote ancora più alte con il rischio di collasso degli ospedali. La Liguria è la seconda regione con la maggior percentuale di posti letto di media intensità occupati (dopo la Val D’aosta all’84%, e davanti al Piemonte al 44%, mentre gran parte delle altre regioni sono fra il 15 e il 35% circa), mentre la situazione è lievemente migliore per le Terapie Intensive, occupate in Liguria al 25%, dietro a Umbria (40%), Lombardia (32%), Val d’Aosta (29%) e a parità col Piemonte.

Il riepilogo di questi indicatori ben chiarisce in conclusione il perché dell’allarme che va salendo: in Liguria è “segnalata una trasmissione non gestibile in modo efficace con misure locali“, e l’impatto sulla realtà sanitaria è alto, con “sovraccarico in aree mediche ed evidenza di nuovi focolai in RSA/case di riposo/ospedali“.

LEGGI QUI l’intera tabella sintetica del monitoraggio nazionale

Top news
Glocal News
Foto più viste
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità