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Emergenza sanitaria

Coronavirus, Toti contesta la classificazione della Liguria da parte dell’ISS: «Non coerente con la realtà»

Per l'Istituto Superiore di Sanità, la Liguria è ad alto rischio. Ma secondo Toti «il giudizio è falsato nei presupposti» e la nostra regione sarebbe «fra le migliori d'Italia per ospedalizzazioni, incidenza ed Rt»

Coronavirus, Toti contesta la classificazione della Liguria da parte dell’ISS: «Non coerente con la realtà»
Cronaca 19 Dicembre 2020 ore 07:38

«Oggi l’Istituto Superiore di Sanità ha classificato la Liguria a rischio alto. È una scelta che condivido poco ed è chiaro il perché: siamo al quarto posto tra le regioni per bassa incidenza del virus, con un’incidenza su 10mila abitanti che è passata da 8 nel periodo di picco più di un mese fa a 1,8 di oggi, stabile nell’ultima settimana, e abbiamo un Rt tra i più bassi d’Italia. La colpa è del metodo che contestiamo da tempo e che tiene conto variazioni percentuali e non delle quantità assolute. Certamente essere tornati in zona gialla ha prodotto una variazione percentuale pari a 0,1% di alcuni parametri: questo ha determinato la valutazione dell’Iss che procede secondo un’analisi percentuale e non dei numeri assoluti. Credo sia uno schema di gioco e di analisi non coerente con la realtà e di cui avevamo chiesto una modifica già a novembre. Resta il fatto che la Liguria per i dati di ospedalizzazione, per l’incidenza e per il valore di Rt è una delle migliori d’Italia e credo che sia un giudizio falsato nei presupposti quello che procede alla classificazione a seconda delle variazioni percentuali. In questi giorni prenatalizi in cui la Liguria è stata in fascia gialla i comportamenti possono produrre un innalzamento dell’Rt, ma l’importante è che resti sotto controllo com’è oggi, indubitabilmente».

Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha fatto ieri sera il punto sull’emergenza Covid, rifiutando non solo le stime, ma addirittura il metodo scientifico adottato dall’ISS nel monitoraggio territoriale. Metodo che, pur col giudizio negativo di Toti, è incentrato anche sulle variazioni percentuali: perché ha lo scopo di misurare un trend, che, se in crescita, richiede intervento per prevenire la ripresa esponenziale anziché aspettare che sia troppo tardi per curare una diffusione tornata sotto controllo. Secondo l’ISS, dunque, la Liguria è fra le tre regioni a rischio più alto di diffusione del contagio, proprio anche in virtù di questi rimbalzi del trend.

Coronavirus, Toti contesta la classificazione della Liguria da parte dell’ISS: «Non coerente con la realtà»

«Anche i dati di oggi sono coerenti con la discesa continua del virus – aggiunge Toti – e anche del numero degli ospedalizzati. Coerentemente, scende anche il numero totale di casi positivi sul territorio (-112 rispetto a ieri) e il numero di cittadini isolati al domicilio, che oggi sono 6.680 persone (-498 unità rispetto a ieri). Calano anche gli ospedalizzati di 29 pazienti: siamo scesi sotto la soglia degli 800 ricoverati che ci eravamo prefissati e che abbiamo raggiunto. Abbiamo purtroppo – aggiunge Toti – un numero ancora alto di morti, alcuni dei quali deceduti nei giorni scorsi, anche a novembre, ma registrati oggi. è un elenco lungo che purtroppo si trascina da tempo e dipende dall’età media elevata dei nostri pazienti».

Per quanto riguarda il piano vaccinale, «il 26 dicembre Pfizer consegnerà al governo le prime dosi, poche migliaia ma simboliche. Alla Liguria arriveranno 320 dosi il 27 dicembre: saranno destinati all’Ospedale Policlinico San Martino dove partiremo con le vaccinazioni contestualmente ad una Rsa che individueremo con la nostra task force. A gennaio arriverà la prima tranche importante di 60mila vaccini nei 15 presidi individuati dal nostro piano vaccinale regionale».

In merito alle misure del governo «si è deciso di sospendere dal 24 dicembre al 6 gennaio il meccanismo di ‘zonizzazione’ del paese legato al rischio epidemico, quindi la divisione delle Regioni tra gialle, arancioni e rosse. Saremo tutte automaticamente rosse nei festivi e prefestivi, arancioni nei giorni feriali, con tutte le misure previste per quelle fasce di rischio: è un meccanismo che non condivido, avrei ritenuto più opportuno mantenere la regola del criterio di rischio con un’analisi puntuale dei dati. Credo che questo avrebbe consentito di mantenere uno spicchio in più di mobilità per i nostri cittadini e la possibilità di lavorare un po’ di più per le nostre attività, per i nostri artigiani, ristoratori, baristi e le loro filiere, soprattutto quella agroalimentare. Detto questo, la Liguria applicherà il decreto legge nel modo più rigoroso possibile. Resta il profondo convincimento che chiudere di più dove le zone arancioni e rosse sono indispensabili e chiudere meno dove i dati lo consentono avrebbe aiutato di più economia nazionale, già in fortissima difficoltà», conclude Toti.

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