Cronaca
Sanità

Da pallanuotista a infermiera, la storia di Giulia

Viacava, 26 anni, sta lavorando nella struttura Rsa "Città di Genova Nervi"

Da pallanuotista a infermiera, la storia di Giulia
Cronaca Rapallo - Santa Margherita, 12 Aprile 2020 ore 13:15

Ha tolto costume e calottina, per indossare camice e mascherina. Giulia Viacava, 26enne di Sori, difensore dell’Ekipe Orizzonte Catania e della nazionale italiana di pallanuoto da quando è esplosa la pandemia Coronavirus è diventata, a tutti gli effetti, infermiera nella struttura “Città di Genova Nervi”, una Rsa che è una casa di riposo per anziani.

Il passaggio è stato, per lei, quasi naturale essendo figlia di un chirurgo (papà Alberto lavora all’ospedale Villa Scassi di Genova) e di una infermiera (mamma Monica presta servizio in un ambulatorio di Nervi).

"Non sono proprio fatta per stare a casa – sorride Giulia che, prima dell'avventura al Catania, ha giocato anche a Rapallo e Bogliasco -. Avevo alcune proposte attraverso la Croce Rossa a Bergamo, Milano e Pavia ma tutte prevedevano un impiego in terapia intensiva. Io in quel campo non ho esperienza, sarei stata solo d’intralcio. Allora ho cercato qualcosa dove potevo davvero dare una mano".

E la Viacava non si è lasciata sfuggire l’occasione di entrare nella struttura “Città di Genova Nervi” e poter dare concretamente un aiuto. Ora, non si tratta di marcare un centroboa, la sua sfida è contro un male invisibile.

"Siamo quattro infermieri per 65 persone – afferma Giulia -. A causa anche di malattie il personale era ridotto. Facciamo turni lungi. Il primo giorno ho fatto dalle 7 alle 21, poi due notti di seguito. Le mie compagne di pallanuoto mi sostengono con tanti messaggi. Mio papà mi ha fatto avere dispositivi per potermi proteggere come le mascherine".

Insomma, Viacava si è già calata nella sua parte, forte della laurea in Scienze Infermieristiche. La pallanuoto può attendere.

"Già da bambina, ho sempre avuto desiderio di aiutare gli altri. Sono stati i miei genitori a trasmettermelo. C’è tanta gente che vorrebbe aiutare, ma non ha mezzi e conoscenze. Io mi sentivo inutile a casa. Sarebbe stato da egoisti restarci".