Cronaca
Chiavari

Delitto Nada Cella, indagata minaccia criminologa

Attraverso audio mandati via WhatsApp

Delitto Nada Cella, indagata minaccia criminologa
Cronaca Chiavari - Lavagna, 09 Novembre 2021 ore 14:44

Tra il materiale al vaglio della procura nell'ambito della inchiesta sulla morte di Nadia Cella ci sono anche degli audio mandati via WhatsApp da Annalucia Cecere, l'ex insegnante indagata per l'omicidio della segretaria, alla criminologa Antonella Pesce Delfino che aveva iniziato a studiare il vecchio fascicolo dell'omicidio e che ha fatto riaprire il caso quest'anno.

Attraverso audio mandati via WhatsApp

I messaggi risalgono all'agosto 2019 e sono stati formulati da Cecere, la quale sembra sottolineare considerazioni fatte dalla criminologa. "Senti, non fare la finta tonta eh... hai capito con me... Ora faccio riaprire il caso, stai tranquilla... anzi ho saputo adesso da Chiavari... parlato ora con la polizia di Chiavari che forse è stato già riaperto il caso, sta tranquilla... ti ci trascino per i capelli, eh? Poi ti faccio fare le domandine, indovina indovinello.. quale zoccola è venuta a casa mia?" "Ma dai non fare la finta tonta stronza... ma come facevi a sapere che uscivo con (...) e di tutti i c... miei e con quello bassino con (...) . Come facevi a saperlo? Hai paura, eh? adesso son qua, non ti preoccupare". Oltre a Cecere, difesa dall'avvocato Giovanni Roffo, sono indagati il commercialista Marco Soracco e l'anziana madre. Questi due, difesi dall'avvocato Andrea Vernazza, sono accusati di false dichiarazioni al pm per avere mentito sui reali rapporti tra il professionista e l'ex insegnante. A fare riaprire il caso è stata la determinazione della criminologa Antonella Pesce Delfino, insieme all'avvocata Sabrina Franzone, che ha riletto gli atti della vecchia indagine scoprendo particolari sottovalutati. Per gli inquirenti Cecere avrebbe ucciso per gelosia nei confronti di Soracco, che avrebbe avuto un interessamento invece per la segretaria, e per prendere il suo posto di lavoro. Tra gli elementi al vaglio anche alcuni bottoni trovati all'epoca in casa dell'indagata uguali a uno trovato sotto il corpo della segretaria.