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Dona la sua palazzina ai bisognosi e poi si suicida: shock a Lavagna

Luigi Marini si è tolto la vita ieri sera, subito dopo aver coronato il sogno concretizzatosi in 18 alloggi per i meno abbienti: «È stato un uomo straordinario e generoso»

Dona la sua palazzina ai bisognosi e poi si suicida: shock a Lavagna
Cronaca Chiavari - Lavagna, 28 Ottobre 2018 ore 08:04

La mattina ha personalmente tagliato il nastro della palazzina che ha donato ai più bisognosi: si tratta di Luigi Marini, 98 anni, ex odontotecnico a Lavagna e Cogorno. La donazione è alla fondazione che porta il suo nome e quello del fratello Giuseppe, morto suicida 10 anni fa. Avrebbe dovuto essere dunque una giornata di festa, e di riconoscenza per Marini, uomo nato in povertà e che è finalmente riuscito a realizzare il suo desiderio di donare a chi come lui ha conosciuto e conosce gli stenti una struttura, a sue spese completamente ristrutturata, che offrirà 18 alloggi ad anziani autosufficienti ma in difficoltà economiche provenienti dai Comuni di Lavagna, Chiavari, Ne, Cogorno e Carasco, a prezzi “politici”. «Un gesto generoso, commovente che assume ancor più importanza in questo momento non facile che sta vivendo la comunita’ Lavagnese» ha scritto ieri sul suo profilo Facebook il consigliere regionale Claudio Muzio, che ha anche pubblicato alcuni scatti della cerimonia (fra cui quello in evidenza e quello a fianco).

Ma la giornata lavagnese di ieri non si guadagna l’apertura del Levante del Secolo XIX di oggi tanto per questo, quanto per il suo inatteso, straziante epilogo: dopo la cerimonia Marini rientra a casa, quella stessa casa dove 10 anni fa il fratello Giuseppe si era tolto la vita. Si punta una pistola – regolarmente detenuta – alla testa, e anch’egli si uccide premendo il grilletto. Non muore sul colpo, ma poco dopo, durante il disperato trasporto al San Martino di Genova effettuato in massima urgenza dai sanitari del 118, che nulla hanno potuto fare per salvargli la vita. Sempre sul Secolo XIX di oggi, Giuliano Vaccarezza, già sindaco di Lavagna e membro del consiglio d’amministrazione della Fondazione Marini, si dichiara incredulo e sorpreso, cercando di trovare una spiegazione all’estremo atto: «Forse le emozioni di ieri mattina sono state troppo forti per lui, da tempo era stanco e malato. È stato un uomo straordinario e generoso». Forse Marini ha voluto darsi in autodeterminazione il riposo dopo esser finalmente riuscito a coronare il suo sogno, e dunque nel suo atto potrebbe esservi meno tristezza e disperazione di quella che siamo abituati a riscontrare nei suicidi: non lo sappiamo, ed obiettivamente non ci riguarda. Ma in un modo o nell’altro, che Marini abbia stretto i denti proprio sino a quel coronamento non fa che ribadire la straordinaria generosità, altruismo – e dunque forza d’animo – citata proprio da Vaccarezza. Di fronte a un uomo simile ci si può solo levare il cappello.