La storia

Le elezioni americane viste dal tigullino Giovanni Corrado

Dopo la vittoria di Joe Biden come presidente degli Stati Uniti d’America, abbiamo fatto due chiacchiere con Giovanni Corrado, 23 anni, partito a soli 17 anni dal Tigullio per l’America ed entrato a 20 come stagista all’ufficio stampa della Casa Bianca.

Le elezioni americane viste dal tigullino Giovanni Corrado
Chiavari - Lavagna, 21 Novembre 2020 ore 11:24

Un tigullino in America: dopo la vittoria di Joe Biden come presidente degli Stati Uniti d’America, abbiamo fatto due chiacchiere con Giovanni Corrado, 23 anni, partito a soli 17 anni dal Tigullio per l’America ed entrato a 20 come stagista all’ufficio stampa della Casa Bianca.

Giovanni, come è nata la tua carriera politica e come hai vissuto queste elezioni?

“La mia carriera politica è nata in America anche grazie a Donald Trump. La sua Casa Bianca, nell’estate del 2017, mi ha aperto le porte per l’esperienza più bella della mia vita: mi avevano selezionato come stagista e collaboratore stampa all’interno del West Wing. Quell’esperienza mi ha segnato per sempre, nonché dato l’opportunità di confrontarmi sempre di più con tutto il panorama politico americano ed anche Italiano. Che sono di parte è chiaro: io sono un repubblicano. Ma sono anche un analista politico, e amo condurre le mie analisi con un certo grado di imparzialità. Per questo motivo racconto l’atmosfera vissuta in America durante queste elezioni lunghe più di 16 mesi, le reazioni dell’elettorato alla quasi certa vittoria di Biden, la mia visione e speranza per l’America di domani”.

Che “aria” hai respirato in queste elezioni?

“Riavvolgendo il nastro, in America si respirava aria di conflitto fin dall’anno scorso, quando Biden annunciò la sua campagna elettorale. Un susseguirsi di eventi, covid prima di tutti, hanno portato ad uno scontro feroce tra repubblicani e democratici. Essendo immerso nel movimento giovanile conservatore, ho visto in prima linea come le varie sfaccettature del partito repubblicano hanno affrontato queste elezioni. Dal punto di vista dell’elettorato, i seguaci di Trump hanno vissuto questo scontro come una sfida per salvare l’America da socialismo, saccheggi cittadini dei protestanti di Black Lives Matter, e da un Biden ormai considerate troppo vecchio ed acciaccato. Dall’altro lato i seguaci di Biden hanno vissuto un clima di speranza nel ritorno alla normalità. Una speranza caratterizzata dal suo slogan in primis, “Fight for the Soul of America” o “Combatti per l’anima dell’America.”

Sondaggisti, analisti, e quant’altro preannunciavano una vittoria a mani basse per Biden. Come abbiamo tutti potuto vedere, così non è stato. Per l’ennesima volta si è sottovalutato la potenza elettorale che è Donald Trump, capace di ricevere più di 72 millioni di voti (la cifra più alta di sempre per un presidente uscente.) Ciò non detrae dal fatto che Biden e la sua campagna elettorale hanno preso sul serio Trump, essendo bene a conoscenza di quanto attaccato a lui sia la sua “base” di elettori. Biden ha ricevuto oltre 75 millioni di voti, il più alto numero di preferenze nella storia di un candidato presidenziale. C’è da precisare che questi numeri, alti di per sé, sono anche dovuti ad un affluenza storica quasi del 67%”.

Che aria si respira tra i conservatori, dal tuo punto di vista?

“Tra i conservatori si respira un’aria piena di rabbia tutt’oggi. Una rabbia dovuta ad una convinzione netta che ci siano stati brogli elettorali dovuti al voto per posta. Dubbi legittimi da un lato, dato che Donald Trump stava stravincendo le elezioni fino a che sono “sbucate” centinaia di migliaia di schede elettorali per Biden durante la Notte Americana. Tra i liberali democratici si respira un senso di sollievo, di voglia di tornare al passato, senza rivoluzionare particolarmente un sistema malato da tempo”.

NDR: Doveroso sottolineare, nello spirito del fact checking, che il recupero di Biden è stato dovuto al fatto che i voti inviati via posta sono stati come previsto – e in molti casi proprio per disposizioni pretese dai repubblicani, che hanno proibito si potessero anche solo toccare le schede inviate via posta prima della notte elettorale con l’ulteriore ovvio risultato di rallentare di conseguenza le operazioni di spoglio – conteggiati tutti solo alla fine, dopo che erano stati conteggiati i voti in presenza. Il voto via posta è sempre tradizionalmente stato più utilizzato dagli elettori democratici, a maggior ragione lo è stato in questa tornata elettorale in cui le due campagne hanno fatto inviti opposti ai propri elettori: Biden incoraggiando a votare via posta, per prevenire i rischi di contagio Covid, Trump invitando a votare di persona al seggio. Inevitabilmente, dunque, il voto via posta conteggiato alla fine ha favorito massicciamente – senza alcuna sorpresa imprevista – i democratici, essendo stato nella quasi totalità utilizzato dai loro elettori. Non è dunque “sbucato” nulla: si sono semplicemente contati tutti i voti, parte dei quali si erano semplicemente tenuti per ultimi, cosa che del resto si sta confermando in tutti i riconteggi fatti in questi ultimi giorni, come in Georgia, dove lo scarto fra i due candidati era risicato ma è stato ulteriormente certificato.

Come vedi Biden?

“Di Biden penso che sia un politico di professione. Una persona in politica da 50 anni come senatore, poi vicepresidente, ed ora potenzialmente presidente. Come tale, Biden conosce le regole del gioco, e lo rispetta. Non è una minaccia al “Sistema” come lo è Trump, il quale é riuscito a mettersi tutti contro: dal Congresso ai media sino ad Hollywood e molti altri. Il “Sistema” lo ha punito, come a dirgli: “Tu non sei più forte di me!”. Biden, dopotutto, é un democratico classico. Non é un progressista, fa ancora parte di quell’ala moderata del Partito Democratico che riesce ancora a collaborare con l’opposizione. Una sua eventuale presidenza, per questi motivi, non mi preoccupa fondamentalmente”.

Cosa ti preoccupa, allora?

“Il futuro del Paese che mi ha donato molte opportunità: gli Stati Uniti. Siamo ad un punto di rottura, il Paese è spaccato in due in fazioni sempre più violente, ideologiche, ed amareggiate. I democratici vedono i repubblicani come nazisti bigotti. I repubblicani vedono i democratici come abitanti del mondo delle favole. Il divario ideologico e civile tra questi due “popoli” è sempre più marcato. Tanto da far nascondere a molti elettori “Trumpiani” la loro preferenza per paura di ripercussioni lavorative e personali. L’odio della sinistra americana per quell’uomo ha portato anche a questo, purtroppo”.

Cosa ti aspetti, oggi?

“Ho la speranza in un’America che si rialzerà e tornerà ad essere un modello da seguire per il mondo. Un’America che finalmente farà i conti con la minaccia del Partito Comunista Cinese, un’America che tornerà alle proprie origini: la libertà di espressione, il capitalismo libero, e la riduzione dei poteri governativi. Il “sogno americano” è vivo e vegeto, io ne sono testimone. E molti altri lo saranno negli anni a venire, indipendentemente da chi é il presidente. Perché l’America è un ecosistema di innovazione”.

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