Escherichia Coli e divieti di balneazione: perché? Facciamo chiarezza

Cos'è davvero l'Escherichia Coli? È pericoloso? E perché pochi giorni sono bastati affinché l'allarme a Sestri Levante rientrasse? Cosa c'entra la pioggia? Un piccolo approfondimento per rispondere a queste domande

Escherichia Coli e divieti di balneazione: perché? Facciamo chiarezza
Cronaca Sestri - Val Petronio, 26 Maggio 2019 ore 15:48

Le ordinanze di divieto di balneazione degli scorsi giorni a Sestri Levante e Riva Trigoso, scattate dopo i rilievi dell’Arpal del 20 maggio che avevano mostrato livelli sopra la soglia di guardia della presenza di Escherichia Coli nelle acque costiere, e rientrate poco dopo i nuovi campionamenti di verifica effettuati il 23 – che hanno portato alla revoca delle ordinanze stesse dati i risultati rientrati nella norma – hanno fatto discutere molto, soprattutto sui social, ed evidenziato una diffusa confusione e scetticismo da parte del pubblico su cosa sia il batterio E. Coli e perché si cerchi proprio quello. Proviamo a fare un poco di chiarezza.

Escherichia Coli, il “batterio buono” dei cartoni

Sebbene in certi casi anche alcuni specifici ceppi di Escherichia possano essere agenti eziologici di malattie intestinali ed extraintestinali, normalmente l’E. Coli è un comune simbionte dell’organismo umano assieme ad altri enterococchi commensali. L’Escherichia, infatti, è la specie principale e più nota di batteri che vivono nel tratto inferiore dell’intestino di tutti gli animali a sangue caldo, esseri umani compresi: non costituiscono un pericolo ma, anzi, sono indispensabili alla corretta digestione ed assimilazione dei nutrienti. Chi ha più di 30 anni sicuramente li ricorderà dipinti come i simpatici e un po’ goffi “batteri buoni” nel cartone animato educativo degli anni ’80 “Siamo Fatti Così” (o “Esplorando il Corpo Umano”, a seconda della titolazione rispettivamente Fininvest/Mediaset o De Agostini).

È la loro eventuale assenza ciò che comporta spesso problemi di salute: ad esempio, tutti saprete che alcuni dei tipici effetti collaterali dell’assunzione prolungata di antibiotici sono i problemi intestinali. Questo avviene proprio perché le terapie antibiotiche poco possono distinguere fra batteri “buoni” e “cattivi”, falcidiando dunque anche la flora batterica intestinale utile al processo digestivo. Non a caso, infatti, alle terapie antibiotiche vengono comunemente associati integratori probiotici, per il riequilibrio della flora intestinale: questi integratori altro non sono che “bombe” batteriche, il cui scopo è sostituire quei microrganismi fisiologici che sono stati uccisi, vittime collaterali degli antibiotici. Alcuni di questi integratori sono anche proprio a base di certi ceppi di Escherichia.

Escherichia e balneazione, che ci azzecca?

Ma allora perché si vieta la balneazione se si trovano troppi E. Coli in mare? Perché, proprio data la loro succitata natura, sono utilizzati come un “marker”, un fenomeno “spia”: sono, insomma, il principale indicatore di contaminazione fecale. Per farla semplice, se nell’acqua ci sono tanti Escherichia che normalmente sono associati alle feci, in quantità sopra la norma, può essere ragionevole dedurre che vi possa essere anche molto altro. Può trattarsi, ad esempio, di un indizio di sversamenti fognari o problematiche ai sistemi di depurazione degli scarichi, che possono portare con sé ben più seri agenti patogeni od inquinanti. Non si può infatti cercare “alla cieca” un numero virtualmente illimitato di diversissimi agenti patogeni o sostanze chimiche potenzialmente pericolose, senza sapere “cosa” si stia effettivamente cercando, sarebbe tecnicamente impossibile: si cerca dunque un batterio “semplice” e “standard” che sappiamo ci sarà per forza in casi simili, ed in base alla sua osservazione deduciamo indirettamente se vi è una situazione di potenziale pericolo per via di altri patogeni correlati a tali fenomeni. Sono questi la preoccupazione principale, sebbene anche l’Escherichia di per sé può potenzialmente creare qualche problema in casi particolari (ad esempio in caso di massiccio contatto con le vie urinarie, ma è molto difficile che ciò avvenga per l’esposizione attraverso la balneazione).

E la pioggia, cosa c’entra?

Resta una domanda, a questo punto: come spiegato dal Comune di Sestri Levante, il temporaneo sforamento della soglia di guardia riscontrato nei rilievi Arpal del 20 maggio è presumibilmente attribuibile alle copiose piogge verificatesi in concomitanza con il prelievo dei campioni. Che rapporto di causa effetto può esserci? Ebbene, come intuibile, essendo l’E. Coli un “termometro” della qualità delle acque che si riversano in mare, il rapporto fra precipitazioni e qualità di quel che raggiunge la foce dei corsi d’acqua è inevitabilmente assai stretto. Precipitazioni intense possono mettere in difficoltà, “sovraccaricare” gli impianti di smaltimento delle acque cittadine ma anche portare improvvisamente in mare una gran quantità di sostanze che sino a quel momento erano in sospensione proprio nei corsi d’acqua ed arrivavano solo in quantità limitate, pian piano, in mare.

Per fare un assai semplicistico paragone: dopo una pioggia torrenziale e la piena di un fiume, l’acqua del mare alla sua foce sarà per forza torbida, piena della fanghiglia trasportata dalla piena. Questo però ovviamente non significa che il mare in sé sia inquinato, bensì è un inevitabile fenomeno temporaneo e limitato a quella ristretta area costiera. Finite le piogge, la situazione tornerà alla normalità nel giro di pochi giorni se non ore. Questo è, all’incirca, ciò che hanno attestato i due distinti prelievi dell’Arpal. Ed ecco spiegato come e perché possa essersi trattato di un fenomeno transitorio che non dovrebbe destare particolari preoccupazioni sistemiche.

Escherichia Coli: l’amico dei diabetici (e dei suini)

Per chiudere, un’ultima curiosità sull’utilità dell’Escherichia Coli per gli esseri umani. L’insulina è un ormone proteico indispensabile alla regolazione del metabolismo del glucosio. I malati di diabete non la producono in quantità sufficiente e, dunque, per sopravvivere hanno bisogno di quotidiane somministrazioni di essa da fonti esterne. Sino a non molti anni fa, prima dell’avvento dell’ingegneria genetica, l’insulina farmaceutica si ricavava direttamente dal pancreas dei maiali: gran passo avanti per la medicina, ma non senza problemi, infatti quell’insulina di origine animale causava non di rado effetti collaterali di intolleranza ed allergici, con conseguenze anche gravi (molto gravi: cosette come la cecità e la morte). Tra la fine degli anni ’70 ed i primi ’80 diventò invece una delle prime proteine ad essere ottenute con la tecnica del DNA ricombinante, proprio combinando alcuni geni umani con dei batteri, che assumevano così il ruolo di “fattorie” di insulina questa volta perfettamente identica a quella umana, e quindi a rischio pressoché zero di fenomeni di intolleranza. Questi batteri erano nientepopodimeno che… Escherichia Coli. E lo sono ancora oggi. Con tutta soddisfazione dei malati e, va detto, anche dei poveri maiali, che non devono più essere sfruttati per la sua sintesi.

 

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