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Festival della Comunicazione, torna la Summer School in Comunicazione digitale

Dal 13 al 25 settembre 2021, le borse di studio permettono di coprire i costi di partecipazione

Festival della Comunicazione, torna la Summer School in Comunicazione digitale
Cronaca Golfo Paradiso, 26 Maggio 2021 ore 15:48

Sarà dal 13 al 25 settembre 2021 la seconda edizione della Summer School in Media ecology e Comunicazione digitale, organizzata da Frame-Festival della Comunicazione insieme a Università di Genova, Università di Torino-Scienza Nuova, Istituto di Management Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Istituto Italiano di Tecnologia, in collaborazione con il Comune di Camogli e la Regione Liguria.

Percorso triennale di formazione

Un percorso di formazione intensivo e residenziale che mira a perfezionare e aggiornare la preparazione dei giovani laureati – con laurea magistrale o triennale – per affrontare con più competitività l’ingresso nella realtà lavorativa e imprenditoriale. Con l’obiettivo di fornire a neolaureati, dipendenti di aziende e startupper quelle competenze cognitive, tecniche e interpretative per diventare professionisti dell’informazione nel mondo aziendale, qualunque sia il business di riferimento. Nodo centrale della Summer School è la continua trasformazione dell’ecosistema mediatico, ancora più rapida e profonda dall’arrivo della pandemia in poi, in un contesto in cui è fondamentale non solo comprendere il carattere evolutivo del mondo della comunicazione, ma anche saperne leggere la complessità, i punti critici e le contraddizioni.

Nelle due settimane della scuola estiva si alterneranno lezioni teoriche, casi pratici presentati da aziende o centri di ricerca e progetti da sviluppare in piccoli gruppi di lavoro, per favorire la contaminazione e la condivisione di saperi tra persone con percorsi universitari diversi e provare le capacità sul campo. Il tutto all’interno di una rete di relazioni di vasto respiro, per un networking di valore. Il programma delle lezioni frontali è concepito in modo da fornire gli elementi teorici essenziali e alimentare un approccio attivo, motivato e visionario all’attività pratica. Mentre il programma
applicativo viene offerto in collaborazione con i manager delle aziende che offrono il loro contributo di esperienza e guida per i progetti.

Sede il borgo marinaro di Camogli

A ospitare la Summer School, nei giorni immediatamente successivi all’ottava edizione del Festival della Comunicazione (dal 9 al 12 settembre) sarà lo storico borgo marinaro di Camogli, non solo una delle località più suggestive della riviera ligure di levante e d’Italia ma anche luogo di incontro e di confronto, punto di riferimento per i protagonisti del mondo della cultura, dell’innovazione, dell’economia e dello spettacolo. Il centro di un network internazionale dell’innovazione che attrae i principali attori delle trasformazioni sociali, economiche, politiche, culturali e tecnologiche del presente.

Ospiti il ministro Cingolani e il professor Cassese

Sabato 18 settembre, a metà del percorso, la Summer School si aprirà anche al grande pubblico con una Giornata Open dedicata ai macrotrend dell’innovazione e della comunicazione. Con ospiti come Roberto Cingolani, Ministro della transizione ecologica, Marco Bentivogli, Esperto di innovazione e politiche del lavoro, Sabino Cassese, Professore Emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, Francesca Bria, Presidente Fondo Nazionale Innovazione, Ilaria Cavo, Assessore Politiche giovanili, Scuola, Università e Formazione Regione Liguria, Fabrizio Benente, Prorettore dell’Università di Genova, Maurizio Ferraris, vicerettore dell’Università di Torino e presidente di Labont, Stefania Giannini, Direttore Education Unesco, Alessandra Perrazzelli, Vice direttrice generale della Banca d’Italia, Donato Ferri, Consulting Leader Ernst & Young, Giorgio Metta, Direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Guido Scorza, Membro del collegio del Garante per la protezione dei dati personali, Francesco Profumo, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Molto più di un percorso di formazione, la Summer School in Media Ecology e Comunicazione Digitale è pioniera di un nuovo approccio al lavoro e alla realtà mediatica in cui viviamo e agiamo e coinvolge in una rete solidale e coesa i maggiori centri di ricerca, le università e le aziende più dinamiche e virtuose, in un hub di idee e innovazione.

Due settimane di corsi e conferenze

Nelle due settimane i partecipanti potranno seguire otto ore al giorno tra corsi, lezioni frontali, conferenze, case studies e project work, sviluppando anche un progetto di attualità e dall’alto valore applicativo, che verrà presentato a conclusione del percorso. La scuola è diretta da Luca De Biase insieme a Enrico Pedemonte, presieduta dai direttori del Festival della Comunicazione Danco Singer e Rosangela Bonsignorio, con un programma didattico che guarda soprattutto a due macrofiloni: le tecniche di comunicazione e il rapporto tra comunicazione digitale e aziende. Tra i docenti ci sono Paolo Bottazzini, Federico Ferrazza, Raffaele Mastrolonardo, Carola Frediani, Guido Scorza, Walter Quattrociocchi, Leopoldo Benacchio, Alberto Diaspro, Sandro Volpe, Luca Morena, Alberto Di Minin, Rodolfo Zunino, Tiziana Andina, Andrea Boda, Fabio Bonsignorio, Marco Azzani, Luigi Berio e Laura Donnini.

Candidature entro il 15 giugno

Le candidature per partecipare alla Summer School in Media ecology e Comunicazione digitale sono aperte da lunedì 17 maggio fino a martedì 15 giugno, ed entro la fine del mese di giugno verrà stilata la graduatoria di partecipazione, sulla base di titoli e merito. La quota di partecipazione per ogni studente, di 2.500 euro più Iva, è coperta da Borsa di Studio gentilmente offerta dai partner e include la partecipazione ai corsi, il pernottamento, la prima colazione e pranzo, il materiale didattico,
l’accesso alle sale studio e alla biblioteca il supporto tutor e il career service.

A carico degli studenti vi sono solo i 400 euro (Iva inclusa) di spese amministrative e di segreteria.

Perché una Summer School in Media ecology nel 2021

Come sostiene il rapporto OCSE Digital Economy Outlook 2020 del 27 novembre scorso, le misure per contenere la pandemia hanno influenzato profondamente il rapporto verso il digitale. Forse mai prima d’ora la nostra dipendenza globale dalla tecnologia ha toccato tutti gli aspetti della società,
dall’istruzione alla salute. Il telelavoro, l’apprendimento a distanza e il commercio elettronico hanno subito una forte propulsione, così come l’adozione di strumenti digitali nelle imprese. I governi, le aziende e il mondo accademico hanno colto rapidamente il potenziale dell’intelligenza artificiale per contribuire alla risposta alla crisi.

La nuova stagione di investimenti in infrastrutture digitali, aperta contestualmente all’emergenza sanitaria, darà i propri frutti anche sul medio termine. La discussione sull’uso socialmente utile dei dati generati dai nostri dispositivi e dalla ricerca scientifica si farà ancora più ampia, toccando non solo le questioni di privacy ma anche l’etica, i rapporti internazionali e la relazione tra le aziende e i loro clienti. Inoltre, la crescente importanza del digitale nella nostra vita sociale e in quella economica spingerà ad accelerare l’approvazione di nuove regole per limitare le distorsioni di un settore dominato da pochi protagonisti, per superare l’attuale modello di auto-regolamentazione e prendere
atto che le grandi piattaforme digitali non hanno un ruolo neutro nella gestione dei contenuti.

Con la pandemia il mondo del lavoro si è radicalmente trasformato

La pandemia ha accelerato tendenze già in atto nel mondo digitale e nella nostra vita quotidiana, ha obbligato milioni di persone a prendere confidenza con strumenti di comunicazione a distanza sempre
più raffinati e ha spinto le aziende a cambiare in modo radicale l’organizzazione del lavoro, privilegiando i contatti mediati dal digitale e l’uso dei cloud. Nessuno sa quanto resterà di tutto questo nel post-pandemia, ma è facile prevedere che molti lavoratori e molte aziende sceglieranno di lavorare in modo ibrido, almeno in parte a distanza, che molti settori evolveranno ulteriormente i cambiamenti profondi maturati negli ultimi mesi: l’e-commerce, l’istruzione, la sanità, lo spettacolo e il commercio al dettaglio, solo per citare alcuni esempi.

Sempre più importanza assume la dimensione umana e ambientale del business, in relazione alla sostenibilità, al work-life balance e al gender gap. Parlare di smart working, di lavoro agile, di riorganizzazione degli spazi abitativi e lavorativi di una società in trasformazione, nei ritmi, nelle
relazioni, nelle abitudini di lavoro, nell’organizzazione dei team, significa ragionare su una filosofia manageriale, su una progettualità complessa che determina un vero cambio di paradigma, capace di modificare processi e modalità di vivere il lavoro, andando verso l’applicazione concreta e significativa dei principi di sostenibilità ambientale, strettamente correlata ai principi del nuovo welfare, al benessere sociale diffuso e al miglioramento della qualità della vita. Flessibilità e autonomia nella
scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti che le persone utilizzano, in cambio di una loro responsabilizzazione in base ai risultati, concilia il benessere del singolo con una migliore produttività aziendale. Ripensare gli spazi di lavoro significa, dunque, parlare di sostenibilità da molti punti di vista, di cui quello ambientale è solamente uno degli obiettivi.

Necessario formare nuovi professionisti con una solida competenza

In questo contesto cresce l’importanza di formare nuovi professionisti con una solida competenza nella comunicazione digitale, applicata ai più diversi settori. Giovani in grado non solo di sapere usare in modo appropriato le tecnologie correnti, con la capacità di individuare e valutare di volta in volta i punti di forza e le criticità dei canali e dei differenti sistemi comunicativi, ma di saper maneggiare gli strumenti di analisi dei dati in funzione dei vari campi di applicazione che li riguardano, dal marketing al data-journalism, dalla sanità e all’uso dei social network. Il che significa conoscere le tecniche per monitorare il web, sviluppare competenze per un marketing digitale distintivo e d’impatto, conoscere
il quadro normativo sulla privacy, sui sistemi di controllo e sulle attività di cyber-security, possedere gli strumenti culturali per tenersi aggiornati in una ecologia dei media che cambia sotto i nostri occhi e sapersi muovere in un mondo dove l’informazione si confronta con complessità sempre nuove.

Con evoluzioni che spaziano dai meccanismi di viralità al tentativo di gestire le fake news sfruttando le potenzialità dell’intelligenza artificiale, dalla transizione ecologica alla parità di genere, dall’infodemia alla dimensione vitale, relazionale, comunicativa e sociale dell’onlife, dove la distinzione tra online e offline diventa sempre più sfumata.