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Galliera: si interviene con protesi biodegradabili nel trattamento delle stenosi benigne all'esofago

Ecco l'innovazione del Galliera in campo medico

Galliera: si interviene con protesi biodegradabili nel trattamento delle stenosi benigne all'esofago
Cronaca Chiavari - Lavagna, 03 Settembre 2021 ore 12:05

Dopo aver consolidato, nei mesi scorsi, il trattamento della sutura endoscopica per le complicanze a carico dell’apparato digestivo e il trattamento endoscopico del diverticolo di Zenker, al Galliera, da alcune settimane, si interviene in modo innovativo anche nel trattamento delle stenosi benigne dell’esofago.

Di cosa si tratta?

Il diametro dell'esofago, il tubo che convoglia il cibo e i liquidi dalla bocca allo stomaco, è ristretto a causa di tessuto cicatriziale. Anche se la condizione non è cancerosa, può tuttavia causare seri problemi di salute: disfagia e importante calo ponderale.

L'uso della protesi biodegradabile

«Un nostro paziente - spiega il dott. Mauro Dalla Libera, S.S.D. Endoscopia digestiva operativa avanzata - nei mesi scorsi, è stato sottoposto ad alcune sedute di dilatazione pneumatica della stenosi benigna dell’esofago con risoluzione parziale e per breve tempo del sintomo principale e cioè della disfagia. Abbiamo pertanto pensato di utilizzare una protesi biodegradabile per risolvere la stenosi in un’unica procedura endoscopica, da eseguire in regime di Day Surgery».
La protesi, di varia lunghezza e diametro, spiegano gli esperti della Struttura Complessa di Gastroenterologia diretta dal dott. Massimo Oppezzi, è costruita con materiale biodegradabile che si riassorbe nel giro di 12 settimane non lasciando più traccia. Può essere rilasciata nell’esofago sotto guida endoscopica o radiologica.
«A distanza di tre mesi dal posizionamento - continua Dalla Libera - la protesi si è completamente degradata e il lume esofago è perfettamente pervio consentendo una normale alimentazione. Un regolare follow up del paziente e di altri pazienti che verranno eventualmente sottoposti al suddetto trattamento, chiarirà la reale efficacia della procedura che consentirà di trattare, in un unico setting, un sintomo così invalidante come la disfagia anche se per una patologia benigna. Infine, l’altra considerazione positiva è che, in ogni caso, la procedura è ripetibile».