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Entroterra

Garaventa racconta: “In ta Cianetta dove venne oscurato persino il sole”

Quel maledetto inutile scoglio nel “fiume” di Lumarzo

Garaventa racconta: “In ta Cianetta dove venne oscurato persino il sole”
Cronaca Valli ed entroterra, 29 Gennaio 2021 ore 15:29

Antichi ricordi di tempi passati che riaffiorano dalla memoria di Bruno Garaventa, storico scrittore usciese e testimone oculare degli ultimi eventi bellici che segnarono la fine della seconda Guerra Mondiale.

Lumarzo

Momenti sicuramente drammatici dove la vita valeva poco, ricchi di incertezze e contraddizioni, regnava la confusione, fascisti, partigiani, disertori, delatori, persone che avevano fame, molti animati da ideali quali la libertà, ma tanti altri desiderosi soltanto di portare a casa la pelle aspettando la fine della guerra e l’agognato ritorno alla normalità. I giovani erano le prime vittime inconsapevoli, ma avevano anche il pregio di cercare qualche momento di divertimento tra la disperazione, non era facile, ma bisognava provarci. Nonostante fosse un bambino, a Garaventa alcune di quelle giornate sono rimaste impresse in modo indelebile nella mente. La ritirata dei nazifascisti, la resa e un quantitativo enorme di materiale bellico abbandonato lungo la strada a disposizioni di tutti. Chiunque poteva prendere, pistole, fucili, mitragliatrici e bombe. Non facevano eccezione i bambini.

“Eravamo andati a pescare nel “fiume” di Lumarzo in un lago chiamato “Cianetta”, gli organizzatori della pesca avevano deciso che in quel lago dovevano esserci tanti pesci e anguille”.

L’unico ostacolo era rappresentato da un grosso scoglio al centro del lago, pertanto doveva pertanto essere eliminato. La cosa era semplicissima, bastavano candelotti di tritolo e qualche saponetta di dinamite.

“Forse la carica era poca, cominciò a dire qualcuno – continua Garaventa – meglio aggiungere altro esplosivo almeno si era sicuri di prendere i pesci e le anguille che dovevano essere sotto lo scoglio”.

Non restava che sistemare una lunga miccia, scappare e aspettare il botto. Quando avvenne l’esplosione volava sabbia, pietre ed acqua che oltrepassarono i fili della corrente elettrica alta tensione che transitavano al di sopra del lago di almeno 200 metri. Per parecchio tempo fu una continua pioggia di detriti, rami ed altro. Il “fiume” rimase vuoto a secco, pulito come il palmo di una mano, solo dopo pochi minuti ricominciò a scorrere l’acqua. Gli alberi nelle vicinanze spezzati, persino diversi peschi che si trovavano a notevole distanza dal lago in un colpo solo persero tutti i loro frutti. Un paesaggio lunare. Di pesci e anguille neppure l’ombra, tanto lavoro per nulla, avevano solo rischiato di morire.Così giocavano i bambini durante e subito dopo la guerra, non a caso molti persero la vita o restarono gravemente mutilati. Garaventa e i suo compagni di gioco furono senza dubbio fortunati, ma anche esperti, in modo particolare i più grandicelli, nell’uso della polvere da sparo.

Oggi nella “Cianetta” ci sono soltanto rovi e nessuno pensa alla pesca. Garaventa tuttora, quando a Recco incontra un vecchio amico e compagno di avventure, si sente dire:

“Ti ricordi Bruno, quel giorno si era oscurato persino il sole”.