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Giovanni Toti: “In Liguria pronti a ripartire, non vogliamo morire di Coronavirus né di fame”

Per il governatore Toti non esistono misure efficaci di sostegno, che possano sostituire il ritorno al lavoro in tempi ragionevoli

Giovanni Toti: “In Liguria pronti a ripartire, non vogliamo morire di Coronavirus né di fame”
Cronaca Chiavari - Lavagna, 20 Aprile 2020 ore 17:11

In Liguria pronti a ripartire

“Trecento miliardi perduti, 50mila aziende che rischiano la chiusura, 300mila posti di lavoro a rischio, 30mila ristoranti ed esercizi pubblici che potrebbero non riaprire quando inizierà la fase 2 e lo 0,5% di Pil in meno per ogni settimana di chiusura delle attività. Sono dati drammatici denunciati da Confcommercio per ristoranti, bar e altri esercizi del settore. E sono dati nazionali che in Liguria, una delle capitali italiane del turismo, pesano ancora di più”. Lo afferma il governatore della Liguria Giovanni Toti, secondo il quale non esistono misure efficaci di sostegno, che possano sostituire il ritorno al lavoro in tempi ragionevoli.

“Di certo non possono campare con 600 euro di sussidio, una tantum o con un prestito da restituire di 25mila euro – dichiara -. Servono regole certe e tempi certi per tornare al lavoro. Nei prossimi giorni, con i nostri esperti e con le categorie, elaboreremo fasi e modi da proporre al Governo, in un quadro di norme che consentano di applicare in modo utile le regole alla realtà ligure. Servono risorse per aiutare le aziende a dotarsi degli strumenti necessari per contrastare il diffondersi del virus e lo faremo: stiamo lavorando a un fondo (soldi a fondo perduto) per gli investimenti”.

Toti punta l’attenzione sul fatto che: “Servono date certe: secondo le stime dell’Osservatorio nazionale sulla salute, la fine dei nuovi contagi in Liguria potrebbe attestarsi intorno al 14 maggio e la nostra regione sarà la seconda a raggiungere questa tanto attesa meta. Per questo il 4 maggio, se i dati del contagio lo consentiranno, non possono riaprire solo le grandi aziende, ma anche il resto del tessuto economico e sociale. Gradualmente e con regole ben precise”.

E conclude: “Lavoreremo sulle distanze dei tavoli, le modalità di servizio, sulla possibilità di concedere ai locali più spazio all’aperto gratuitamente, sull’allungamento degli orari di apertura per evitare assembramenti, sui metri quadri necessari per ogni cliente, sulla formazione professionale per il personale e sull’informazione dei cittadini. Lo stesso vale per alberghi e stabilimenti balneari, marine resort, agriturismi, bed and breakfast. Agli imprenditori servono aiuti, certo, ma soprattutto regole e tempi per poter sperimentare il ritorno all’attività”.