Sestri

Il bar Capocotta si reinventa e riparte a Sestri

Fare del lockdown un’occasione per crescere

Il bar Capocotta si reinventa e riparte a Sestri
23 Giugno 2020 ore 07:25

Fare del lockdown un’opportunità di cambiamento e crescita, dotando di una concezione totalmente nuova un locale in cui il profano sposa gli spazi del sacro, in totale rispetto e armonia.

La storia

A riuscire nell’encomiabile impresa sono stati Alberto De Bastiani e Stefano Berardi, gestori del ristorante e lounge bar Capocotta, locale storico della città dei due mari. Tre anni e mezzo fa entrambi hanno lasciato posti di lavoro sicuri e ben remunerati per inseguire il loro sogno: l’apertura di un locale in cui coniugare cucina e drink.

“Avevamo un importante progetto di ampliamento lavorativo in ballo, che inevitabilmente slitterà al 2021 – spiega De Bastiani – . Ciononostante in questi tre mesi di chiusura forzata abbiamo lavorato senza sosta: il mio socio sulla nuova carta dei cocktail, io sulla nuova impostazione da dare al locale. Per farlo abbiamo attinto sia dal progetto che abbiamo in mente, che dalle nostre storie familiari e lavorative. La mia famiglia è originaria del Veneto, dove è diffusa la tradizione del “cicchetto”, mentre il mio socio ha lavorato per anni nei locali di Ibiza”.

Nasce così il nuovo concept che caratterizza il locale dalla riapertura, avvenuta il 28 maggio: un aperitivo più lungo, a base di bevande accompagnate da tapas, per un locale più dinamico, alla portata di tutti, che punta sulla convivialità. La dimostrazione che ripartire si deve e si può, e che nuove idee originali possono sposarsi con le norme imposte ai locali dal protocollo anticovid. Oltre ai tavoli distanziati, paratie in plexiglass nei punti più angusti del locale, il cui interno è rimasto pressappoco quello dell’antica osteria di pescatori che ospitava già un secolo fa. Il personale è stato dotato di mascherine brandizzate, mentre i clienti tramite qr code possono sia effettuare le ordinazioni che richiedere il conto.

“Per garantire il distanziamento abbiamo ridotto il numero dei tavoli all’interno e in veranda, chiedendo alla Confraternita di Santa Caterina, che ringraziamo di cuore, la concessione dello spazio esterno della chiesa: qui abbiamo collocato sei tavoli in più, lasciando le piazzette vicine ad altri locali – spiega il ristoratore – . Purtoppo, trattandosi di uno spazio sacro, questo ha causato qualche polemica, e ne siamo molto dispiaciuti: nei pochi mesi cui si riduce la stagione sarebbe bello vivere la città come un grande dehor, all’aperto, non solo per i turisti ma anche per i residenti. Peccato che noi gestori dei locali siamo spesso visti come persone senza scrupoli, che pensano solo ad arricchirsi. Siamo aperti tutto l’anno e possiamo contare su una clientela locale fissa, che abbiamo ritrovato dopo il lockdown. Per noi è questa la massima soddisfazione”.

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