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Il custode di San Nicolò: “All’isolamento sono abituato ma mi mancano le visite dei bambini”

Camogli - Ciro Scognamiglio, da sette anni custode della piccola chiesa di San Nicolò di Capodimonte

Il custode di San Nicolò: “All’isolamento sono abituato ma mi mancano le visite dei bambini”
Cronaca Golfo Paradiso, 17 Maggio 2020 ore 09:52

“All’isolamento sono abituato, guardo il mondo da un oblò e non ho la Tv”.

Ciro Scognamiglio, da sette anni custode della piccola chiesa di San Nicolò di Capodimonte, immersa nel Parco, racconta della sua quarantena.

“Dall’inizio del lockdown dal sentiero non passa quasi più nessuno – spiega – a parte qualche vagabondo. La chiesa è chiusa ed è triste vederla così, come un vaso di fiori senza acqua”.

Abituato alla solitudine, Scognamiglio non usciva già da 2 mesi, dal luogo sacro in cui ha scelto di vivere. Suo figlio Massimiliano, di 28 anni ha voluto stare con lui.

“Passo il tempo al computer, mi tengo informato e socializzo su Fb, – prosegue il custode – leggo molto, la mia passione e poi c’è l’orto, piccole manutenzioni e i lavoretti lasciati indietro: ora tinteggio”.

Non ha grandi aspettative per la Fase 2, il 73nne, che per 14 volte ha girato il mondo, esperto maître e sommelier, barman e operatore turistico (parla diverse lingue).

“Non potendo ancora accogliere nessuno, – aggiunge – riordino le vecchie foto e gli hard disk. Mi spiace per il concerto in programma il 26 maggio: sarebbero arrivati dei suonatori di Baghèt (cornamusa bergamasca), evento gratuito proprio qui in chiesa. E mi mancano i bambini: l’ultima scolaresca l’ho vista un anno fa, gita organizzata dal Fai: apprezzo i bambini, veri e sinceri. In questo luogo sono stati molto bene. Qui ascolto me stesso e medito: l’equilibrio è fondamentale”.

Fortemente affezionato a San Nicolò, Ciro ha un grande progetto per renderla ‘viva’:

“Un’occasione per cerimonie, – anticipa – in una location invidiabile, per matrimoni, un orto botanico per i battesimi e picnic”.

Pensa ad una monorotaia, iniziativa che consentirebbe alle persone con difficoltà motoria di raggiungere il sacro luogo senza intoppi. Scomparsa la ‘colonna’ di San Nicolò, ‘Nicco’ Maggiolo, Ciro non rinuncia ai progetti sottoposti all’anima della frazione.

“Incontrerò il nuovo parroco Don Danilo Dellepiane – chiude – per parlare di questa chiesa, dove ho scoperto grazie al consigliere Bozzo che nel magazzino c’era un oratorio detto Teatro. Qui Don Lavarello insegnava ai giovani gli Scacchi e ci sono ancora 2 ossari. Forse un giorno il progetto si realizzerà”.

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