Cronaca
DIOCESI

Il nuovo vescovo Giampio Luigi Devasini si racconta

Il testo integrale della prima intervista rilasciata dal vescovo eletto della diocesi di Chiavari

Il nuovo vescovo Giampio Luigi Devasini si racconta
Cronaca Chiavari - Lavagna, 19 Aprile 2021 ore 11:43

A pochi giorni dall’ufficializzazione della nomina a vescovo eletto di Chiavari, monsignor Giampio Luigi Devasini ha raccontato il suo percorso di vita sino ad oggi e i desideri per il suo cammino futuro. Lo ha fatto in una intervista rilasciata a don Fausto Brioni, direttore di Teleradiopace: ecco il testo integrale.

L'intervista

Eccellenza, chi è don Giampio?

"Bella domanda! Credo uno che è contento di lavorare nella vigna del Signore. Nel mio caso come prete sino ad oggi, prossimamente come vescovo. Però io credo che la cosa fondamentale non sia il ruolo. La cosa fondamentale è essere contento. Se uno non lo è, può essere vescovo, prete, fedele laico, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Io, almeno sino ad ora, questa contentezza la sto sperimentando. Quindi ringrazio il Signore perché è un suo dono anche questo".

Il suo cammino di fede ha avuto un percorso che l’ha accompagnata lungo gli anni prima in una scelta di studio, poi di lavoro, poi in una risposta vocazionale. Ci può raccontare qualcosa della sua storia?

"Mi sono laureato in Giurisprudenza all’università degli studi di Genova, ho fatto un po’ di attività professionale poi, accompagnato da un padre domenicano, padre Angelo Bellon, sono entrato nel seminario di Casale Monferrato. Sono diventato prete nel 2002 e devo molto ad alcune persone buone che in questi anni mi hanno accompagnato. E devo molto anche alla compagnia dei Santi, di alcuni santi, la cui compagnia mi ha aiutato nel cammino sino ad oggi. Ringrazio queste persone, alcune non ci sono più. Molte ci sono e questa è anche l’occasione per ringraziarle e poi ripeto, la compagnia dei Santi per me è stata, è e, spero anche, sarà molto importante".

Il Papa ci parla dei Santi della porta accanto e dei grandi Santi della storia. Quali sono per lei?

"I Santi della Porta accanto sono persone che voi non conoscete, ma che io ho conosciuto, conosco e che ripeto, sono persone buone che mi stanno accompagnando anche in questo momento con la preghiera, oltre che con la vicinanza, e sono fondamentali. Alcuni Santi sono San Francesco d’Assisi, San Filippo Neri, Santa Teresa di Lisieux, Santa Teresa di Calcutta, il beato Carlo Acutis…l’elenco è lungo quindi, ci fermiamo qua".

Stiamo vivendo un tempo particolarissimo, quello della pandemia. Secondo lei cosa ci ha insegnato questo tempo, cosa ci chiede per il futuro che ci attende?

"Beh, questo tempo è un tempo complesso, ci ha insegnato tante cose. E’ un’opportunità da vivere. Direi che tre sono le urgenze che intravvedo come possibile lettura di questo tempo. Intanto l’urgenza di imparare un modo nuovo di parlare di Dio e di relazionarci con lui. L’urgenza di imparare un nuovo stile di chiesa, con un’agenda pastorale un po’ diversa dall’attuale. E poi l’urgenza di imparare una spiritualità più incarnata nella vita di tutti i giorni. Questo tempo va vissuto come opportunità, cogliamola questa opportunità!"

Il Papa definisce questo tempo un cambio di epoca…

"Un cambio di epoca, è così! Credo però che il compito della Chiesa di ogni cristiano resti immutato ed è annunciare e testimoniare Cristo Gesù. L’unica nostra speranza, l’unica nostra salvezza. Annunciarlo e testimoniarlo in un tempo certamente complesso, però credo che il compito fondamentale resti lo stesso. In un mondo che va conosciuto per poter essere meglio amato e quindi meglio servito".

C’è una pagina Vangelo che lei predilige?

"Di pagine ce ne sono tante, quella dei discepoli di Emmaus, se dobbiamo sceglierne una".

E da qui veniamo al suo motto, allora…

"Il motto è la scritta che compare nello stemma. Uno stemma che avrà una M che è il monogramma della Vergine Maria, la lettera Tau, segno biblico di salvezza, particolarmente caro a San Francesco d’Assisi, e poi un cuore che è il simbolo della carità. E la scritta, il motto, sarà 'Vestigia Christi sequentes' o 'sequens', devo ancora vedere un po’, cioè seguire le orme di Cristo, la troviamo nella lettera di Pietro, e anche questa è una frase molto cara a Frate Francesco, la troviamo spesso nei suoi scritti, e quindi ho deciso in questo senso. Impegnativa eh.."

Si immaginava di dover camminare in questa direzione?

"No, per questa via no! E’ giunta veramente inattesa la comunicazione, non è una frase fatta o convenzionale. Sapevo che il mio nome era stato proposto, sapevo che erano state svolte le indagini di rito, però no. Quel lunedì mattina, me lo ricorderò per tutta la vita, quando fui chiamato dalla Nunziatura, e di lì un cambiamento, non di epoca, di vita!"

Lei viene da una Chiesa che noi chiavaresi non conosciamo. Ci può raccontare qualcosa?

"E’ una Chiesa che amo profondamente, è una Chiesa ormai numericamente più piccola, neanche 100mila abitanti, territorialmente più estesa. E’ una Chiesa che sta vivendo le fatiche che stanno vivendo tante Chiese: scarsità di clero, necessità di una maggiore formazione del laicato e di una maggiore responsabilizzazione del laicato. E’ articolata in unità pastorali che sono nate nel 2011, per opera del vescovo Alceste Catella, predecessore dell’attuale, che però stanno facendo un po’ di fatica a decollare. E’ una Chiesa che sta vivendo in questo tempo complesso, una complessità che non è facile decifrare. Tante sfide a cui non è facile dare una risposta e quindi, ci aiutiamo reciprocamente in questo cammino".

Lei conosce la Chiesa di Chiavari, ha avuto qualche contatto o è stato qualche volta a Chiavari?

"Non sono mai stato a Chiavari, la conoscenza che ho è quella che mi è stata trasmessa dalla nunziatura tramite una relazione. Poi ho raccolto alcune informazioni dal sito, ho letto qua e là, ma è stata una conoscenza assai superficiale, perché vorrei veramente arrivare in Diocesi, con questo atteggiamento di fondo, di ascolto, di ascolto umile per capire e per conoscere per poter meglio amare e servire la Chiesa di Chiavari. Questo è il mio intendimento, cercherò di viverlo sino in fondo con tutti i miei limiti".

Immagino che questi tempi che l’attendono siano dedicati a fare le scatole per il trasloco. C’è qualcosa di particolarmente caro che ha messo in queste scatole, cos’è che ha imballato con cura?

"Ho imballato l’amicizia di tante persone, è un’amicizia che continuerà, sebbene con modalità e tempi diversi. Perché questa amicizia e la preghiera di queste persone, mi saranno d’aiuto lì, dove verrò e troverò certamente tante buone collaborazioni da parte dei presbiteri, dei laici, dei fedeli laici. Quindi direi che nel bagaglio c’è innanzitutto questo: l’amicizia di tante persone buone che continuerà ad accompagnarmi, insieme alla certezza che non avendo scelto io di diventare vescovo, il Signore dovrà aiutarmi a svolgere bene questo servizio che mi affida".

Grazie l’aspettiamo a Chiavari.

Grazie a voi e arrivederci a presto.

(fonte: diocesi di Chiavari)