Cronaca
Territorio

La povertà in Liguria, tra nuove e vecchie realtà

Lo studio pubblicato da Cgil

La povertà in Liguria, tra nuove e vecchie realtà
Cronaca Chiavari - Lavagna, 21 Marzo 2020 ore 10:16

"La povertà in Liguria, vecchie e nuove realtà": questo il nome del lavoro pubblicato alcuni mesi fa da CGIL SPI, Sindacato Pensionati Regionale Liguria e Genova, e che ha presentato un nuovo approfondimento su un tema molto attuale.

Nuove povertà

"Nel corso del decennio trascorso - evidenzia la ricerca - abbiamo assistito, da un lato, alla crescita della povertà assoluta e delle condizioni di grave deprivazione, e dall’altro lato all’impoverimento di strati di popolazione che avevano precedentemente condizioni di reddito dignitose, che hanno perso il lavoro o ne hanno conservato uno più precario, e sono scesi “verso” la soglia di povertà: essi hanno comunque vissuto una regressione, oltre che nel livello di reddito e nella qualità della vita, nelle opportunità, nella possibilità di migliorare la condizione propria e quella dei propri figli. Un mutamento che è stato percepito pure come una regressione di “status”, ad esempio per molti professionisti".

La situazione nel Tigullio: sfratti, lavoratori incollocabili, dipendenze da psicofamraci.

"Nel territorio esiste un serio problema legato agli sfratti - viene evidenziato nel report-. Si sono fatti interventi positivi per l’insediamento di edilizia popolare che esiste, per ridurre le situazioni di emarginazione e potenziale degrado.

Spesso il senso di degrado è legato anche alla “percezione” di insicurezza, per cui sarebbe necessaria una maggiore presenza e “visibilità” delle forze dell’ordine. In ogni caso, non è assolutamente sufficiente l’offerta di alloggi a costi contenuti. Esiste poi una fascia di persone, con varie forme di disabilità, che sono “incollocabili” al lavoro in contesti ordinari; sono necessarie forme di accompagnamento a pensione. Si segnala anche il problema delle dipendenze e dell’abuso di psicofarmaci, associato alla condizione di povertà economica ed emarginazione sociale".

Per chi ha la pensione, spesso non basta Un altro dato che emerge è che "la Liguria è una regione che fa gola, perché ha tanti anziani: questo espone al rischio di favorire logiche di privatizzazione e business". Gli anziani si considerano una fascia di popolazione più “protetta”.

"Ma in passato, con la pensione, le persone certo facevano economia, ma “ci stavano”; oggi molti anziani hanno il pignoramento del quinto della pensione, per sanare situazioni debitorie proprie o dei figli. Magari hanno un Isee troppo alto per accedere ad agevolazioni, ma comunque un reddito insufficiente. Ci sono poi persone che non hanno retto alle ristrettezze e hanno cercato liquidità nei prestiti, che poi fanno fatica a restituire: c’è anche una certa ingenuità, una inconsapevolezza delle conseguenze. Servono attività di “accompagnamento” nella gestione delle risorse economiche".

C’è anche un problema concreto: ci sono tante persone “abili” a spasso, è già difficile per loro trovare lavoro.

"Tra servizi sociali, che curano gli inserimenti lavorativi delle persone in difficoltà, e servizi tecnici dei Comuni, che gestiscono l’affidamento di lavori, a volte c’è confronto, a volte no - sottolinea lo studio -. Nella vita delle persone si somma il problema dei costi della casa e il problema del lavoro povero".

Lo studio Come si è svolta la ricerca, disponibile integralmente su liguria.cgil.it?

"Siamo partiti dai dati nazionali e regionali e abbiamo raccolto le testimonianze di chi in Liguria si occupa della povertà, o meglio “dei poveri” e della loro concreta condizione, sia nei servizi pubblici, sia nella vasta rete di associazioni e del privato sociale".

Ne sono emersi non soli i numeri, ma anche i “volti” delle persone che vivono povertà “antiche”, comprese le povertà estreme, figlie del presente e del passato, o l’impoverimento determinato dalla crisi. La mancanza di lavoro e di reti familiari capaci di aiutare a superare gli ostacoli, i costi della casa e la difficoltà ad averne una adeguata, il non poter garantire ai propri figli un percorso scolastico all’altezza delle loro potenzialità, tutto questo riguarda sia la povertà assoluta, sia le situazioni di impoverimento che coinvolgono quelle che in passato si potevano definire, con termine che non ha più il significato di un tempo, le “classi medie”. Esistono soluzioni?

"Sradicare la povertà assoluta, o in ogni caso garantire condizioni dignitose, con sostegni al reddito e altri aiuti da parte dei servizi sociali; politiche per il lavoro e ammortizzatori sociali; diritto allo studio; sostegno all’esercizio della responsabilità di essere genitori: «Sono tutte azioni che un sistema pubblico di welfare deve garantire, anche in collaborazione con le organizzazioni del volontariato e del “privato sociale”".