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La Tigulliana ricorda Arrigo Levi

Da buon giornalista, Levi è stato testimone di una lunga e apprezzata carriera, caratterizzata da una grande passione civile di cui è stato Maestro.

La Tigulliana ricorda Arrigo Levi
Rapallo - Santa Margherita, 25 Agosto 2020 ore 08:23

A Santa Margherita Ligure ricevette il Premio Internazionale “Golfo del Tigullio” nel luglio del 2009, al “Molinello” di Rapolano Terme (ideato dalla scrittrice Nicla Morletti) il premio alla carriera nel 2010 e ai Castelli Romani lo premiammo per il giornalismo nel corso di un evento promosso dalla “Tigulliana”.

Arrigo Levi, a coronamento di una carriera intensa e fortunata e in occasione di ben tre eventi, dimostrò che davvero un paese non può bastare a fare la biografia di un grande personaggio, soprattutto se il suo racconto diventava anche una… “biografia della storia”.

Levi, con simpatica ironia, ricordò di quando lui, provetto ballerino di tango, ballò al Teatro “Parioli” di Roma, al “Costanzo Show”, con Katia Ricciarelli: «poiché tutti i palchi dei teatri sono in pendenza, quella volta rischiai di finire in mezzo al pubblico delle prime file».

Diventò giornalista per caso, a cominciare dall’infausto settembre delle leggi razziali mussoliniane. Amava ricordare la sua Modena, i suoi monumenti, Villa Emma, rifugio degli ebrei scampati alla furia nazista. «Queste furono le mie radici: ebraiche, italiane, modenesi», affermava.

Quindi l’emigrazione in Argentina, la “querida” Buenos Aires dove la sua famiglia si era rifugiata e dove iniziò gli studi universitari e la carriera giornalistica come collaboratore di “Italia libera”.

Levi mi raccontò di come entrò nell’esercito d’Israele proprio durante il conflitto del 1948 e il suo grande sogno di libertà.

Rientrato in Italia, successivamente si trasferì a Londra, dove lavorò presso la BBC. Poi fu corrispondente del quotidiano torinese “Gazzetta del Popolo” e del quotidiano milanese del pomeriggio “Corriere d’Informazione”.

Nel 1960 si traferì a Mosca, dove fu corrispondente del “Corriere della Sera” e poi, fino al 1966, de “Il Giorno”. Quindi passò alla Rai, dove condusse il Telegiornale fino al 1968 (e fu questa un’innovazione, in quanto fino ad allora i telegiornali erano “letti” da speaker professionisti e non da giornalisti).

Nel 1969 tornò alla carta stampata, collaborando alla “Stampa” e al “Times”, dove curava una rubrica di problemi internazionali. Quindi ancora al “Corriere della sera” e, infine, dal 1998, consigliere per le relazioni esterne del Quirinale con Carlo Azeglio Ciampi e con Giorgio Napolitano.

A Torino, Levi fu direttore de “La Stampa” negli anni bui del terrorismo, viveva sotto scorta, ma l’obiettivo della violenza fu il suo amico e collega Carlo Casalegno, ucciso dai brigatisti rossi negli “anni di piombo”.

Levi ha inoltre legato il suo nome a molte trasmissioni televisive, in gran parte realizzate per la Rai. Tra queste “Gli archivi del Cremlino” e “C’era una volta la Russia” (in collaborazione con il suo grande amico Raffaello Uboldi, grazie al quale ebbi modo di conoscere e premiare Arrigo Levi in tre occasioni).

Ma furono soprattutto le doti di equilibrio e di pacatezza, di laicità e di tolleranza le sue più grandi qualità.

E infine il monito: «Mi arrabbio quando vedo crescere xenofobia e intolleranza. Noi italiani siamo stati emigranti; come possiamo dimenticarlo?». Quindi, citando la Bibbia: «Ama il tuo prossimo come te stesso: sono insegnamenti che hanno migliaia di anni, stanno alla base della nostra civiltà; non possiamo metterli in un angolo».

Da buon giornalista, Levi è stato testimone di una lunga e apprezzata carriera, caratterizzata da una grande passione civile di cui è stato Maestro.

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