Menu
Cerca

Levante nascosto: gli «urban explorers» a caccia di gallerie e bunker del passato

Gli ideatori di Misteridellaterra.it nel Levante ligure: li abbiamo intervistati

Levante nascosto:  gli «urban explorers» a caccia di gallerie e bunker  del   passato
Chiavari - Lavagna, 22 Aprile 2019 ore 10:13

Gallerie nascoste, bunker abbandonati ed edifici dimenticati: sono “pane per i denti” per Gianluca Usai, 41 anni, e Gianluca Canella, 42, amici d’infanzia genovese che da anni esplorano il territorio sotterraneo. In gergo si chiamano “urban explorers” e le loro esplorazioni – tutte amatoriali – affascinano centinaia di utenti che li seguono nella pagina Facebook “MisteridellaTerra.it”. Di recente si sono avventurati in due tunnel a Chiavari, ecco cosa ci hanno raccontato. Ne abbiamo parlato con Usai.

Gianluca, partiamo dal principio: come mai vi avventurate nei sotterranei di tutta la Liguria (e non solo, in ogni parte d’Italia) e quando è nata questa passione? «Un giorno ho iniziato a cercare quasi per scherzo i rifugi antiaereo nella zona e mi si è aperto un mondo: se uno ha il tempo di cercare, trova di tutto, basta andare su Google Heart e trova di tutto, sia sui monti che nelle città. Durante le guerra, ogni fabbrica, scuola e ospedale doveva avere un rifugio antiaereo. Un esempio? Quello dell’ospedale di san Martino è una vera e propria città sotterranea ma è chiusa perché altamente inquinata da tutte le cose che ci sono sotto, dai rifiuti vari all’amianto. Con Gianluca ci conosciamo da sempre, abbiamo due lavori che nulla c’entrano con la nostra passione. Entrambi scaliamo da tempo a livello amatoriale. Ci piace andare non solo nei bunker, ma anche nei luoghi abbandonati: si può essere “urban explorers” in modi diversi, chi si avventura per fare solo foto, chi per portare via oggetti. Noi lo facciamo per far rivivere il passato: ci sono un sacco di posti che potrebbero essere riutilizzati, di tanti non c’è più memoria e quindi li documentiamo con video che poi postiamo nella nostra pagina, nata senza alcun scopro di lucro: non chiediamo un euro. Siamo sempre urban explorers anche in vacanza, d’estate, e ci infiliamo ovunque, sempre con rispetto e in sicurezza! Man mano la cosa si è ingrandita e abbiamo iniziato a collaborare con diverse realtà del territorio».

Che attrezzatura usate? «Corde, imbraghi e scarponi da alpinismo, elmetti, più luci possibili, radioline per comunicare. Non andiamo improvvisati e spesso chi viene con noi sono persone che hanno esperienza. Poi gli imprevisti possono sempre capitare».
Avete avuto dei problemi durante le vostre attività? «Nell’ultima avventura a Chiavari era con noi Claudio Arena, ricercatore (è stato anche ospite della trasmissione Voyager, ndr) molto seguito per la sua pagina “Savona sotterranea”: si è fatto male alla mano perché gli sono cadute delle pietre sopra e gli hanno dato diversi punti alla mano, ci è spiaciuto veramente tanto. Purtroppo qualche incidente può succedere. Ma imprevisti a parte, devo dire che nessuno al momento si è sentito “scocciato” della nostra presenza: quando passiamo attraverso proprietà private chiediamo sempre prima il permesso e molti sono ben lieti di aprirci luoghi che magari non hanno mai esplorato. Ricordo sempre con piacere un fiorista di Nervi che ci aveva aperto le porte di un bunker sotterraneo in corso Europa e la commozione di una signora nel rivedere il posto dove giocava da bambina. Sempre con rispetto ed educazione arriviamo in un posto e chiediamo. A volte per alcuni posti non inseriamo nel video le indicazioni per arrivarci, per tutelare e la privacy di chi vive lì».
Voi abitate e lavorate in zona Certosa a Genova: quanto ha influenzato le vostre vite la caduta del ponte Morandi? «A noi non è successo nulla di grave, ma inevitabili le ripercussioni nella vita privata (abitiamo ai confini della zona rossa) e sul lavoro».

Una delle gallerie a Chiavari visitate da Misteridellaterra.it

Ritorniamo alle esplorazioni: di recente avete pubblicato un video relativo alla visita di un tunnel ferroviario e bunker di avvistamento tra Chiavari e Zoagli. Cosa avete scoperto? «Ci siamo inoltrati in questa galleria partendo da Zoagli: abbiamo impiegato tre ore per percorrere 150 metri, un tragitto molto affascinante caratterizzato anche da belle concrezioni calcaree che attraversa una montagna. Le mareggiate di questo inverno non ci avevano permesso di esplorarla e abbiamo approfittato del bel tempo: volevamo capire l’effettivo uso di questa galleria. Nel tunnel sono presenti due ripari ipogei artificiali e solo la parte verso il mare è in muratura. Alla fine ci siamo accorti di essere all’interno della linea ferroviaria. Questa galleria ci ha incuriosito molto perché ha tutte le caratteristiche per essere stata costruita durante la guerra: ha le illuminazioni sul “tetto” e ci sono segni di candelotti di dinamite. Intorno, altre postazioni già viste in passato. Inconsapevolmente il tunnel percorso ci ha portato verso la galleria del treno.
Poi ci siamo recati in un bunker proprio in linea d’aria sotto al santuario delle Grazie, chiesa a quanto pare occupata in tempo di guerra dai tedeschi: un corridoio scavato nel monte che porta a due grosse stanze, due grotte artificiali; numerosi i segni di scavi e crolli. Sotto al Santuario c’è tutto un complesso di tunnel interessanti».

Avete visto altri posti del Levante ligure? «Abbiamo tanti posti che vogliamo vedere, per ora della zona siamo stati nella Colonia di Rovegno (sopra Chiavari), nell’ex Colonia istituto Devoto (sul passo del Bocco) e le batterie di Punta Chiappa, un percorso molto bello». Alla prossima avventura!

Claudia Sanguineti

5 foto Sfoglia la gallery