L’ex direttore sanitario dell’Asl 4 Gaddo Flego a bordo dell’Open Arms

"Ho vissuto un’esperienza emotiva sia ascoltando le terribili storie dei migranti, sia per la capacità dell’equipaggio di garantire una certa serenità"

L’ex direttore sanitario dell’Asl 4 Gaddo Flego a bordo dell’Open Arms
Cronaca Chiavari - Lavagna, 04 Settembre 2019 ore 10:31

Anche un medico genovese a bordo della Open Arms con Mediterranean Hope, il Programma Rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. E’ il dottor Gaddo Flego, 55 anni, ex direttore sanitario Asl 4, ruolo che oggi riveste all’Ospedale Evangelico Internazionale di Genova.

Il personaggio

Nato il 20/12/1963 a Firenze, Flego è medico chirurgo, specialista in Igiene e Medicina preventiva. All’interno della Asl 4, dal 2015 è responsabile Nucleo Operativo di Controllo dell’appropriatezza delle Prestazioni, HTA e Governo Clinico.

Flego è salito sulla nave pochi giorni dopo Ferragosto. All’Ansa ha riferito della situazione critica che le persone stanno  ancora oggi vivendo, sull’imbarcazione di salvataggio dell’organizzazione non governativa catalana “Open Arms”:

“Lo spazio a bordo è diviso in due zone. Quello riservato agli uomini è limitatissimo, l’altro è occupato dalle donne. Le condizioni igieniche a bordo sono al limite, con i migranti che soffrono gravi situazioni fisiche e psicologiche. Ho vissuto un’esperienza emotiva sia ascoltando le terribili storie dei migranti, sia per la capacità dell’equipaggio di garantire una certa serenità, infondendo forza e speranza a persone stremate, ancora oggi in attesa di sbarco e senza certezze”.

All’interno della nave, erano presenti 131 profughi. Gli ultimi 83 migranti sono sbarcati a Lampedusa, nella notte tra martedì 20 e mercoledì 21 agosto.

Con la sua visita ha portato cibo e generi di prima necessità Un’occasione per vedere coi propri occhi una situazione drammatica:

“Parlando con il medico, l’infermiera di bordo, con lo psicologo di Emergency e con i mediatori linguistico-culturali, tutti mi hanno confermato che, nonostante i casi più gravi siano stati portati a terra, permane una situazione generalizzata di sofferenza sia fisica ma soprattutto psicologica che si traduce in una continua richiesta di supporto medico. La situazione è di estrema variabilità e ci sono momenti in cui il disagio esplode prepotente in attacchi di panico, pianti irrefrenabili e disperazione. Al di là delle considerazioni professionali salendo sulla Open Arms ho vissuto un’esperienza di forte impatto emotivo”.

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